La riforma europea del copyright. Intervista a Brando Benifei

Brando Benifei - riforma europea copyright

Negli ultimi giorni si sono levate numerose proteste nei confronti della direttiva sulla riforma del copyright che viene discussa e votata oggi, giovedì 5 luglio 2018 al Parlamento Europeo. L’azione più clamorosa è stata quella intrapresa da Wikipedia, che ha oscurato tutte le sue pagine per sensibilizzare gli utenti sugli effetti e i rischi della riforma. Ma il provvedimento che viene discusso oggi ha in realtà un lungo iter, durante il quale si è sviluppato un dibattito articolato e una dialettica in merito. Per approfondire la questione abbiamo deciso di intervistare l’europarlamentare Brando Benifei del gruppo S&D, che ha dichiarato che voterà per non approvare la riforma e per riaprire la discussione in merito. Benifei già in passato aveva preso posizioni in favore della modifica di determinati punti della direttiva. In questa intervista vengono affrontati i principali punti critici della riforma e alcune delle questioni di fondo che essa solleva. L’intervista è a cura di Raffaele Danna e Francesco Rustichelli.


La direttiva sulla riforma del copyright è arrivata oggi al voto del Parlamento, accompagnata da una discussione sempre più accesa. Ad attirare le maggiori attenzioni sono due articoli, definiti dalla stampa – sotto alcuni aspetti impropriamente – link tax (articolo 11) e upload filter, o censorship machine, (articolo 13). Cosa prevedono questi due punti critici?

Brando Benifei: L’articolo 11 introduce sostanzialmente un’estensione dei diritti di proprietà intellettuale sulle news e sugli articoli linkati che allarga moltissimo il copyright, in una maniera che rende difficile continuare a immaginare una circolazione semplice come è stata fino ad oggi dei link agli articoli o degli snippet su Google News. L’approvazione dell’articolo 11 creerebbe inoltre un obbligo di licenza preventiva per poter linkare articoli protetti da diritto d’autore, peraltro non spiegando esattamente come si dovrebbe strutturare questo sistema di licenze, col rischio che ogni Paese si muova singolarmente in un clima molto vago e con un problema di incertezza legale. Ad oggi non esiste infatti nessun sistema del genere ed il rischio è che, banalmente, si limiti fortemente o si rinunci all’uso di link per evitare di incorrere in contenziosi legali oppure che siano solo le grandi realtà, Facebook o Google, a continuare ad usarli mentre realtà più piccole o startup che sfruttano aggregazioni di news siano costrette a rinunciarvi.

In Spagna, quando a livello nazionale è stato introdotto un regime simile, questa decisione ha portato alla chiusura di Google News. Per quanto riguarda l’aspetto della remunerazione degli autori, nei Paesi dove questa misura è stata applicata, come appunto in Spagna e in misura ridotta in Germania, ci sono dati che dimostrano come il modesto incremento di introiti percepito dagli editori non sia poi ricaduto sugli autori. Il rischio di un diritto di proprietà intellettuale allargato al diritto ancillare del link, non è quindi il divieto di usare collegamenti ipertestuale ma piuttosto quello di creare una sorta di tassazione implicita. Un ulteriore punto critico è quello delle salvaguardie che anche per soggetti non a scopo di lucro sono purtroppo molto labili ed è anche per questo che realtà come Wikipedia, all’apparenza esenti perché appunto non a fini commerciali, rischiano di essere pesantemente colpite a causa dell’incerta struttura legale.

L’articolo 13 è invece quello che pone il problema del filtraggio, introducendo un onere di controllo non successivo, com’è ora, ma preventivo, dei contenuti coperti da copyright, con meccanismi di filtraggio automatici. Si prefigura quindi uno scenario in cui “l’onere della prova” si è ribaltato. Non è più il titolare del copyright a dover dimostrare la violazione del suo diritto ma la verifica spetta, preventivamente, a chi pubblica ogni singolo contributo. In realtà le grandi piattaforme già hanno dei sistemi di filtraggio. Youtube ha un filtro molto sofisticato e costoso che poche altre realtà potrebbero permettersi, mentre l’estensione dell’articolo è molto vasta e soffre della difficoltà di distinguere concretamente tra internet e piattaforma, perché ogni volta che c’è un’azione dell’utente si può definire il contesto in cui avviene come piattaforma. Non è chiaro se una piattaforma si può escludere dalla necessità di un filtraggio. Algoritmi-filtro di questo tipo esistono già e sono diffusi sulle principali piattaforme ma presentano diverse criticità, a cominciare dal ristretto numero di realtà che ne controllano lo sviluppo, per non dire della dubbia affidabilità del loro funzionamento. I filtri che già esistono (ad esempio Youtube Content ID), non funzionano in maniera preventiva e sono abbinati ad un sistema di verifica umana nei casi incerti. Stando alla proposta di riforma si tratterebbe di introdurre filtri preventivi ed automatici. Il problema è che oggi non esiste un’intelligenza artificiale che abbia la capacità di distinguere se un contenuto è usato per fare una citazione o in chiave parodica, ed è difficile quindi immaginare un’azione che non sia in realtà di riduzione del contenuto pubblicato anche quando è legittimo, perché se una piattaforma, per quanto ricca e sofisticata e in grado di contare sui migliori sistemi, non vuole correre un rischio semplicemente non pubblica. Il discorso poi diventa ancora più grave per le realtà minori. Se c’è incertezza, cosa frequente per determinati usi o se ci sono eccezioni (ad esempio i meme, che sono stati anche oggetto di una animata discussione sui social), l’Articolo 13 rischia di risultare poco funzionale e di essere usato involontariamente, o magari volontariamente e con finalità politiche, per forme di censura.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Link tax e censorship machine

Pagina 2: I rischi della riforma secondo Brando Benifei

Pagina 3: I mutamenti del mondo della comunicazione


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Raffaele Danna è nato nel 1991. Laureato in Scienze Filosofiche al Collegio Superiore di Bologna. Al momento è PhD candidate in Storia presso l'Università di Cambridge, Pembroke College. Appassionato di meccanica, ciclismo e montagna, si interessa di storia economico-politca, Rinascimento e tecnologia. Francesco Rustichelli è nato a Carpi (MO), laureato in Storia nel 2015 presso l'Università di Bologna dove attualmente studia Scienze Storiche. Aspirante bibliofilo.

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