“Crepe nel sistema. La frantumazione dell’economia globale” di Fabrizio Saccomanni
- 29 Gennaio 2019

“Crepe nel sistema. La frantumazione dell’economia globale” di Fabrizio Saccomanni

Scritto da Luca Picotti

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Stai Uniti, Cina ed Europa: egoismo nazionale o cooperazione?

In questo contesto si muovono i principali attori della scena politica globale, incapaci per mancanza di volontà politica di perseguire obiettivi comuni per la stabilità finanziaria ed economica mondiale – anche sociale e ambientale, verrebbe da aggiungere. In primo luogo gli Stati Uniti, spinti da Trump al di fuori di regole e istituzioni internazionali, nell’ottica di una strategia basata su una serie di confronti bilaterali in cui agitare i muscoli. In secondo luogo la Cina, impegnata sotto la guida del presidente Xi Jinping in una crescita economica di lungo periodo, attraverso forti investimenti in infrastrutture e nel campo dell’intelligenza artificiale, per allargare il proprio raggio di influenza ed esercitare la propria supremazia. Infine, smarrita in mezzo a questa dialettica muscolare tra le due grandi superpotenze, l’Europa: «Quanto prima l’Europa capirà che in questa severa contesa essa sarà soccombente se non riesce a realizzare un’Unione politica, tanto meglio sarà. Allora potrà gestire non solo la propria economia e la propria moneta, ma anche la propria difesa, la propria politica estera e il proprio ruolo sulla scena globale». (p.10).

In particolare, l’Europa in quest’epoca di frantumazione globale rappresenta per antonomasia le difficoltà cui vanno incontro gli Stati se non abbandonano l’egoismo nazionale: dalla discrasia tra una politica monetaria comunitaria e una fiscale nazionale, al mancato completamento dell’Unione bancaria, passando infine per i nodi insoluti della Brexit, l’Europa rischia secondo Saccomanni di rimanere nella marginalità, al ruolo di periferia dell’Impero.

Inoltre l’Autore evidenzia, sempre per quanto concerne l’organizzazione dell’Unione europea, la mancanza di politiche anticicliche per affrontare i periodi di crisi: «L’UE non dispone al momento di un’efficace struttura di politiche anticicliche per affrontare una prolungata fase di stagnazione e deflazione. La politica monetaria può ovviamente svolgere un ruolo nel sostenere l’attività economica, ma la BCE ha costantemente messo in guardia gli stati membri sui limiti della politica monetaria nel far fronte a squilibri strutturali e ha apertamente raccomandato che la politica monetaria venga sostenuta da politiche di bilancio coerenti e da riforme strutturali a livello nazionale». (p.100). Secondo Saccomanni, si è troppo agito sul lato delle politiche dell’offerta, quando bisognerebbe occuparsi anche di politiche sulla domanda, lavorando innanzitutto sugli investimenti, calati in media del 15 per cento dal picco del 2007, con decrementi maggiori nei paesi dell’Europa meridionale. (p.109).

Il volume affronta nel dettaglio numerosi aspetti riguardanti le istituzioni sovranazionali ed europee, dall’FMI alla Banca Mondiale, dall’OMC al MES europeo. Dinanzi alle sfide che si delineano all’orizzonte, gli elementi fondamentali di una possibile strategia sono stati da tempo teorizzati nei dibattiti post-crisi senza però essere attuati. In sintesi, secondo Saccomanni, per debellare le crepe più profonde del sistema globale la strategia dovrebbe realizzare: «un coordinamento delle politiche macroeconomiche da utilizzare in funzione anticiclica e un ampio programma di investimenti in tecnologie innovative e infrastrutture, mirato a migliorare il potenziale di crescita delle economie e cofinanziato dalle organizzazioni internazionali e da investitori privati; un rafforzamento del sistema multilaterale del commercio per contrastare le pressioni protezionistiche; un rafforzamento della rete di sicurezza finanziaria globale, incrementandone le risorse mobilizzabili e coordinando le regole di “ingaggio” ». (p.60).

Le conclusioni di Saccomanni

In poche parole, l’economista auspica, al netto delle varie sfumature e dei dettagli che in questa sede è impossibile trattare, una nuova Bretton Woods, caratterizzata da un sistema commerciale multilaterale aperto, da un sistema di regolamentazione finanziaria concordato a livello internazionale per rafforzare la solidità delle banche e un ancoraggio delle politiche macroeconomiche orientato alla stabilità[1].

La prospettiva è suggestiva anche se, considerato lo Zeitgeist, pare di difficile realizzazione: paradossalmente, proprio la contemporaneità iper-globalizzata sta mostrando quanto sia ancora prioritario l’interesse nazionale; questo è evidente in Europa, dove la Germania continua ad operare una politica mercantilistica che va a discapito degli altri stati membri, o dove i paesi scandinavi abbozzano proposte volte ad esacerbare i meccanismi di austerità mentre i paesi meridionali chiedono più deficit e flessibilità. Ed è evidente pure se guardiamo alla contesa tra gli Stati Uniti e la Cina, per non parlare dell’attivismo militare russo. Proprio contro questo egoismo nazionale l’Autore lancia il suo j’accuse.

La cooperazione internazionale è in crisi e Saccomanni con questo volume cerca di capirne i motivi e le cause. Le possibili soluzioni accennate dall’Autore sono globali, perché globali saranno le sfide del futuro: questo è il monito più importante che arriva dalle pagine del libro, che rimangono una ricca e argomentata documentazione del presente, nonché un invito dettato da una forte passione civile all’azione politica. Perché, sembra dirci Saccomanni con questo volume, alla fine è tutta una questione di volontà politica.

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[1] In merito a quest’ultimo punto, il rafforzamento di una sorveglianza multilaterale con l’assistenza di un FMI riorganizzato nei sui rapporti di forza, come auspicato da Saccomanni, lascia in ogni caso perplessi circa la possibilità di coordinare questa sorveglianza, data l’importanza delle politiche macroeconomiche per i singoli Stati.


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Scritto da
Luca Picotti

Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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