Al-e Ahmad, un pensatore iraniano tra marxismo e tradizione
- 19 Giugno 2019

Al-e Ahmad, un pensatore iraniano tra marxismo e tradizione

Scritto da Giacomo Bogo

11 minuti di lettura

Jalal Al-e Ahmad (1923-1969) nacque in una famiglia di tradizione clericale, il padre infatti era un importante leader religioso a Teheran. Studiò alla facoltà di Lettere presso il Tehran Teachers College laureandosi nel 1946 in Letteratura persiana. Dopo la laurea divenne professore e insegnò per tutta la sua vita alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione.

Negli anni Quaranta si iscrisse al Partito comunista iraniano Tudeh, diventando una figura di riferimento del Comitato Centrale di Teheran. Negli anni Cinquanta si avvicinò alle posizioni politiche di Mossadeq e aderì al Movimento Fronte Nazionale, sostenendo la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, fatto che lo mise contro gli interessi occidentali ed in particolar modo contro quelli americani. Dopo il colpo di stato e la caduta di Mossadeq, in cui ebbe parte importante la CIA, fu costretto al silenzio.

La sua produzione letteraria comprende diverse traduzioni in persiano di autori francesi come Sartre e Camus e la traduzione dal francese de Il Giocatore di Dostoevskij. Il viaggio che lo portò alla Mecca nel 1964 ispirò il suo libro Khasi dar miqat, uscito dopo la sua opera più famosa Gharbzadegi, pubblicata clandestinamente nel 1961 e poi ufficialmente nel 1962. Al-e Ahmad divenne un maitre à penser per le generazioni successive degli intellettuali iraniani.

Al-e Ahmad intellettuali

In effetti, Al-e Ahmad si può definire come un pensatore marxista, anche se, come è noto, sui pensatori iraniani della prima metà del Novecento hanno esercitato una notevole influenza sia Heidegger, in particolare su Ahmad Fardid, sia Jünger. Di Heidegger è stato infatti recepito, fra l’altro, il concetto dei paesi occidentali come paesi in declino, negativamente intesi come le “terre del tramonto” in senso figurato. Al-e Ahmad partecipò alla traduzione del saggio Oltre la linea di Jünger, pubblicando la prima parte dell’opuscolo insieme a quella di Gharbzadegi, nella rivista Ketab-e Mah. Il concetto portante del saggio jüngeriano, la riflessione sul nichilismo che attanaglia l’Occidente, pare aver influenzato una certa visione pessimistica di Al-e Ahmad e la necessità di erigere non solo barriere interiori (Jünger), ma anche vere e proprie barriere culturali di fronte ad un declino sentito intimamente come ormai prossimo e forse inevitabile. Sarebbero interessanti ulteriori approfondimenti in tal senso, ossia la puntuale analisi dei rapporti di Al-e Ahmad con pensatori non marxisti, anche alla luce della sua varia e variegata produzione letteraria.

Tuttavia, il dato portante del pensiero di Al-e Ahmad rimane marxista. In in più possiamo ascrivere a suo merito che, nonostante la forte influenza esercitata da Marx e Gramsci, Al-e Ahmad è senza dubbio originale nell’elaborazione dei loro concetti, adattandoli alla società iraniana del tempo. Al-e Ahmad ha trasferito il concetto di alienazione dalla relazione operaio-capitalista (Marx) a quella dominato-dominante, dandone così una più ampia interpretazione politica.

