“Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste” di Cristina Battocletti

Bobi Bazlen

Recensione a: Cristina Battocletti, Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste, La nave di Teseo, Milano 2017, pp. 392, 19.50 euro (scheda libro).


Bobi Bazlen aveva la rara qualità di intuire quali erano i grandi libri senza i quali l’umanità sarebbe stata un po’ più sola

Roberto Bazlen, noto anche come Bobi Bazlen, è stato uno dei personaggi più influenti della cultura italiana del Novecento. Le sue radici affondano nella Trieste austroungarica dei primi decenni del secolo scorso, stazione sismografica dei terremoti spirituali che si apprestavano a sconvolgere il mondo, un modello dell’eterogeneità e della contraddittorietà di tutta la civiltà moderna, come scrivono Claudio Magris e Angelo Ara[1].

Solo in una città come Trieste, ponte che collega le inquietudini della letteratura mitteleuropea con la solarità mediterranea, poteva fiorire uno spirito libero come Bazlen, nomade enigmatico e geniale, sconosciuto ai più eppure tassello fondamentale del mosaico culturale italiano: fu Bazlen, tre anni prima di morire, a fondare nel 1962 assieme a Luciano Foà la casa editrice Adelphi. Fu sempre Bazlen, in una vita passata come consulente delle maggiori case editrici italiane – tra le quali Einaudi-, a scoprire Italo Svevo e a promuovere la pubblicazione in Italia della letteratura mitteleuropea, tra cui Franz Kafka e Robert Musil. Chi era dunque questo vorace lettore, orecchio infallibile capace di sentire nelle pagine dei libri il suono giusto? Chi era Bobi Bazlen?

Cristina Battocletti, giornalista e scrittrice, ripercorre la vita di Roberto Bazlen in una biografia appassionata, resa accattivante dal taglio narrativo e dalla prosa elegante. La Battocletti va oltre l’alone misterioso che da sempre circonda la figura dell’intellettuale triestino: attraverso uno studio approfondito durato anni, tra archivi e epistolari inediti, dà corpo e forma a quello che prima era un fantasma della cultura italiana novecentesca.

La penna della giornalista viaggia tra le amicizie e le relazioni di Bazlen, scruta a fondo la sua genialità ma anche la sua fragilità, senza mai dimenticare l’ombra di Trieste, loco natio dal quale Bobi sentirà l’esigenza di fuggire per non farci più ritorno, o quasi. Il risultato è un ritratto compiuto dell’editore triestino, un Musil senza l’urgenza di scrivere Der Mann ohne Eigenschaften, come direbbero Magris e Ara[2].

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: Biografia di un irregolare

Pagina 3: Il lascito culturale di Bobi Bazlen


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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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