Povertà e disuguaglianze allo specchio. Il rapporto Oxfam 2018
- 31 Gennaio 2018

Povertà e disuguaglianze allo specchio. Il rapporto Oxfam 2018

Scritto da Lorenzo Cattani

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Conclusioni sul rapporto Oxfam: che cosa si può fare?

Quando si parla di disuguaglianza e di come ridurla la soluzione, come afferma Atkinson, non può essere “Pareto efficiente”, l’ottimo paretiano si realizza quando l’allocazione delle risorse è tale che non è possibile apportare miglioramenti paretiani al sistema, cioè non si può migliorare la condizione di un soggetto senza peggiorare la condizione di un altro. Ridurre la disuguaglianza vuol dire che alcuni strati della società staranno peggio di prima: purtroppo limitare la disuguaglianza non comporta soluzioni “win-win”. Il rapporto Oxfam presenta alcune possibili soluzioni che partono tutte da un punto di partenza coerente con quanto detto, cioè che se si vuole fare un passo concreto per combattere la disuguaglianza bisogna necessariamente ridurre la ricchezza estrema. Da un lato bisogna che i governi smettano di perseguire la strada dei tagli fiscali e che inizino a privilegiare imposte che gravino di più sui ricchi, come ad esempio imposte sul patrimonio o sulle successioni, che limitino le rendite, dall’altro lato dovranno impegnarsi a ridisegnare la spesa pubblica in modo che da questa ne scaturiscano servizi più universali. Per quanto riguarda le imprese invece, bisognerebbe limitare i profitti degli azionisti e impedire che gli amministratori delegati percepiscano compensi pari al massimo a 20 volte di quelli dei dipendenti medi. Non va sottovalutato il ruolo della “massimizzazione del valore dell’azionista” perché negli ultimi anni è stata fonte di grande sperequazione nei guadagni delle aziende: basti pensare che in Vietnam, ad esempio, per migliorare le condizioni di vita di tutti i lavoratori del settore dell’abbigliamento in modo da portarli ad un livello salariale dignitoso servirebbero circa 2,2 miliardi di dollari all’anno, circa il 30% della somma che le cinque principali aziende del settore versano ai loro azionisti. Unitamente a questi provvedimenti il rapporto suggerisce di implementare soluzioni a favore dell’organizzazione dei lavoratori, fissando ad esempio standard giuridici che tutelino il diritto allo sciopero, e di eliminare il divario retributivo di genere[6].

Le proposte avanzate dal rapporto Oxfam sono in continuità con quanto prodotto finora dalla letteratura sulla disuguaglianza, tuttavia il vero problema sarà costruire consenso attorno a queste proposte. Purtroppo viviamo una fase in cui il Welfare State è stato limitato significativamente e in cui riforme fiscali e investimenti pubblici che garantiscano una crescita inclusiva sono tutt’altro che scontati. Il pregio del rapporto Oxfam è quello di presentare al lettore la condizione dei redditi più bassi, mostrando dei casi concreti in cui è possibile capire quanto sia urgente trovare una soluzione per ridurre la disuguaglianza. La cultura politica è necessariamente la sfera da cui non si potrà prescindere per far sì che queste idee si tramutino in azioni e riforme concrete.

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https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2018/01/Rapporto-Davos-2018.-Ricompensare-il-Lavoro-Non-la-Ricchezza.pdf

[1] Il grafico prende in considerazione il periodo dal 1999 al 2011, ma questo trend è rintracciabile anche per periodi di tempo più lunghi.

[2] Atkinson, A. (2015) Disuguaglianza: che cosa si può fare, Raffaello Cortina.

[3] Il paper può essere reperito gratuitamente al seguente link https://www.imf.org/en/Publications/Staff-Discussion-Notes/Issues/2016/12/31/Catalyst-for-Change-Empowering-Women-and-Tackling-Income-Inequality-43346

[4] Il documento da cui è stata estrapolata è What she makes: power and prosperity in the fashion industry, che può essere consultato al seguente link http://whatshemakes.oxfam.org.au/wp-content/uploads/2017/10/Living-Wage-Media-Report_WEB.pdf

[5] Joliffe, D. Prydz, E. (2016), Estimating international poverty lines from comparable national thresholds, Journal of Economic Inequality, 14, pp 185-98.

[6] Secondo un rapporto del McKinsey Global Institute, se le donne venissero trattate come gli uomini si potrebbe “liberare” una ricchezza aggiuntiva compresa fra i 12 e i 28 trilioni di dollari a livello mondiale.


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Scritto da
Lorenzo Cattani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna con una tesi su “Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania”. Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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