Al-e Ahmad è molto critico con l’Occidente perché, a suo avviso, i paesi occidentali sono portatori di una vera e propria malattia: l’Occidentosi. Il termine Occidentosi è stato coniato per la prima volta dal filosofo iraniano Ahmad Fardid, fortemente influenzato dal pensiero heideggeriano da cui riprende molti aspetti tra i quali quello di declino spirituale e di “caduta dell’essere” dell’uomo. Fardid teme che la verità, caratteristica intrinseca delle società non occidentali, sia eclissata dalla realtà scientifica sviluppata dall’Occidente. In altre parole, percorrendo la storia dello sviluppo filosofico occidentale, gli antichi greci si focalizzarono sul mondo, i filosofi medioevali sul concetto metafisico di Dio e, successivamente, nell’era moderna sull’individuo; l’Oriente si è invece sempre preoccupato e focalizzato sulla vera e spirituale essenza dell’essere. Quindi la filosofia occidentale si è fortemente staccata da quella che è la cosiddetta “verità”, adagiandosi su concetti e ragionamenti superficiali. Nella visione di Fardid la storia è basata sulla lotta idolatria-impurità e sulla santità del divino. Ciò implica che il cosiddetto desiderio di agire come dio sia solamente un concetto occidentale e non appartenga, quindi, a quella iraniana. Voler agire e ragionare come Dio fa perdere di vista e aliena le società dalla sua vera essenza. Quanto appena esposto è una variante di quello che Heidegger aveva già postulato riguardo alla società occidentale. Heidegger afferma che la metafisica è venuta meno; tutto ciò che è stato fatto nel comprendere l’“essere” non ha che aumentato e rafforzato il potere sull’essere stesso. Il risultato è stato quello di alienare l’uomo dalla sua coscienza e sensibilità sostituendo la vita tradizionale con la necessità e volontà di dominare.

In questa elaborazione si collocano gli intellettuali di ritorno in Iran dopo gli studi in Occidente (definiti Occidentotici), essi sono, sebbene spesso inconsapevoli, agenti patogeni nella diffusione di questa peste: «I speak of “occidentosis” as of tuberculosis. But perhaps it is closely resembles an infestation of weevils» [1]. Il suo lavoro, Gharbzadegi, offre un interessante spunto per un confronto con Marx e Gramsci.

 

Gramsci e Al-e Ahmad

Gramsci ha approfondito nel suo pensiero il ruolo degli intellettuali, il concetto di egemonia e più in generale i modi complessi in cui il potere si esercita all’interno della società. Gli intellettuali possono essere o forza trainante delle classi sottomesse o estraniarsi dal contesto politico schierandosi a fianco della classe dominante, diventandone strumento. Secondo Gramsci, il concetto di egemonia ha un significato trasversale rispetto al potere economico e alla classe dominante, capace di imporre la sua ideologia alle altre “sottoclassi”. L’elaborazione teorica di Gramsci ha influenzato in maniera profonda molti intellettuali e pensatori politici, tra i quali Al-e Ahmad. In effetti il pensatore iraniano, dopo aver interiorizzato i concetti gramsciani di intellettuale, classi ed egemonia, li ha calati nella realtà iraniana del suo tempo, partendo dal rapporto fra gli stati occidentali dominanti e gli stati dominati.

Prendendo brevemente in considerazione l’opera postuma Dar khidamat va khiyanat-e rowshanfikran (Sul Servizio e il tradimento degli intellettuali), Al-e Ahmad a differenza di Gharbzaadegi fa riferimento diretto a Gramsci. Quest’opera è una ancora più dura critica nei confronti degli intellettuali iraniani arrivando a sostenere che il cambiamento, e quindi l’indipendenza, possa arrivare solamente dal dialogo clero-intellettuali (Rohanyat-Roshanfekran). Al-e Ahmad è stato molte volte considerato l’ideologo della rivoluzione islamica portata avanti da Khomeini. Interessante è come in Dar khidamat venga citato direttamente il noto discorso che Khomeini tenne il 27 ottobre 1964 e come sia esplicitamente affermato che il clero sciita sia l’unico elemento nella società iraniana che possa essere paragonato al concetto gramsciano di intellettuale organico[2] in lotta contro il regime dello Shah e contro gli USA che lo sostengono. In Dar khidamat la formazione dell’intellettuale, così come definita da Gramsci, è citata attraverso una traduzione franco-persiana di Manuchehr Hezarkhani.

A questo proposito è quindi fondamentale analizzare Gharbzadegi attraverso una lente gramsciana, sebbene il filoso italiano non sia esplicitamente citato. In Gharbzdegi gli Stati Occidentali impongono i propri valori culturali e le loro tradizioni sfruttando i cosiddetti “Occidentotici”. Questi sono intellettuali che considerano i valori occidentali come valori propri e di riferimento, mentre i tradizionali valori persiani sono considerati inadatti e soprattutto retrogradi. Secondo Al-e Ahmad: «the Occidentotic changes on the words and handouts of the West. He has nothing to do with what goes on in our little world»[3].

