Tassare Google? Note sulla web tax italiana

Web tax

Da molti anni si sente parlare della cosiddetta race to the bottom, la corsa verso il basso del costo del lavoro e della generosità dei programmi di welfare, in cui la forza degli Stati risulterebbe seriamente compromessa da una globalizzazione che modifica i rapporti di forza, permettendo ai fattori più mobili, specialmente i capitali, di spostarsi dove la tassazione è più bassa e scaricando quindi il peso di una maggiore pressione fiscale sul lavoro.

Allo stesso modo si è parlato anche di “integrazione negativa”: gli Stati non hanno più il controllo sui loro confini e le aziende sono libere di delocalizzare e spostare la produzione dove il costo del lavoro è più basso e di conseguenza il Welfare State sarebbe diventato insostenibile.

All’interno di questo discorso emerge particolarmente il ruolo delle aziende Over the Top ovvero quelle aziende che forniscono servizi tramite internet e che maturano profitti a livello globale non avendo la partita IVA del paese in cui commercializzano i propri prodotti. Compagnie come Google o Facebook e altre aziende che si occupano di commercio on-line sono tipici esempi di aziende Over the Top e la loro vicenda solleva un problema di grande rilevanza, che anche Mariana Mazzucato ha affrontato[1].

Si tratta cioè della creazione di sistemi “parassitici” fra pubblico e privato, che molto spesso portano lo Stato a non maturare guadagni diretti e nemmeno indiretti dalle attività delle aziende. L’autrice italo-americana discuteva queste tematiche alla luce del ruolo enorme che lo Stato ha avuto, per esempio tramite la creazione della Darpa[2], nel finanziare la ricerca che ha permesso la creazione di tecnologie che si sarebbero poi rivelate fondamentali per aziende quali Google o Apple.

Cosa possiamo dire però di quei paesi in cui lo Stato non ha avuto lo stesso ruolo per quelle aziende, ma che contribuisce in maniera attiva al successo economico delle stesse? Sono questi i temi al centro del dibattito sulla web tax, attualmente in discussione in Parlamento all’interno della legge di bilancio, che farebbe dell’Italia il primo paese a proporre uno strumento fiscale per drenare risorse da aziende che fino ad oggi sono state in grado di eludere il fisco.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: una corsa al ribasso?

Pagina 2: La web tax

Pagina 3: Conclusioni


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E’ laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna con una tesi su “Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania”. E’ ricercatore tirocinante presso l’Osservatorio della Legalità gestito da Comune di Forlì e Università di Bologna.

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