Catalogna: autonomismo e secessione nel quadro costituzionale spagnolo

Catalogna

I recenti eventi in Catalogna e la crisi che ne è seguita non hanno trovato risoluzione nemmeno col nuovo voto regionale del 21 dicembre. Una delle regioni più ricche della penisola iberica, continua a vivere una crisi politica e istituzionale i cui esiti restano difficili da prevedere. La successione degli eventi dopo la celebrazione del referendum del primo ottobre, culminata nella dichiarazione di indipendenza del 27 ottobre e nel conseguente commissariamento della comunità, ha dato luogo a una situazione senza precedenti in gran parte dell’Europa occidentale che merita di essere analizzata in maniera approfondita. Questo articolo esamina i nodi del conflitto tra la Catalogna e Madrid e il quadro costituzionale spagnolo. 


Il referendum, dal gerundio latino refero, viene spesso usato al posto del plebiscito come strumento di democrazia diretta qualora il governo voglia modificare la Costituzione (o parte di essa), o le regioni vogliono una diversa composizione territoriale.

Il primo ottobre la Catalogna si è trovata al centro dello scenario politico europeo con il suo referendum per la secessione dallo Stato spagnolo. Il quesito referendario catalano recitava: «Volete che la Catalogna sia uno Stato indipendente in forma di repubblica?», e leggendolo con attenzione emerge chiaramente la richiesta di una secessione territoriale dalla Spagna, andando contro l’art. 145 comma 1 della Costituzione. L’impulso indipendentista catalano nasce dall’approvazione del nuovo statuto di Autonomia della Catalogna (legge organica n. 6 del 19 luglio 2006), concordato con il governo Zapatero[1].

Le regioni spagnole, dette Comunità Autonome, sono dotate di uno Statuto proprio (il quale deve conformarsi alla Costituzione spagnola), un proprio Parlamento e godono di piena autonomia in una vasta area di materie, quali l’assistenza sociale, l’istruzione, la regolamentazione dei mercati, la tutela ambientale[2]. Inoltre la Catalogna ha bandiera ed inno propri, oltre alla lingua parlata da tutti i dipendenti pubblici e usata nei documenti ufficiali[3].

Dunque la Catalogna non avrebbe dovuto avere alcun motivo di indire un referendum secessionista, andando contro i princìpi costituzionali di unità nazionale sanciti negli articoli 2 e 145 comma 1 della Costituzione spagnola. Infatti l’articolo 145 comma 1 della Costituzione spagnola non ammette «in nessun caso» la federazione delle Comunità Autonome, mentre l’articolo 2 sancisce che «La Costituzione si basa sulla indissolubile unità della Nazione spagnola, patria comune e indivisibile di tutti gli spagnoli, e riconosce e garantisce il diritto all’autonomia delle nazionalità e delle regioni che la compongono e la solidarietà fra tutte le medesime»[4]. Quindi un referendum che ha come oggetto principale la secessione territoriale sarebbe da considerarsi illegittimo. La secessione, dal latino secessio, indica una separazione di un gruppo di persone dalla collettività; in ambito politico avviene quando un gruppo che rappresenta in maniera minoritaria una parte di un Paese o di un gruppo sociale vuole separarsi dallo Stato unitario oppure unirsi ad un altro[5].

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Catalogna: un referendum per la secessione

Pagina 2: Il conflitto tra la Catalogna e Madrid

Pagina 3: Conclusioni


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Classe 1990, vive a Rivoli. Laureata in Scienze del Governo presso l’Università degli studi di Torino con la tesi di ricerca intitolata: “Sistemi elettorali e democrazia. Il dibattito italiano”.

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