Alain Supiot e la “Gouvernance par les nombres”: il ruolo dell’analisi giuridica nella società ultraliberale

Alain Supiot e la “Gouvernance par les nombres”: il ruolo dell’analisi giuridica nella società ultraliberale

L’opera di Alain Supiot è generalmente poco conosciuta in Italia, dove difatti la sua traduzione è alquanto limitata[1]. Questo è probabilmente dovuto – da un lato – alla difficoltà di far rientrare la sua “analisi giuridica” in una disciplina come la filosofia del diritto, che nelle facoltà di giurisprudenza italiane è spesso destinata a risolversi in una storia delle dottrine giuridiche o in una teoria dell’interpretazione e – dall’altro – alla resistenza intrinseca che un’analisi non giuridica del diritto positivo incontra in ambienti che hanno storicamente fatto della “purezza del diritto”[2] una nota di metodo.

Questo contributo si propone di esaminare la specificità dell’indagine del teorico francese e di illustrarla attraverso uno dei concetti cardine del suo pensiero, al centro di un corso tenuto al Collège de France tra il 2012 e il 2014: la Gouvernance par les nombres.

L’analisi giuridica come psicoanalisi sociale

Come anticipato, è utile sottolineare che l’analisi giuridica di Supiot, è – più propriamente – un’analisi non giuridica del diritto positivo. Il termine “giuridico” si riferisce infatti alternativamente all’oggetto o al metodo dell’indagine e mai a entrambi: si tratterà cioè di leggere un fenomeno sociale attraverso la lente del diritto positivo (come è esplicito dal titolo della cattedra al Collège de France “Etat social et mondialisation: analyse juridique des solidarités”) ovvero di partire dalla datità del diritto positivo per risalire alle origini di una qualche “patologia” sociale, in quella che – non a caso – assomiglia a una operazione psicoanalitica. Come infatti precisa lo stesso teorico in chiusura del corso:

“l’analisi giuridica non permette di raggiungere le profondità esplorate dalla psicanalisi, ma può comunque contribuire a identificare i movimenti di fondo all’opera in una società e a diagnosticare i mali che l’affliggono”[3]

Nelle intenzioni del giurista francese il diritto positivo è dunque un prodotto di un determinato contesto sociale e una attenta analisi dell’attività giuridica può essere indicativa delle patologie della psiche collettiva almeno quanto un’analisi dell’attività onirica lo è di quelle della psiche individuale. Con un notevole vantaggio: a differenza dell’attività onirica, quella giuridica è, in larga misura, controllabile.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Alain Supiot e l’analisi giuridica come psicoanalisi sociale

Pagina 2: La Gouvernance par les nombres 

Pagina 3: Supiot: Manifestazioni e pericoli della Gouvernance par les nombres


[1] Risultano tradotti in italiano solamente “Homo juridicus” (Mondadori, 2006) e “Lo spirito di Filadelfia” (Et. al. Edizioni, 2011)

[2] Per via di una interpretazione rigida (quando non erronea) della “Reine Rechtslehre” – “dottrina pura del diritto” – di Hans Kelsen.

[3] A. Supiot, La Gouvernance par les nombres – Cours au collège de France (2012-2014), Fayard 2015, pag. 407. Il testo raccoglie le lezioni del corso, in francese. Tutte le citazioni qui presenti sono quindi traduzioni libere dell’autore dell’articolo.


Crediti immagine: da Chris Liverani [CC0 Creative Commons], attraverso unsplash.com


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui 

Ex allievo di Scienze Mediche della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è attualmente studente in giurisprudenza italiana e francese tra l’Università di Firenze e l’Ecole de droit de la Sorbonne a Parigi. Appassionato di fotografia e teatro, si interessa principalmente di teoria politica, diritti e studi sulla globalizzazione.

Comments are closed.