«Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo»: la cultura della tecnodestra
- 20 Maggio 2025

«Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo»: la cultura della tecnodestra

Scritto da Andrea Venanzoni

10 minuti di lettura

Reading Time: 10 minutes

«Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo»: René Girard e Peter Thiel 

È una storia che ha inizio tra i palmizi dell’Università di Stanford, nell’apparentemente più improbabile dei luoghi. Qui germinano le radici culturali di quella nuova forma politica definita tecnodestra, ovvero ciò che, in linea di massima, rappresenta la prosecuzione della “PayPal Mafia”, un gruppo coeso di imprenditori, venture capitalist e startupper che parteciparono alla epopea di fondazione di PayPal. In seguito, avrebbero dato vita ad alcuni giganti digitali, da YouTube a LinkedIn, da Tesla a Yammer, arrivando, in questi giorni, a sedere al governo degli Stati Uniti.

Al centro di tutto, come in ogni storia, c’è sempre un individuo. E, in questo caso, quell’individuo è Peter Thiel. Molto più defilato rispetto al rutilante e picaresco Elon Musk, e proprio per questo eminenza grigia autentica di quel capitalismo politico[1] americano che ha fatto convergere interesse nazionale – sotto forma di difesa, intelligence, sicurezza nazionale – e innovazione tecnologica. Thiel, di origini tedesche, venture capitalist tra i più influenti e potenti del sistema economico americano, è con Elon Musk co-fondatore di PayPal. Prima di molti altri, capisce il valore dei dati e soprattutto quello della sicurezza. Sicurezza dei pagamenti e delle transazioni finanziarie online, elemento che contribuirà a fare di PayPal uno snodo di irradiazione di un nuovo modello di Silicon Valley.

Ma Thiel è antropologicamente diverso rispetto al classico nerd asceso al successo nel digitale. Ha, a differenza di molti hacker, ingegneri, tecnici informatici, un solidissimo background umanistico. Si laurea a Stanford, sotto gli auspici del filosofo francese René Girard. E molte delle sue idee imprenditoriali proprio di Girard saranno figlie. Il pensatore francese, come è noto, a partire dalla sua opera del 1961, Menzogna romantica e verità romanzesca[2], sviluppa una filosofia della cultura che ruota attorno al perno centrale della mimesi. Secondo Girard, il desiderio non ha una natura bilaterale, composto cioè dal soggetto che vuole e dall’oggetto voluto; ma, al contrario, una matrice triangolare, laddove il terzo punto è rappresentato dalla mimesi, che porta un dato soggetto a volere qualcosa perché spinto da un processo imitativo determinato da figure centrali per successo, celebrità, carisma. La mimesi, naturalmente, non può che condurre alla conflittualità competitiva e alla aggressività, elementi patologici che sarebbero risolti dall’emergente fisionomia del capro espiatorio[3].

Girard è una figura in margine. Cristiano, rigetta le sirene della French Theory, del postmodernismo e del post-strutturalismo divenuti egemoni proprio a Stanford, dove insegna. Come Thiel, che respinge con forza la retorica sui diritti civili, l’eguaglianza forzosa, la cultura proto-woke, arrivando ad animare la rivista di orientamento conservatore e libertarian The Stanford Review. Entrambi, quindi, finiscono per incarnare ciò che Max Chafkin, biografo di Thiel, definisce The Contrarian[4]. Ma Thiel non è un bastian contrario. Semplicemente, echeggiando Girard, ritiene sia meglio tenersi lontani dai processi imitativi, sia in chiave politica che imprenditoriale. Nel suo volume sulle startup, Da zero a uno[5], Thiel è estremamente girardiano, arrivando a criticare pesantemente la concorrenza, la lotta all’ultimo sangue in campi mercatori sovraffollati e governati da logiche imitative.

Ciò che invece conta, annota Thiel, è precorrere i tempi, avere una lucidità visionaria e pragmatica che consenta di fondare mercati che non esistono ancora, intercettando i bisogni della società quando questi non sono stati ancora pienamente dispiegati. E Thiel ha pieno successo in questa operazione. Se con PayPal capta la volontà collettiva di darsi metodi di pagamento digitali, sicuri e veloci, con Palantir, fondata nel 2003, occupa un altro vitale segmento di mercato; l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per processare e analizzare moli massive di dati.