Per Gramsci l’egemonia ha sia una strategia politica sia culturale, ed è dall’unione di entrambe che le classi sottomesse possono aspirare, tramite un processo rivoluzionario, a conquistare il potere e realizzare i propri valori che si identificano con il Bene e con il Vero. Questo concetto è condiviso appieno da Al-e Ahmad: «To follow the West […] is the supreme manifestation of Occidentosis in our time. This is how Western industry plunder us, how it rules us, how it holds our destiny»[4]. Di conseguenza egemonia significa realizzare una volontà e una capacità comuni per abbattere la classe dominante e creare una nuova società politica e una nuova forma di stato. Questa nuova forma di Stato non è stata ancora realizzata e anzi Al-e Ahmad scrive «we were destined to see our politics, economy, and culture fall into the hands of the companies and the European states that protected them»[5].

Gli intellettuali

Sulla figura e il ruolo degli intellettuali Gramsci ne descrive due tipi: l’organico e il tradizionale. Gli “organici” sono strettamente legati alla loro classe sociale, sono coinvolti nell’azione costante di contestualizzazione e diffusione dei loro valori e guidano come “dirigenti” un processo politico e sociale finalizzato a conquistare il potere. I “tradizionalisti”, sebbene credano di essere super partes, sono in realtà l’espressione della classe dominante, che concepisce sé stessa come continuazione ininterrotta di egemonia nella storia e quindi indipendente dalla lotta di altri parti, maggioritarie, della popolazione.

La concezione di Occidentotici di Al-e Ahmad è, come indicato più sopra, strettamente legata alla nozione gramsciana di intellettuali tradizionali. Al loro ritorno, gli iraniani che avevano studiato all’estero occuparono posizioni importanti all’interno delle società accademica, nello Stato e nelle istituzioni private. Simili alla categoria di intellettuali tradizionali di Gramsci essi non avevano una coscienza di classe iraniana, ma erano diventati creatori di consenso a favore dell’Occidente. L’“Occidentosi”, come definita da Al-e Ahmad, è una malattia dell’intera società iraniana: gli intellettuali tradizionali sono colpevoli di diffondere e mantenere lo status quo che è diventato una vera piaga per l’Iran.

Per Al-e Ahmad la classe dominante è rappresentata dai paesi occidentali, e gli Occidentotici sono gli strumenti nelle mani di tali potenze occidentali. Gli Occidentotici pensano di essere indipendenti nelle loro azioni e decisioni e credono erroneamente di far parte della classe dominante, anzi di essere in quanto intellettuali addirittura super partes. Gli Occidentotici hanno perso la loro identità nazionale e si identificano con i valori occidentali, proprio come gli intellettuali tradizionali di Gramsci anch’essi illusoriamente super partes.

Al-e Ahmad considera le macchine e l’industrializzazione come un’imposizione dell’Occidente, mentre per gli Occidentotici sono riferimenti costanti per superare le tensioni esistenti all’interno della società iraniana. Tuttavia, la realtà è molto diversa in quanto gli Occidentotici non capiscono quali siano i veri valori e diventano l’espressione del “nulla” in relazione al loro paese e alla loro cultura.

 

Al-e Ahmad e Marx

«What Marx said is true today, that we have two worlds in conflict. But these two worlds stretch far vaster than in his time […]. Our age is one of two worlds: one producing and exporting machines, the other importing and consuming them and wearing them out»[6]. L’aspetto interessante è come Al-e Ahmad applichi il concetto marxista di lotta di classe all’Iran.

I paesi occidentali e, in particolare, gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, cercano di sfruttare il più possibile le risorse dei paesi poveri per ottenere il più alto livello possibile di produzione. Questo sfruttamento non include solo i beni materiali, ma anche la cultura e la popolazione stessa.  Secondo il concetto di “divisione del lavoro” di Marx, ogni lavoratore, essendo limitato ad una parte specifica della produzione, non è autorizzato a vedere l’intero processo di produzione e non ne comprende il fine.

