Cittadinanza digitale. Ridurre i divari e formare le competenze
- 20 Dicembre 2021

Cittadinanza digitale. Ridurre i divari e formare le competenze

Scritto da Assuntela Messina

5 minuti di lettura

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la digitalizzazione è un elemento fondamentale, comparendo sia come asse strategico dell’intero Piano sia come cardine della Missione 1. La situazione di partenza nel nostro Paese è però segnata da ritardi e divari. In questo contributo Assuntela Messina, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, riflette sulla necessità di far sì che la transizione digitale divenga uno strumento di inclusione e di partecipazione democratica e non una fonte di nuove disuguaglianze.

Assuntela Messina


Il 27% delle risorse del PNRR sono dedicate alla transizione digitale, quasi 41 miliardi. È un investimento massiccio, ma al tempo stesso il Piano riconosce che come Paese abbiamo un problema di alfabetizzazione digitale, che può compromettere l’accesso ai nuovi servizi digitali. Il primo problema da affrontare è quindi quello dell’alfabetizzazione digitale dei cittadini. Per non rimanere incompiuta la trasformazione digitale della società deve essere inclusiva. Portare a termine un processo tanto complesso come questo senza aver cura di abilitare i cittadini a vivere e lavorare in questa nuova dimensione significherebbe non solo che non saremo stati in grado di raggiungere gli obiettivi che ci poniamo, ma con ogni probabilità contribuiremmo ad acuire quelle disuguaglianze e quelle ingiustizie che oggi intendiamo contrastare e ridurre. Ecco perché il tema delle competenze è centrale, come è centrale il ruolo del cittadino, che sia studente, lavoratore o pensionato, disegnato dalla nostra strategia di transizione digitale.

Il nostro Paese, salvo alcuni buoni progressi registrati durante la pandemia, soffre di un divario con gli altri partner europei in termini di competenze dei cittadini. Il DESI 2020 (l’Indice di Digitalizzazione dell’Economia e della Società, per monitorare progressi e lacune nel processo di digitalizzazione compiuto dagli Stati membri dell’Unione Europea) mette in luce una situazione preoccupante: l’Italia è all’ultimo posto per competenze digitali in Europa e ciò vuole semplicemente dire che, allo stato attuale, il capitale umano non è al passo con il progresso digitale. Un dato restituito anche dal fatto che il numero di laureati nel settore ICT è di molto al di sotto della media UE e la carenza di personale qualificato si riflette anche nel limitato utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali.

È chiaro dunque che la transizione debba partire da qui. E, infatti, uno degli obiettivi principali è quello di colmare il gap di competenze digitali, con almeno il 70% della popolazione che sia digitalmente abile entro il 2026.

Italia digitale 2026, la Strategia Nazionale Competenze Digitali e il PNRR sono strumenti di indirizzo importanti che ci aiutano a fissare obiettivi chiari e porre in essere azioni volte al loro raggiungimento. Aumentare le competenze digitali azzerando il divario di genere, di base e avanzate, incrementare il numero di laureati ICT (soprattutto puntando su una maggiore presenza femminile), aiutare le PMI a utilizzare la tecnologia, i Big Data, il cloud, aumentare la quota di popolazione che utilizza servizi digitali pubblici (includendovi le fasce meno giovani), sono alcuni dei propositi più importanti che ci poniamo.

Lo scopo è dare a tutti le stesse opportunità, garantire un sostegno robusto e pervasivo al compimento del percorso di alfabetizzazione digitale. In questo ambito il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nel suo complesso prevede diverse linee di azione, tra loro sinergiche, che coprono tutti gli snodi del percorso educativo. Gli interventi mirano a supportare le fasce della popolazione a maggior rischio di subire le conseguenze del digital divide. Oltre alle misure più tradizionali fornite dalle piattaforme educative, di istruzione e di supporto all’inserimento nel mondo del lavoro, con il PNRR si vogliono rafforzare le esperienze di facilitazione digitale sul territorio e il Servizio Civile Digitale, attraverso cui i giovani saranno adeguatamente formati ad operare sul territorio per accogliere e guidare coloro che hanno bisogno di supporto nell’utilizzo delle tecnologie. Circa 3 milioni di cittadini potranno così acquisire competenze digitali di base.

Un altro grande aiuto arriverà da Repubblica Digitale, l’iniziativa strategica nazionale che ha l’obiettivo di combattere il divario digitale culturale presente nella popolazione italiana, sostenere la massima inclusione digitale e favorire l’educazione sulle tecnologie del futuro.