In prevalenza, e non potrebbe essere altrimenti visto che siamo nell’America ferita dagli attentati alle Torri Gemelle, software pensati per fini di sicurezza. Secondo una voce, ai limiti della leggenda metropolitana, sarà Palantir, il cui nome è ripreso da un capitolo del tolkieniano Le due torri, dedicato ai Palantiri, pietre veggenti realizzate da artigiani elfici, a realizzare la app che consentirà ai Navy Seal di localizzare con esattezza e poi liquidare Osama bin Laden, nel cuore montuoso del Pakistan.

Thiel, da promettente ex scacchista, ha poi grande passione per libri di strategia e una grande capacità di selezione dei talenti. Nel 2005, imporrà come CEO di Palantir Alexander Karp, nel generale scetticismo degli addetti ai lavori.

 

«Quando necessario spaventare i nemici e a volte ucciderli»: Palantir

Lo scetticismo è dettato dal fatto che Karp, proprio come Thiel, ha un background culturale di humanities. Pur non provenendo dal settore tecnico, si trova proiettato al vertice di una società specializzata in informatica e in analisi dei dati. Si laurea a Stanford, dove conosce Thiel, e dopo la laurea ottiene un dottorato in sociologia a Francoforte. La tesi è su Parsons e presenta forti venature reminiscenti di Adorno, offrendo una rilettura de Il gergo dell’autenticità[6]. Non è difficile capire per quali motivi Karp abbia attratto l’interesse di Thiel. Entrambi ritengono, come Girard, la violenza un dato ineluttabile, determinato da relazioni intersoggettive che popolano interstizi di irrazionalità sociale.

Palantir, in certa misura, appare come lo strumento essenziale per scandagliare il profondo di quella irrazionalità, di quegli impulsi che potenziali terroristi o nemici potrebbero non ancora conoscere: preveggenza ottenuta inoculandosi, attraverso la proceduralizzazione dei dati, nel profondo dell’essere umano e delle sue interazioni, per prevenire condotte malevole.

Karp dirige Palantir in maniera estrosa e creativa. Nutre, come gli esponenti della PayPal Mafia, una forte idiosincrasia per i metodi tipici di selezione del personale e di governance delle vecchie società del digitale californiano. Ama Tolkien, tanto da aver battezzato la sede californiana “The Shire”, la Contea, e da aver fatto realizzare delle magliette con il logo della società e la scritta “Save the Shire”. Può apparire paradossale, per chi è considerato esponente della tecnodestra, ma la sua formazione culturale è debitrice della Scuola di Francoforte, avendo lui studiato anche con Habermas.

Gli viene riconosciuto un eccezionale talento nello scouting; in soli due minuti e con domande decisamente non attinenti a un colloquio di lavoro scova meritevoli e geni. Spesso preferisce persone che forniscano risposte in apparenza erronee ma che lascino trasparire una attitudine al pensiero critico. Anche lui, come Thiel, non vuole individui che indulgano in percorsi stereotipici. Preferisce la marginale originalità.

Palantir rappresenta il fulcro sostanziale di ciò che oggi si rubricherebbe come tecnodestra; sintesi dinamica tra innovazione tecnologica e interesse nazionale, autorappresentatasi come argine contro la disgregazione dell’occidente. Strutturazione di un dispositivo di capitalismo politico che, non per caso, sta positivamente valutando l’operato del muskiano D.O.G.E. D’altronde la falce che si sta abbattendo su strutture governative ritenute politicizzate o improduttive non calerà mai su chi, come Palantir, garantisce servizi essenziali, essendo nei fatti un robusto government contractor. Non solo; le origini stesse della società affondano nella lotta al terrorismo e nell’intelligence, visto che quando si trattò di trovare i capitali per risanare la società, alle prese con una drammatica crisi, essi arrivarono da In-Q-Tel, la società di venture capitalism della CIA operativa anche in California.

È stato Karp a convincere FBI e altri servizi di sicurezza di quanto le attività e i prodotti offerti da Palantir fossero essenziali. E convincente lo è stato davvero: la società da lui diretta non solo ha brillantemente superato la crisi, ma nel febbraio 2025 è arrivata a far registrare una capitalizzazione pari a 200 miliardi di dollari.

