“Altre Afriche. Racconti di paesi sempre più vicini” di Andrea de Georgio

de Georgio

Recensione a: Andrea de Georgio, Altre Afriche. Racconti di paesi sempre più vicini, Università Bocconi Editore, Milano 2017, pp. 160, 16 euro (scheda libro).


Già da diversi anni Andrea de Georgio – giornalista, documentarista, osservatore, scopritore di storie e cittadino bamakois acquisito –  non può essere considerato uno “sconosciuto” da chi si occupa di Africa Occidentale. L’autore di Altre Afriche rappresenta infatti una delle voci italiane più autorevoli e puntuali, nel raccontare con intelligenza e profondità gli eventi e i cambiamenti in atto in una delle regioni più complesse, affascinanti e dimenticate del pianeta. Tuttavia, non è solo questo. Per un’intera comunità di giovani ricercatori, cooperanti o “semplici” viaggiatori italiani che si avventurano in Mali e nell’ex Afrique Occidentale Française, tra cui chi scrive, de Georgio è ormai una guida e un punto di riferimento capace di condividere con gli altri la passione per quella che ha scelto essere la sua seconda casa. L’intelligenza e l’impegno sincero di de Georgio emergono chiaramente ad ogni pagina, andando a comporre un testo che, scritto in maniera scorrevole e accessibile, riesce a trattare temi complessi, spesso dolorosi, e sicuramente necessari.

Fin dalle prime righe di Altre Afriche, l’autore rende esplicita la propria dichiarazione di intenti, indicando l’arduo compito che si prefissa di svolgere: «Cercando di approfondire lo sguardo oltre il binocolo miope che vede solo terrorismo e migrazioni, questo libro si propone come principale obiettivo la decostruzione di alcuni pregiudizi e dicotomie quali centro-periferie, globale-locale, noi-loro» (p.2). Due sono le tesi attraverso cui de Georgio sviluppa questo punto. Da un lato, vuole dimostrare che l’Africa non rappresenta un altrove insolito e distante, i cui eventi possono costituire ai nostri occhi poco più che esotiche curiosità. Dall’altro, cerca di mostrarci come il nostro presente e (soprattutto) il nostro avvenire siano ormai parte di un’unica storia e di un unico percorso, pienamente condivisi con i popoli e gli stati situati nelle terre a sud del Mar Mediterraneo.

Altre Afriche si presenta come un lavoro che è contemporaneamente un reportage, un diario di viaggio e una raccolta di racconti brevi. Tanto per la sua struttura che per le sue scelte stilistiche e narrative, è difficile immaginare che de Georgio non sia stato almeno in parte ispirato da un altro viaggiatore ed osservatore del mondo, recentemente scomparso. Scriveva infatti Ryszard Kapuściński all’inizio del suo più bel libro dedicato all’Africa: «Questo libro non parla dell’Africa, ma di alcune persone che vi abitano e che vi ho incontrato, del tempo che abbiamo trascorso insieme. L’Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere. È un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo».[1]

Proprio come il grande giornalista polacco, anche de Georgio sceglie di raccontarci dei grandi temi geopolitici e geoeconomici che interessano l’Africa contemporanea, facendoceli conoscere attraverso il prisma delle persone “comuni” incontrate durante i suoi viaggi, straordinari protagonisti di un quotidiano che ci appare al contempo così diverso e totalmente famigliare. E proprio come Kapuściński, Andrea non pretende di parlarci dell’Africa – che, «a parte la sua denominazione geografica, in realtà […] non esiste»[2] –  ma di quei luoghi e di quelle persone, che nel corso dei sei anni passati sul continente ha imparato a conoscere. Cinque capitoli per cinque paesi – Senegal, Mali, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Niger – ognuno raccontato seguendo una giornata di un suo abitante, mentre l’autore si nasconde e diviene quasi solo voce narrante ed osservatore privilegiato – che si paleserà solo in occasione di un breve dialogo con la proprietaria di un albergo di Abidjan.

Attraverso questo stratagemma, de Georgio riesce a collegare e tenere assieme quelli che a livello accademico verrebbero chiamati i diversi “livelli di analisi”, mostrando come le dinamiche della politica internazionale penetrino in profondità nella vita degli africani. Dal Senegal al Niger, i rapporti di forza vigenti nel sistema internazionale vengono vissuti direttamente sulla pelle delle persone: dalla moneta usata per fare acquisti, passando per i gusti alimentari e giungendo fino ai canoni estetici, il sistema coloniale prima e il mondo globalizzato poi, hanno ridefinito usi, costumi e pratiche dei popoli del continente. Al tempo stesso, in un sistema caratterizzato dall’interdipendenza complessa, le iniziative dei contadini burkinabé, così come la rabbia accumulata dalla gioventù sahariana, sono in grado di influire sull’agenda delle grandi potenze mondiali, facendo battere in ritirata le grandi multinazionali, o provocando la militarizzazione del più vasto deserto del mondo.

L’esistenza di questo rapporto biunivoco, che prescinde dalle distanze geografiche e rimette in discussione il concetto stesso di frontiere, costituisce il fulcro dei ragionamenti alla base di questo libro. Da un lato il “mondo”, ovvero tanto i paesi più potenti e impegnati in una nuova “corsa all’Africa”, che i rappresentanti dei grandi interessi economici, stanno determinando il presente e il futuro del continente. Dall’altro lato, l’Africa non solo è già parte integrante del sistema-mondo, ma il suo avvenire sarà sempre di più anche il nostro. 

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Alla scoperta di Altre Afriche, in viaggio con Ryszard

Pagina 2:  L’Africa è il nostro specchio

Pagina 3: L’Africa è il nostro futuro


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Nato a Bologna, dopo aver conseguito il dottorato in Scienze Politiche presso la Scuola Normale Superiore (sede di Firenze), è attualmente assegnista di ricerca in Relazioni Internazionali presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. Si occupa principalmente di conflitto e sicurezza in Sahel, e delle politiche estere occidentali nell’area.

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