Storia delle acciaierie di Piombino: il Ciclo Integrale

ciclo integrale

Non è facile scrivere la storia di una grande fabbrica perché esistono tante storie quanti sono i punti di vista da cui la osserviamo. La fabbrica è infatti un sistema complesso che interessa la produzione, le dinamiche societarie, le mansioni operaie, le relazioni sindacali e quelle con il luogo che la ospita, sia inteso come società che come ecosistema. Scrivere di una fabbrica importante per il territorio nazionale come continuano ad essere le acciaierie di Piombino è quindi un compito mastodontico che comporta anni di studi e ricerca. Molto più umilmente la serie di articoli che ha inizio con questo contributo si prefigge di abbozzare alcuni elementi della storia dello stabilimento siderurgico, prendendo spunto e valorizzando quanto già scritto da Pier Luigi Panciatici in “La siderurgia a Piombino. Uno stabilimento e una città”, pubblicato da una casa editrice locale nella prima metà degli anni Novanta. Per un attore esterno allo stabilimento è essenziale comprendere i metodi di produzione dell’acciaio prima di avventurarsi nelle tematiche più prettamente storico-economiche. Il primo capitolo è quindi dedicato a ciò che ha sempre caratterizzato la fabbrica piombinese, ovvero la produzione a ciclo integrale.


Il Ciclo Integrale

Ecco la terra in permanente rivoluzione
ridotta imbelle sterile igienica
una unità di produzione
unità di produzione
tecnica d’acciaio
scienza armata cemento
Tabula Rasa Elettrificata
Giovanni Lindo Ferretti

da “Tabula Rasa Elettrificata (T.R.E.)” (1998)

L’attività siderurgica piombinese ha origini millenarie, quando il popolo etrusco comprese il valore del territorio come centro di lavorazione dei minerali ferrosi provenienti dall’isola d’Elba. Gli antichi forni fusori sono osservabili nell’incantevole cornice del golfo di Baratti, il quale ha rivelato una necropoli di grande valore archeologico sepolta sotto le scorie della lavorazione del ferro.

Il 1860 è l’anno di fondazione della moderna siderurgia piombinese, quando venne istituita la Magona d’Italia, la prima fabbrica italiana ad adottare la tecnologia Bessemer per ottenere l’acciaio dalla ghisa. Quell’esperienza ebbe vita breve, ma una costola societaria fondò la Ferriera Perseveranza nel 1865. La nuova fabbrica fu ampliata tramite l’introduzione di impianti come il forno Martin-Siemens, la cokeria e l’altoforno alimentato a coke, fino a trasformarsi nel primo stabilimento a ciclo integrale italiano nel 1909.

Il ciclo integrale fu favorito dalla facilità di reperimento delle materie prime che caratterizzava il territorio di Piombino grazie alla vicinanza dei traffici marittimi, delle miniere elbane e delle cave di calcare di Monte Calvi. Come dice la parola stessa, il ciclo integrale è infatti un processo produttivo atto a trasformare le materie prime come il carbone, il calcare e i minerali nel prodotto finale. La trasformazione si basa su due processi importanti, il primo è la riduzione chimica degli ossidi di ferro contenuti nel minerale in modo da produrre la ghisa, mentre il secondo è l’affinazione che permette di trasformare la ghisa in acciaio diminuendo la proporzione di carbonio contenuta nel metallo.

Gli anni che vanno dal 1865 al 1909 separano il percorso intrapreso dalla fabbrica piombinese rispetto alle acciaierie bresciane, dove al ciclo integrale furono preferiti i forni elettrici. In questo caso, l’acciaio è prodotto dal rottame attraverso un semplice processo di fusione. L’introduzione dei forni elettrici fu facilitata dalla reperibilità del rottame nell’area, data l’importante presenza di officine meccaniche. I forni elettrici possono essere utilizzati in fabbriche di medie dimensioni caratterizzate da costi di attivazione e di gestione minori rispetto al ciclo integrale, ma producono metalli di qualità più basse perché le impurezze del rottame si trasferiscono nel prodotto finale.

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Indice dell’articolo

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Classe 1986. Ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena. Ha studiato Scienze Economiche all'Università di Pisa e ha svolto il programma Erasmus all'Università di Graz. E' stato per 5 anni consigliere comunale PD nel comune di Campiglia Marittima.

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