C’è, nella parabola della tecnodestra, un punto di forza che appare davvero molto girardiano e che il filosofo francese elabora nel suo Portando Clausewitz all’estremo[7]. Girard si dice certo, leggendo in chiave mimetica il noto trattato del generale prussiano, che le relazioni internazionali, le dinamiche di potere, sono sempre più erose nel loro quoziente politico e sostituite da forme antropologiche, inevitabilmente protese a determinare una nuova razionalità.

In un bel passo della conclusione del volume[8], Girard riflette sul fatto che le nuove dinamiche di conflitto e di terrorismo, come quello jihadista, sembrano pensate quasi per mettere in crisi, alla radice, la tecnologia stessa, la quale poco potrebbe davanti al superamento dell’autoconservazione individuale che anima i terroristi suicidi. È il passaggio da una guerra fredda a una guerra caldissima, in cui la tecnologia deve assemblarsi lungo la dorsale di questo nuovo paradigma antropologico e prevenire, farsi pietra veggente, come i Palantiri, appunto.

Tra convegni, incontri con il pubblico e lettere agli azionisti, Alexander Karp snocciola idee simili, concetti che compongono il suo volume, The Technological Republic, una sorta di manifesto della tecnodestra ormai fattasi amministrazione a Washington[9]. Basta con l’antropologia recessiva pro-consumeristica della vecchia Silicon Valley, dice Karp, tutta ombelicalmente chiusa in un gorgo di realizzazioni algoritmiche standardizzate, mentre là fuori nel mondo ci sono minacce tremende, a partire dalla Cina, che solo una sinergia totale tra amministrazione e inventiva privata potrà vincere.

Questo grido è prima di tutto denuncia di un modello, quale quello di Google, che in apparenza si è sempre rifiutato di sporcarsi le mani, nel nome del suo motto etico aziendale “don’t be evil”, sin da quando si interruppe la collaborazione con il Pentagono per la realizzazione di Project Maven[10]. Una interruzione che la tecnodestra ha sempre stigmatizzato con forza, vedendovi dietro un potenziale pericolo per la sicurezza americana.

 

Tecno-ottimisti, libertari e drop-out 

Tutta la storia della PayPal Mafia è prima di tutto elogio di chi si pone in margine, nelle nicchie, di chi non si piega alla logica conformistica dei titoli. Caso paradigmatico, Palmer Luckey, fondatore di Anduril Industries, società che ha potuto contare sui finanziamenti di Thiel e di Marc Andreessen.

Andreessen è uno dei principali venture capitalist americani e sta selezionando lui i collaboratori del D.O.G.E. di Musk. Talento visionario, già fondatore di Netscape, ha previsto la crescente importanza del digitale in un suo celebre articolo apparso sulle pagine del Wall Street Journal nel 2011. Il software, scrisse, avrebbe divorato il mondo, a lasciar intendere che esso si sarebbe reso presenza costante e strutturale, non effimera bolla. Nell’ottobre 2023 ha pubblicato online un Manifesto del Tecno-Ottimismo da cui traspaiono le sue dirette influenze culturali: l’accelerazionismo di Nick Land, il pensiero dell’economista liberale Thomas Sowell, il futurismo di Marinetti, l’anarco-capitalismo di David Friedman, autore de L’ingranaggio della libertà[11].

Proprio il libertarismo americano, che in apparenza apparirebbe perno concettuale della tecnodestra, ha in realtà un ruolo pragmaticamente più modesto. Certo, Thiel e Andreessen leggono e amano l’oggettivismo di Ayn Rand. Thiel ha alta considerazione del teorico anarco-capitalista Hans-Hermann Hoppe e avrebbe dovuto partecipare, nel 2016, a uno degli annuali meeting che l’associazione di Hoppe, la Property and Freedom Society, tiene in Turchia.

Alcuni dei discorsi del magnate di origini tedesche risentono dell’aroma anti-statale dell’anarco-capitalismo, a partire dalla celebre prolusione tenuta al Cato Unbound nel 2009, durante la quale Thiel enunciò l’insanabile divaricazione tra sistema democratico rappresentativo e garanzia della libertà.

