L’economia sociale di mercato è una risposta? Capire l’ordoliberalismo

ordoliberalismo

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Nascita dell’ordoliberalismo

In primo luogo è opportuno partire dalle circostanza della nascita dell’ordoliberalismo, come dottrina e come parola. Esso deriva dalla pubblicazione accademica “ORDO”, fondata da economisti che potevano vantare una formazione umanistica considerevole che tornò utile nelle loro analisi storiche del fenomeno economico, formazione dovuta alla loro vicinanza intellettuale alla Chiesa Cattolica e al protestantesimo. Emblematico in tal senso è Wilhelm Röpke, il cui pensiero economico è coerente con la dottrina sociale della Chiesa Cattolica, al punto da intitolare la sua opera economica d’esordio Civitas Humana. Si consideri inoltre che Walter Eucken (1891-1950), forse il padre più illustre dell’economia sociale di mercato, era figlio del filosofo Rudolf Eucken (1846-1926), premio Nobel della Letteratura, che introdusse i figli alla filosofia leggendo loro le opere di Aristotele in greco antico. Un’impostazione culturale e mentale che l’Eucken economista avrebbe conservato. Fra gli anni ‘30 e ‘50 Eucken e i suoi colleghi sviluppano quello che oggi conosciamo come ordoliberalismo, durante gli anni della Grande Depressione, della nascita del Keynesismo e, nella loro Germania, del trionfo di Hitler e del Nazionalsocialismo e della loro conseguente caduta. Questo clima culturale influenzò pesantemente la Scuola di Friburgo, che si sviluppò in maniera assai differente non solo dalle scuole neoliberali d’oltremare negli Stati Uniti, ma persino dalla (geograficamente) vicina Scuola Austriaca, la quale ha esercitato più influenza a Chicago di quanto non vi sia riuscita a Friburgo. Gli ordoliberali in questo periodo, nonostante alcuni tentativi di influenzare la politica economica nazionalsocialista, si dedicarono allo studio di un nuovo modello economico e sociale da applicare in Germania nel suo dopoguerra. Per elaborare il loro modello economico terranno ben presenti, come esempi negativi, il Nazismo, il Keynesismo e il Socialismo russo, ugualmente considerati distruttori della razionalità economica.

Quali erano e quali sono ancora le differenze fondamentali fra ordoliberalismo e il neoliberalismo americano e i principi liberali classici incarnati da Von Hayek? In primo luogo, l’ordoliberalismo ha una visione molto disincantata e pragmatica della realtà del libero mercato e della competizione. Per gli ordoliberali il mercato, lasciato a se stesso, non genera la concorrenza perfetta sul lungo termine. Curiosamente, concordando coi marxisti, riconoscono che esso generi monopolio sulla base di un discorso di analisi storica che ha sempre visto l’emergere di monopoli o oligopoli che hanno finito per bloccare ogni speranza di libera concorrenza. La concorrenza perfetta rimane però l’orizzonte ideale che gli ordoliberali vogliono raggiungere. Ma come raggiungerla, se il mercato, lasciato libero a se stesso, sul lungo termine genera solo accumulazione? L’ordoliberale non è un keynesiano: l’intervento statale diretto nell’economia non viene contemplato. Non è un tabù morale come per Von Mises o Nozick. Gli ordoliberali non hanno tabù morali perché, come già i fisiocratici, non ragionano in termini di diritti naturali (senza intendere che essi non credano in essi o nella loro importanza; per il cattolico Röpke essi sono centrali nella costruzione di un giusto ordine sociale). Quando i fisiocratici domandavano al Re di Francia di non attaccare la proprietà privata non agivano e non motivavano la loro richiesta sulla base della legittimità o meno del potere monarchico nei confronti delle vite e dei beni dei suoi sudditi, ma sulla base dell’utilità e della convenienza: poiché nessuno può gestire dei beni meglio di chi da essi trae e fa dipendere il proprio bene individuale, intromettersi nel processo economico non farebbe altro che danneggiare la produzione di benessere, rendendo l’intera economia meno efficiente, il regno meno prospero e riducendo quindi gli introiti fiscali del Regno, danneggiando quindi in ultima analisi anche il Re stesso. Così come un agricoltore ha il potere di tagliare un albero da frutto per ricavarne legna da ardere, il potere sovrano, monarchico o democratico che sia, ha il potere di intervenire nella vita economica delle persone. I fisiocratici, senza aderire alla dottrina giusnaturalistica, contribuirono così a fondare la dottrina del laissez-faire (assieme ad altri protoliberali francesi e ovviamente ad Adam Smith), certamente la più importante e rappresentativa politica economica della tradizione liberale. Secoli dopo i fisiocratici, gli ordoliberali riprendono questa tradizione interpretativa della realtà. Il compito dell’economista è quindi, in quest’ottica, spiegare al potere sovrano che abbattere un albero da frutto è poco saggio e che, nonostante l’immediato ricavo, si risolverà in un danno. Se invece l’agricoltore avrà il senno di lasciare che l’albero viva e dia frutto, ne trarrà guadagno. Ma finisce qui, per gli ordoliberali, il compito dell’economista e dello stato? No. Così come l’agricoltore può intervenire per creare un ambiente favorevole alle proprie piante, in maniera che esse non si ammalino o che diano più frutto, lo stato, seguendo il consiglio dell’economista ordoliberale, può promuovere e rendere più efficiente la vita economica dei propri cittadini e quindi dell’intero paese, intervenendo in quello che gli ordoliberali chiamano “sistema” o “quadro”. Da qui emerge l’importanza del potere pubblico nel costruire un quadro o sistema legale, sociale e infrastrutturale funzionale a una vita economica sana. Tutto viene ordinato per garantire che il capitalismo funzioni e non degeneri in monopolio, ma si avvicini sempre più all’utopia del libero mercato a concorrenza perfetta, unico sistema economico che genera benessere per tutta la società. Condizioni irrinunciabili e necessarie per la Scuola di Friburgo sono:

  • le famose regolamentazioni su impresa e commercio, pensate per proteggere la concorrenza;
  • una politica fiscale responsabile per mantenere il pareggio di bilancio;
  • una politica monetaria sotto la responsabilità di una banca centrale indipendente col compito di tenere bassa l’inflazione e di mantenere la stabilità monetaria;
  • privatizzazione dei servizi e dei beni pubblici, antitetici al progetto di concorrenza perfetta;
  • mantenimento di un minimo indispensabile di redistribuzione del reddito attraverso tassazione progressiva e salario minimo, necessario al mantenimento dell’ordine sociale.

Altre proposte, mai messe in pratica per ragioni che vedremo a breve, erano più estreme: per fare un esempio illustre, citato da Michel Foucault nel suo libro, Nascita della Biopolitica, gli ordoliberali argomentavano che le città tedesche fossero troppo grandi e troppo densamente popolate per sostenere una vita socio-economica sana per l’economia sociale di mercato, quindi se ne proponeva il restringimento con la suddivisione della popolazione in eccesso verso altre nuove città più piccole da accrescere o costruire da zero.

Emerge chiaramente un progetto socio-economico liberal conservatore, al punto che Röpke, a ragione, definiva l’ordoliberalismo conservatorismo liberale, ossia la sintesi di un progetto economico liberale con un progetto sociale (cattolico) conservatore.

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Classe 1992, nato a L'Aquila, vive a Roma. Laureato in International Relations, dipartimento di Scienze Politiche LUISS, con 110 e lode.

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