Appunti di storia della sicurezza sociale

sicurezza sociale

La sicurezza e la precarietà materiale sono stati da sempre oggetto d’indagine e di elaborazione, tanto pratica quanto teorica, delle comunità umane. In questo breve articolo cercherò di tratteggiare due casi storici di sistemi di sicurezza sociale posti in essere nell’Europa preindustriale. Nonostante siano diversi sia per periodo considerato che per area geografica di riferimento, permettono di condurre alcune riflessioni generali sul rapporto tra individui e comunità, e tra istituzioni e singoli, di fronte al tema dell’assicurazione sociale collettiva.

Consideriamo innanzitutto questo brevissimo passo:

«Troviamo che’ fanciulli e fanciulle che stavano a leggere del continuo da VIIIm in Xm. I garzoni che stavano ad apprendere l’abbaco e algorisimo in VI scuole da M in MCC. E quelli che stavano ad aprendere gramatica e loica in IIII grandi scuole da DL in DC»[1]

Questo estratto da Giovanni Villani, cronachista fiorentino, racconta dello stato della città nel 1338, una decina d’anni prima della peste. Ci dice che le scuole pubbliche di lettura rette dai doctores puerorum annoveravano un diecimila allievi, le scuole secondarie altri 1200 e che le quattro grandi istituzioni di logica e grammatica, avviamento allo Studium universitario, annoveravano circa 600 studenti. Nel 1421, con la grande riforma del catasto, più dell’80% delle dichiarazioni fiscali sono redatte di propria mano dal capofamiglia. L’esigenza dell’alfabetizzazione in queste repubbliche già altamente burocratizzate era notevole[2]; basta ricordare la complessità della procedura estimale della base imponibile della tassazione e dei prestiti forzosi, di cui Barbadoro ci dà un acconto ancora insuperato. Di fronte a questa necessità la risposta è eminentemente pubblica, con la strutturazione di un curriculum – sostenuto spesso dai bilanci delle corporazioni e degli istituti religiosi – condiviso e pressoché universale[3]. Peraltro, questa educazione viene condotta a spese degli insegnamenti più eminentemente umanistici, l’istruzione latina, che inizia nella seconda metà del Trecento a diventare il dominio incontestato del ceto magnatizio, sollevando voci preoccupate nelle magistrature mercantili, giacché l’istruzione classica era ancora fondamentale per poter disporre di potere e rilevanza politica. In altri testi si parla poi della rilevanza dello Studium fiorentino per la Repubblica, che già sul finire del Trecento è finanziato pressoché interamente nella sua gestione ordinaria dallo Stato: la didattica è lasciata alle corresponsioni private degli studenti, la ricerca, per così dire, è sotto l’egida del Comune, per garantire che dotti e sapienti vengano in Firenze.

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Indice dell’articolo

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Nato nel 1993 a Tolmezzo (UD). Ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi di Milano. Si interessa principalmente di storia economica e del pensiero economico, ma non disdegna di spaziare all'attualità.

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