Recensione a: Luca Mercalli, Salire in montagna. Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale, Einaudi, Torino 2020, pp. 208, 17,50 euro (scheda libro)
Scritto da Roberta Lazzarini
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Sviluppo economico e progresso sono essenziali anche per l’economia delle nostre montagne, ma perché siano efficaci questi due obiettivi non devono essere perseguiti a qualunque costo. I danni potrebbero essere irreparabili. Soprattutto in montagna ogni progetto deve tenere presente alcuni imprescindibili principi che riguardano, oltre alla tutela del territorio e della natura, quella delle tradizioni locali. Ma nelle terre alte tutelare l’ambiente può significare sollecitare nuove forme di sviluppo sostenibile capace, per esempio, di creare anche quelle giuste premesse e condizioni per abitarle tutto l’anno. Oggi in tempo di pandemia tutti noi abbiamo modificato le nostre abitudini, il nostro modo di vivere, di lavorare e di rapportarci con gli altri. I più fortunati magari lavorano a distanza immersi nella natura forse utilizzando la casa della villeggiatura in ameni luoghi montani. Ci siamo resi conto quanto, in questo periodo difficile, la tecnologia sia in grado di abbattere le distanze e che, laddove fino a qualche decennio fa chi viveva isolato nei borghi montani solo per telefonare doveva scendere al bar del paese o nell’unica cabina con il telefono funzionante con i gettoni di rame, ora le riunioni, le lezioni, i corsi, si fanno via etere. E se le orme che gli animali lasciano sulla neve dopo nevicate abbondanti hanno una breve durata perché la pioggia o il sole ne sfumano i contorni fino a cancellarli, le tracce che ognuno di noi che decide di vivere la montagna, devono essere tracce rispettose. L’impronta sparisce, ma nessuno può davvero sapere quali sono gli effetti che causa. Che sia difficile vivere nelle terre alte, magari lontano da certe comodità, lo possiamo immaginare ma allora cosa spinge veramente a lasciare la città per andare a vivere sulle montagne? Si tratta di una azione e di una scelta ponderata o di una reazione a qualcosa?
Ho avuto la grande opportunità di parlarne direttamente con Luca Mercalli meteorologo, climatologo, divulgatore scientifico, accademico e anche ex alpino. Il suo ultimo libro Salire in montagna, edito da Einaudi, è molto più di un diario. È una testimonianza di vita vissuta, un insieme di consigli e di spunti per chi vuole seguire la sua esperienza ma è anche la storia di una avventura. Quella di chi ha deciso di migrare nelle Alpi Cozie e di ristrutturare una vecchia abitazione per viverci. Da anni Luca Mercalli è una voce molto autorevole e seguita su temi che riguardano ambiente e cambiamenti climatici. Nelle sue pagine la sua conoscenza scientifica si fonde in modo molto colto e garbato con quella del sapere di chi le montagne le conosce davvero. Il racconto è piacevole e abbondanti sono i riferimenti alle sue passioni letterarie che si fondono con le numerose tracce delle sue conoscenze storiche e antropologiche.
Come mai allora questa decisione di salire in un borgo alpino di poche case? «È stato il caldo opprimente unito all’inquinamento di una delle zone con la qualità peggiore di tutta l’Europa, la Pianura Padana, a spingermi a cercare una nuova vita in montagna». Gli effetti dei cambiamenti climatici sono ogni anno più evidenti: dobbiamo attrezzarci a vivere meglio. E racconta che inizialmente aveva pensato di trasferirsi nei luoghi quasi bucolici del Trentino o della Pusteria, dove sarebbe stato semplice insediarsi trovando magari una casa già pronta, con certi tipi di comfort, e dove l’equilibrio ambientale è buono e i servizi migliori e funzionali. Invece la scelta è caduta sulla terra più vicina ai luoghi dove è nato e dove lavora: il suo Piemonte e la prossimità con la sua Torino. «Era, comunque, una scelta dovuta. Sono di qui, le mie origini sono in queste vallate, a un’ora di macchina dal centro di Torino, dove ho lavorato, studiato e sciato». Quanto alla scelta sulla località Vazon scrive e mi spiega che è stata abbastanza casuale ed è avvenuta in occasione di una lezione che doveva tenere sul surriscaldamento del pianeta nel liceo di Oulx, proprio nelle Alpi Cozie. «Passeggiando con mia moglie per un sentiero veniamo attratti da una vecchia casa. Non ci facciamo caso ma lei è già lì che ci osserva salire. Chissà, forse attendeva da anni, forse non è altro che un caso, ma in quella penombra di una sera di marzo la grande casa di pietra spande su di noi un’aura impalpabile». Insomma quello che si potrebbe dire un “amore a prima vista” e dopo valutazioni, consultazioni, ripensamenti, fantasticherie e progetti cresce e matura la decisione di averla, di comprarla e ristrutturarla recuperando il più possibile. La narrazione si snoda sintetizzando racconti che nel libro entrano nel dettaglio con toni appassionati, a volte più accesi e talvolta quasi un po’ arrabbiati quando descrive i numerosi (e forse fin troppi) problemi burocratici di una legislazione farraginosa e ingarbugliata. Tempi infiniti scanditi anche dal meteo che impediva una prosecuzione dei lavori in inverno o al cadere della neve o delle frane. Molte spese e vere e proprie montagne di carta e documentazione da compilare, da vidimare, da consegnare, relazioni da preparare per avere tutte le necessarie autorizzazioni e certificazioni. «Spesso si ha l’impressione che questa burocrazia voglia spingere chiunque ad abbandonare ogni volontà di recuperare una vecchia casa a beneficio di chi magari spinge, anche con stratagemmi, per demolire e riscostruire tutto da cima a fondo».