Repubblica Digitale si rivolge ai cittadini, alla Pubblica Amministrazione e alle imprese. L’intento è chiaro: per quanto riguarda i cittadini, ridurre il digital divide e sviluppare le competenze chiave per una nuova forma di cittadinanza attiva e una più inclusiva partecipazione democratica, a cominciare dall’istruzione e dalla formazione scolastica; nella pubblica amministrazione, bisogna agire per l’acquisizione delle competenze digitali e delle competenze chiave da parte del personale ai vari livelli dell’amministrazione e nei diversi ruoli, in modo da accompagnare le pubbliche amministrazioni nel percorso di trasformazione digitale; per le imprese, invece, portare l’acquisizione delle competenze digitali e delle competenze chiave da parte del personale a tutti i livelli e sui diversi settori, in modo da supportare la crescita delle aziende, anche attraverso lo sviluppo di nuove figure professionali e, in particolare per il settore ICT, anche attraverso la realizzazione di percorsi integrati tra scuola, università, ricerca e imprese.

Infatti, quando pensiamo alla transizione digitale, pensiamo soprattutto a un’opportunità per lavoratori e imprese. Ma esiste anche un tema di ‘cittadinanza digitale’.

La transizione digitale è un’occasione di crescita e di sviluppo per il nostro Paese, soprattutto nell’ottica di dare ai giovani e alle generazioni che verranno un sistema più equo e moderno, capace di premiare le competenze e il merito. Come detto in precedenza non potremo parlare di transizione compiuta senza che questo processo coinvolga le persone.

Nel nostro Paese c’è un significativo divario digitale, tra generi, tra territori, tra generazioni. In una società sempre più proiettata verso l’utilizzo di tecnologie e digitale, l’accesso a una rete internet che garantisca adeguate prestazioni non è più un fattore secondario. Una barriera, in tal senso, si traduce immediatamente nell’esclusione dalla vita economica, sociale e culturale di una comunità.

L’effetto del divario, dunque, crea disuguaglianze tra chi possiede e chi non possiede strumenti adeguati per potersi connettere, ma anche tra chi possiede e non possiede competenze digitali adeguate per utilizzare dispositivi digitali.

Conosciamo tre tipi di barriere di accesso da abbattere per rimuovere il divario digitale. La prima è quella dell’accesso fisico agli strumenti digitali, quali computer e smartphone. La seconda riguarda l’accesso finanziario ai dispositivi ICT, al traffico dati e alle applicazioni. Infine, vi è la barriera di accesso socio-demografico, secondo la quale determinate caratteristiche socio-demografiche, come il reddito e i livelli di istruzione, favoriscono o limitano l’accesso ai dispositivi digitali.

Bisogna dunque agire su tre fronti: come detto prima quello delle competenze; in secondo luogo quello delle infrastrutture abilitanti; infine quello degli strumenti.

La priorità assoluta del PNRR è creare le condizioni per ridurre il digital divide. Una di queste riguarda appunto i territori. È una condizione ineludibile, infatti, garantire una connessione stabile e veloce su tutto il territorio nazionale attraverso la realizzazione delle infrastrutture necessarie: cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche, scuole e presidi sanitari devono essere connessi ad alte prestazioni entro il 2026. Un fattore imprescindibile e abilitante per far sì che la transizione si compia ovunque in maniera omogenea, a partire dalla copertura delle cosiddette aree a fallimento di mercato, che è una delle urgenze dell’agenda di questo Governo.

L’altra faccia della medaglia è la dotazione di strumenti utili a partecipare alla vita in rete e coglierne le opportunità. Per quanto riguarda le famiglie, sarà necessario approfondire l’efficacia del bonus varato l’estate scorsa per l’acquisto di PC, tablet e abbonamenti internet ed eventualmente correggerlo per ottenere migliori risultati. Le imprese, invece, potranno contare su Transizione 4.0 e tanti altri strumenti di agevolazione che garantiscono ampi incentivi agli investimenti in innovazione tecnologica, per l’acquisto di beni strumentali e per la formazione dei dipendenti.

Il digitale, come sentiamo spesso dire, è una grande opportunità individuale e collettiva. Può accompagnare lo sviluppo professionale di una persona, tanto quanto le capacità di crescita economica del sistema economico di un Paese. Ma può anche voler dire, se ‘pensata per pochi’, aumentare i divari economici e sociali esistenti ed essere un ulteriore strumento di esclusione delle persone, esacerbando le condizioni di disuguaglianza esistenti. È chiaro che la mancanza di strumenti e di competenze, nel mondo odierno, diventa irrimediabilmente un motivo di esclusione dai vantaggi della società digitale, con danni socio- economici e culturali evidenti per chi ne è colpito e sempre maggiori col crescere dell’importanza del digitale.

Per concludere, la questione dell’accesso a Internet, della connessione come diritto, è in fin dei conti un tema che le nostre democrazie devono porsi molto seriamente. La transizione digitale deve colmare e non aumentare le disuguaglianze. Il digitale dev’essere uno strumento di inclusione e non di esclusione.

Scritto da
Assuntela Messina

Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale. Senatrice, è Componente della Commissione Ambiente, nella quale ricopre la carica di Segretario, della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti umani e della Commissione parlamentare Antimafia. È stata inoltre Presidente dell’Assemblea regionale del Partico Democratico pugliese. Ha conseguito il Dottorato in Italianistica all’Università La Sapienza di Roma.

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