Thiel ha anche finanziato alcuni esperimenti istituzionali di chiara matrice libertarian; il Seasteading di Patri Friedman, consistente nella costruzione di atolli oceanici artificiali posti fuori dalla sovranità statale, il server de-centralizzato Urbit, dello startupper e teorico neoreazionario Curtis Yarvin. Ma a ben vedere si tratta di elementi scarsamente incidenti nella prassi operativa tanto di Thiel quanto della restante tecnodestra.

Tornando a Luckey, Anduril è l’esatta prosecuzione di ciò che Google aveva lasciato cadere dopo le sollevazioni cyber-sindacali sorte nel suo ventre: progettazione e realizzazione di sistemi di intelligenza artificiale applicati a strumenti bellici. Aerei a guida autonoma, sommergibili governati da sistemi algoritmici, droni da combattimento.

Luckey, pittoresco e geniale, ha abbandonato l’università. A dire il vero non è mai andato nemmeno a scuola, perché i suoi genitori lo hanno educato in modalità home schooling. Luckey, come molti altri esponenti della tecnodestra, è un drop-out e un grande appassionato di fantascienza e di fantasy. Jules Verne, l’ormai archetipico romanzo di Neal Stephenson, Snow Crash, da cui origina la dimensione stessa del Metaverso, lettura questa condivisa con Thiel e con Andreessen. Il Signore degli Anelli, naturalmente. Da cui il nome Anduril, la spada di Aragorn, deriva.

 

Il Signore degli Algoritmi; Tolkien nella Silicon Valley

La centralità della cosmogonia tolkieniana nella Silicon Valley trascende l’insieme della tecnodestra, per sublimarsi in un campo semantico e simbolico ricco di codici espressivi quasi cifrati che i nerd della Valley da sempre padroneggiano e scambiano tra loro, con un linguaggio tra il sarcastico e l’esoterico.

Sgomberiamo subito il campo da un potenziale equivoco originante dalla dispercezione italiana che riduce il capolavoro di Tolkien a una sterile dicotomia quasi gaberiana tra destra e sinistra. Negli Stati Uniti, è noto, il Signore degli Anelli è divenuto lettura preferita di hippy, drop-out e nerd, scevro quindi di letture intrinsecamente politiche. Ma se molti esponenti della Silicon Valley e delle piccole startup da cui gli attuali giganti di silicio sono originati hanno avuto propensione a identificarsi con gli Hobbit, piccole creature chiamate ad una titanica avventura, e lo stesso Karp sposa questa dimensione, la maggioranza della tecnodestra si orienta verso una prospettiva diversa; quella elfica.

Thiel ha fondato una intera costellazione di società dai nomi di derivazione elfica. La già citata Palantir. La Lembas LLC, che mutua il proprio nome dal Pan di via elfico, di cui Frodo e Sam si nutriranno durante il loro pericoloso viaggio verso Mordor. La Rivendell One LLC, la quale indica il Reame elfico che nella traduzione italiana conosciamo come Gran Burrone. La Mithril Capital, per la quale ha lavorato J. D. Vance; il mithril è un preziosissimo materiale elfico, raccolto dai nani nelle loro miniere, utilizzato per creare una potente armatura che Bilbo donerà a Frodo e che salverà la vita a questi durante la battaglia nelle viscere di Moria. La passione per gli elfi non appare casuale: si tratta di creature aristocratiche, sapienti, veggenti e nobilissime ma dalla natura ambivalente. I loro stessi manufatti indicano protezione, cura, sicurezza, ma del pari esigono marmorea responsabilità nel loro utilizzo e sovrumana capacità di focalizzazione.

 

Guida galattica per capitalisti

E Musk? Musk ha una enorme passione per Tolkien; come ricorda il suo biografo Walter Isaacson[12], una approfondita conoscenza de Il Signore degli Anelli è elemento saliente per entrare nelle grazie del magnate. Ma il libro che ha maggiormente modellato il suo immaginario umano e imprenditoriale è Guida galattica per gli autostoppisti[13], di Douglas Adams, epopea rocambolesca e divertente che narra le vicende di Arthur Dent, autostoppista intergalattico che deve abbandonare la Terra prima della distruzione completa, imbarcandosi da clandestino su un cargo stellare.