La nostra chiacchierata diventa sempre più piacevole e sciolta. Ci scambiamo punti di vista e conoscenze legate anche ai nostri tempi passati (visto che siamo quasi coetanei) e confrontiamo i modi di vita e i paesaggi, io delle mie amate Dolomiti di Zoldo, della Val Badia e dell’Alta Pusteria e lui dei suoi luoghi, delle valli e dei suoi viaggi. Gli chiedo come sono le genti del luogo che ha scelto perché dalle mie parti, nelle mie montagne, noi cittadini siamo pur sempre “foresti” anche se puoi vantare qualche avo che ti ha trasmesso un cognome diffuso in certi luoghi alti. Dalle sue parti i cittadini sono i “Pataquin” ed è chiaro che quasi ovunque su per i monti, chi sale dalla città viene un po’ trattato con distacco o diffidenza come colui che viene a rompere certi equilibri, come se venisse a colonizzare anche se intende ristrutturare e portare a una vita nuova una casa rispettandone la storia, le tradizioni e la particolarità estetica. E parlando di genti di montagna inevitabilmente finiamo per parlare di Heimat vocabolo tedesco che non ha un corrispettivo nella lingua italiana, più che una parola è un concetto. Anni fa Pauly e Pia, i miei amici montanari di Sesto mi spiegarono che significa essere montagna, essere natura. Non solo patria quindi. Mercalli tuttavia sa spiegare con sfumature ancora più chiare cosa significa Heimat. Ne coglie la vera essenza, che si ritrova anche nelle pagine del suo libro, e che subito faccio anche mia. «È uno spazio omogeneo che non ha frontiere. Per me è tutto il territorio sopra la curva di livello di mille metri sul mare».
Ma allora ecco che diventare montanari può essere una scelta. Per Mercalli, come per me, un grande esempio di vita è stato Mario Rigoni Stern che oltre ad essere stato uno dei più intensi scrittori dell’Italia del dopoguerra, fra i pochi sopravvissuti alla ritirata di Russia del 1943, è autore di numerosi romanzi e racconti di testimonianza storica ambientati in montagna. Mi spiega che Mario Rigoni Stern nasce montanaro di prima classe sull’Altipiano di Asiago. «Io sono montanaro per scelta e nasco “montanaro di terza classe” in pianura. Prendo la patente di “montanaro di seconda classe” abitando per un quarto di secolo nella mia borgata pedemontana di Montecapretto tra Moncurt e Musinè in bassa Val di Susa e mi accingo ora a superare l’esame di “montanaro di prima classe” vivendo più tempo possibile a quota 1.650 in questa antica casa tra i larici che finalmente dopo anni di abbandono è tornata a nuova vita. Non sono però un cacciatore di vette, i miei quattromila si contano su un dito, sono un cercatore di conoscenza montana». Ecco perché Luca Mercalli si sente un po’ come un uomo della Resistenza. E non solo perché i luoghi vicini alla sua nuova casa sono stati i luoghi di chi ha fatto la nostra storia (come la grande Ada Gobetti, o Nuto Revelli partigiano, alpino e straordinario scrittore che ha dato voce ai “vinti” e, attraverso le loro storie, ha riportato all’attenzione un mondo dimenticato e abbandonato) ma perché salire in montagna oggi è proprio come diventare i “partigiani del XXI secolo”. «Durante la Resistenza chi fuggiva in montagna lo faceva per resistere non solo per scappare ma per riunirsi e riprogettare un nuovo futuro, uno Stato diverso. Oggi si fugge dai cambiamenti climatici per guardare gli effetti drammatici da un punto di vista privilegiato. E se durante la Seconda guerra mondiale chi saliva in alto lo faceva per vedere le colonne militari nazifasciste, oggi tra ghiacciai e fenomeni nevosi in montagna c’è tutto un mondo di sentinelle precoci sul riscaldamento globale». Ma chi va a vivere in montagna nelle zone non “blasonate” deve avere una grande motivazione. «Farsi partigiani è affrontare difficoltà; la sfida è portare nella mia montagna piemontese, nelle Alpi Occidentali forse un po’ “sfigate”, dal punto di vista dell’evoluzione sociale e della qualità della vita, cose che altrove – in Alto Adige, in Trentino – funzionano». Ma il vero problema per chi sale e vuole magari recuperare una vecchia casa è tutto sommato semplice: nulla è tagliato sulla misura della montagna. Pochi incentivi e tanto parlare. Tanti programmi, buone intenzioni ma poi il vuoto. «Nella ristrutturazione – chiarisce con fermezza – ho avuto esclusivamente il vantaggio dell’ecobonus, che però è uguale per tutti gli italiani. Ma queste non sono politiche speciali per la montagna. I bandi, invece, non tengono conto, ad esempio, della difficoltà di accedere alla terra, dell’estrema dispersione e parcellizzazione della proprietà in montagna».
Per chi ama davvero la montagna forse c’è più inclinazione a capire che dai suoi straordinari silenzi è veramente possibile far nascere visioni diverse di futuro. La bellezza della montagna è qualcosa di antico e di intimo ma anche di grandioso e ora sarebbe il giusto momento per farsi abbracciare da Lei perché Lei sa accogliere tutti coloro che ne sentono il richiamo. Anche perché non dimentichiamoci che la vera spina dorale del nostro Paese è proprio la montagna da Nord a Sud. Grazie Luca Mercalli per raccontarci con Salire in montagna la tua esperienza in modo così denso ed emozionante e per illuminarci questo sentiero, non affatto semplice ma possibile, che va percorso con consapevolezza, con i tempi giusti ma soprattutto con tanta determinazione e amore per la vita.