Il pericolo dell’industrializzazione

Per Al-e Ahmad i paesi occidentali – inventori delle tecnologie e dei macchinari di produzione – non consentono ai paesi in via di sviluppo di entrare in possesso dell’intero processo. «So long as we are only buyers, only consumers, in the give and take of this world, there must be a maker and vendor who knows how to arrange the ins and outs of the business […]. From the standpoint of the economic interest of the makers of the machine – that is, from the standpoint of international economics – the longer it takes us to lay hold of the machine and technology, the better»[7]. Inoltre, i paesi occidentali possono facilmente dominare l’Iran perché anche parte della popolazione è corrotta, in particolare gli “Occidentotici”, «people with no more substance than ripples on the surface of the water»[8].

L’Alienazione

Un’ulteriore similitudine esiste tra il concetto marxista di alienazione e il concetto di melanconia di Al-e Ahmad. I tre diversi livelli di melanconia dovuti alla presenza opprimente occidentale – la grandiosità dell’uomo iraniano, la glorificazione del passato e la proposizione da parte del governo di nemici e problemi immaginari[9] – sono paragonabili ai tre livelli di alienazione di Marx. La malinconia secondo Al-e Ahmad nasce quando le persone riflettono sui tempi passati della grandiosità e dell’indipendenza, quindi «narcotizzare il popolo»[10].

L’affermazione di Marx: «Quello che è il prodotto del suo lavoro, non è egli stesso»[11] può essere usata per riferirsi a come gli autentici ideali iraniani di identità, cultura e tradizioni siano usati per distogliere l’attenzione dalla vera situazione di potere nel Paese. L’azione di potere e di dominio culturale si attua attraverso un costante riferimento e rinforzo dei temi della grandiosità passata del Paese di modo che pensando al “grande” passato imperiale la popolazione sia distolta costantemente dal riflettere sul presente della sua condizione. Colpevoli di questa situazione sono sia i Paesi occidentali e sia, soprattutto, gli Occidentotici.

Il legame della melancolia con i concetti di alienazione è evidente – ad esempio: «create a new imaginary enemy for the hapless people every day»[12] è lo scopo del terzo livello di “ricerca costante”. Un ulteriore affermazione di Marx: «quanti più oggetti l’operario produce, tanto meno ne può possedere e tanto più va a finire sotto la signoria del suo prodotto»[13] può essere paragonata alla tesi di Al-e Ahmad: più il popolo iraniano è immerso nella memoria del suo glorioso passato o la sua attenzione è focalizzata su questioni legate alla sua identità iraniana, più lontano è dall’essere coinvolto in ciò che sta realmente accadendo nel suo paese – «this melancholia serves to tap the ear».

Al-e Ahmad ha trasferito il concetto marxista di alienazione dal prodotto del lavoro in un contesto culturale e nell’identità sociale e tradizionale. Le categorie marxiste passano dall’essere semplici categorie economiche ad essere interpreti di uno stato d’animo, e dalla condizione di una sola classe sociale a quello di un intero paese: la relazione capitalista/lavoratore sale ad un livello più alto dove sono gli stati che si dividono i ruoli di capitalista e di lavoratore.

Il lavoro, secondo Marx, nell’era capitalista non ha più alcun rapporto con l’inclinazione personale o gli interessi collettivi dei lavoratori, «il lavoro produce per i ricchi cose meravigliose; ma per gli operai produce soltanto privazioni»[14]. Al-e Ahmad sostiene che la tecnologia portata dall’Occidente ha drammaticamente peggiorato la situazione in Iran «to respond to the machine’s call to urbanization, we uproot the people from the villages and send them to the city, where there’s neither work nor housing and shelter for them»[15].

 

Similitudini di pensiero in contesti diversi

È chiaro che la situazione dei due paesi (l’Iran di Al-e Ahmad e l’Italia di Gramsci) è profondamente diversa sia per quanto riguarda il contesto politico, sia per la struttura delle due società; tuttavia, è importante notare come l’influenza di Gramsci sia stata fondamentale nell’elaborazione del pensiero di Al-e Ahmad. Questo in un certo senso supera le diversità dovute sia al tempo di elaborazione, sia all’oggettiva differenza della società iraniana rispetto a quella italiana di Gramsci. Certo è che, pagato il debito con Gramsci, Al-e Ahamd ha il merito di aver elaborato una visione degli intellettuali iraniani di grande acutezza e sensibilità.