Più che una Exit alla Albert O. Hirschman declinata in salsa cosmista, siamo in presenza di un tecno-umanitarismo, si pensi alla mission di SpaceX, che assembla approccio visionario, interessi finanziari, spirito demiurgico e inesauribile convergenza con l’interesse nazionale.

Musk ama poi molto Asimov. Le leggi della robotica coniate dallo scrittore di fantascienza sono alla base delle ricerche biomeccaniche e sulla intelligenza artificiale delle varie società di Musk. Ma il quoziente “politico” delle sue letture è relativamente ridotto e sembra anche in questo caso, a differenza di Thiel, emergere da opere fantascientifiche, come La luna è una severa maestra[14], di Robert Heinlein, autore che, come noto, ebbe non banali simpatie libertarie. Si tratta, a ben vedere, di testi accomunati dall’approccio etico a grandi temi di sviluppo tecnologico, gli stessi temi che oggi l’umanità deve porsi davanti allo sviluppo accelerato dell’intelligenza artificiale, della corsa allo spazio e al consolidamento della tecnodestra.


[1] Alessandro Aresu così delinea il concetto, «intreccio strumentale e reale tra obiettivi economici ed esigenze di sicurezza nazionale», A. Aresu, Capire il capitalismo politico, «Aspenia», 20, 2020, pp. 119 e ss. Si veda anche A. Aresu, Le potenze del capitalismo politico. Stati Uniti e Cina, La Nave di Teseo, Roma 2020.

[2] R. Girard, Menzogna romantica e verità romanzesca (1961), Bompiani, Milano 2021.

[3] R. Girard, Il capro espiatorio (1982), Adelphi, Milano 1999.

[4] M. Chafkin, The Contrarian. Peter Thiel and Silicon Valley’s Pursuit of Power, Bloomsbury, Londra 2022.

[5] P. Thiel e B. Masters, Da zero a uno. I segreti delle start-up, ovvero come si costruisce il futuro, Rizzoli ETAS, Milano 2015.

[6] T. W. Adorno, Il gergo dell’autenticità (1964), Bollati Boringhieri, Torino 2016.

[7] R. Girard, Portando Clausewitz all’estremo, Adelphi, Milano 2008.

[8] R. Girard, Portando Clausewitz all’estremo, op. cit., pp. 310 e ss.

[9] In una lettera agli azionisti, datata 3 febbraio 2025 e visionabile sul sito di Palantir, Karp richiama Samuel Huntington, ricordando come la civiltà occidentale non si è retta sulla superiorità delle idee o della religione, ma sulla capacità di organizzazione della violenza.

[10] Si tratta di un progetto di integrazione tra intelligenza artificiale e sistemi di armamento, portato avanti dal Pentagono in collaborazione inizialmente con Google, fino a che unautentica sollevazione interna al colosso di Mountain View gli fece fare un passo indietro.

[11] D. Friedman, L’ingranaggio della libertà, Liberilibri, Macerata 1997.

[12] W. Isaacson, Elon Musk, Mondadori, Milano 2023, p. 364.

[13] D. Adams, Guida galattica per gli autostoppisti – il ciclo completo (1979), Mondadori, Milano 2016.

[14] R.A. Heinlein, La luna è una severa maestra (1966), Mondadori, Milano 2016.

Scritto da
Andrea Venanzoni

Dottore di ricerca in Diritto pubblico, consulente legale e saggista, scrive regolarmente per «Il Foglio», «TPI», «ItaliaOggi». Ha al suo attivo decine di articoli giuridici scientifici e ha pubblicato volumi su globalizzazione, tutela della libertà, cultura digitale. Tra le sue numerose pubblicazioni: “Tecnodestra. I nuovi paradigmi del potere” (Signs Publishing 2025), “Pornoliberismo” (Liberilibri 2024), “La tirannia dell’emergenza” (Liberilibri 2023), “La sovranità digitale tra sicurezza nazionale e ordine costituzionale” (con Marco Proietti, Pacini Giuridica 2023) e “Ipotesi neofeudale. Libertà, proprietà e comunità nell’eclissi globale degli Stati nazionali” (Passaggio al Bosco 2020).

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila!

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, è anche possibile regalare l’abbonamento. Grazie!

Abbonati ora

Seguici