Gramsci illustra chiaramente l’errore concettuale commesso dagli “Occidentotici”, «l’errore dell’intellettuale consiste (nel credere) che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed essere appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l’oggetto del sapere) cioè che l’intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari […]. Non si fa politica-storica senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione»[16].

Il confronto tra Marx e Al-e Ahmad è molto interessante, perché due intellettuali di epoche, storia e cultura differenti sono arrivati alle stese conclusioni. Al-e Ahmad ha elaborato e poi adattato i concetti marxisti di alienazione e conflitto di classe alla società iraniana. L’alienazione, come già detto, è uno strumento utilizzato dalle classi dominanti per soggiogare e narcotizzare l’intera popolazione. La classe dominante o gli occidentali per Al-e Ahmad, che detengono i mezzi di produzione, cooptano e corrompono la classe dirigente, essa è un mero strumento di controllo e trasmissione di valori e tendenze culturali che influenzano profondamente la popolazione rendendola inconsapevole della sua reale condizione di vita.

Non vi è alcun conflitto militare tra dominanti e dominati, poiché l’attenzione si è spostata sulla creazione e il mantenimento di aspettative facilmente gestibili dal potere. l’obiettivo è alienare l’intera popolazione usare l’autorità degli intellettuali/occidentotici per diffondere, giustificare e avvalorare il sistema di potere in atto, dove gli Occidentotici sono solo e solamente uno strumento nelle mani del Potere.


[1] Al-e Ahmad, Jalal, Plagued From the West, traduzione di R. Campbell, Mirza Press Berkeley, Berkeley, 1983, p. 27.

[2] Sadeghi-Boroujerdi, Eskandar, Revolution and Its Discontents: Political Thought and Reform in Iran, Cambridge University Press, 2019, p. 166-67.

[3] Al-e Ahmad, Jalal, Plagued From the West, traduzione di R. Campbell, Mirza Press Berkeley, Berkeley, 1983, p. 97.

[4] Ivi, p. 62.

[5] Ivi, p. 56.

[6] Ivi, p. 28.

[7] Ivi, p. 82-83.

[8] Ivi, p. 73.

[9] Ivi, pp. 133-134.

[10] Ivi, p. 133.

[11] Marx, Karl, Manoscritti Economico-Filosofici del 1844, Introduzione e traduzione di N. Bobbio, Giulio Einaudi Editore, 1976, p. 72.

[12] Al-e Ahmad, Jalal, Plagued From the West, traduzione di R. Campbell, Mirza Press Berkeley, Berkeley, 1983, p. 134.

[13] Marx, Karl, Manoscritti Economico-Filosofici del 1844, Introduzione e traduzione di N. Bobbio, Giulio Einaudi Editore, 1976, p. 72.

[14] Marx, Karl, Manoscritti Economico-Filosofici del 1844, Introduzione e traduzione di N. Bobbio, Giulio Einaudi Editore, 1976, pp. 73-74).

[15] Al-e Ahmad, Jalal, Plagued From the West, traduzione di R. Campbell, Mirza Press Berkeley, Berkeley, 1983, p. 66.

[16] Gramsci, Antonio, Quaderni del Carcere, Edito da V. Gerratana, Giulio Einaudi Editore, 1977, p. 1505.


Bibliografia:

Al-e Ahmad, Jalal, Plagued From the West, traduzione di R. Campbell, Mirza Press Berkeley, Berkeley, 1983.

Gramsci, Antonio, Quaderni del Carcere, Edito da V. Gerratana, Giulio Einaudi Editore, 1977.

Hanson, Brad, The “Westoxication” of Iran: Depictions and Reactions of Behrangi, Al-e Ahmad, and Shariati, International Journal Middle East Studies, Cambridge University Press, 15, 1983, pp. 1-23.

Marx, Karl, Manoscritti Economico-Filosofici del 1844, Introduzione e traduzione di N. Bobbio, Giulio Einaudi Editore, 1976.

Sadeghi-Boroujerdi, Eskandar, Revolution and Its Discontents: Political Thought and Reform in Iran, Cambridge University Press, 2019.


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Scritto da
Giacomo Bogo

Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Genova. Successivamente ha ottenuto il Master in Modern Middle East Studies presso l'Università di Leiden. Attualmente frequenta il Master Double Degree in International Affairs presso l'Università di Bologna e la Johns Hopkins University sempre a Bologna.

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