Gülen e Erdoğan: da alleati a nemici mortali

Gülen

È al colpo di stato del 12 settembre 1980 che possiamo far risalire il salto di qualità del movimento di Gülen: l’intervento delle forze armate arrivò in risposta ad un lustro di instabilità e violenza extra-politica tra gli esponenti dei gruppi della sinistra radicale e quelli dell’estrema destra.

La giunta militare guidata da Kenan Evren legittimò l’intervento armato sulla base dell’assenza, tra le diverse forze politiche del Paese, di “unità nazionale e coesione” (millî birlik ve beraberlik). In Turchia l’espansione della coscienza politica ha sempre preceduto lo sviluppo di strutture istituzionali in grado di frenare, controllare ed incanalare la partecipazione politica: i gruppi radicali di destra e sinistra hanno trovato nella fragilità istituzionale dello Stato turco la scorciatoia migliore per ottenere accesso all’arena politica senza, tuttavia, identificarsi con le organizzazioni politiche esistenti.

Nel 1980 si arrivò ad un punto in cui le cosiddette “regole del gioco” non andavano più bene a nessuno: il risultato furono più di 5000 morti in appena 4 anni. Dopo il 12 settembre, tutti i partiti vennero messi fuorilegge e i poteri concentrati nelle mani del Consiglio di Sicurezza Nazionale (Millî Güvenlik Kurulu) presieduto dal generale Evren. L’obiettivo velato della giunta militare, nel pieno delle logiche della Guerra Fredda, era quello di contrastare la diffusione di movimenti socialisti e comunisti appellandosi, ancora una volta, all’Islam come collante identitario. La giunta militare si fece promotrice di una nuova ideologia di Stato, la “sintesi turco-islamica” (Türk-İslam Sentezi) formulata un decennio prima da un gruppo di intellettuali e scrittori conservatori vicini alla destra turca riuniti attorno all’associazione “Aydınlar Ocağı” – II Focolaio degli Intellettuali – e capeggiati da İbrahim Kafesoğlu. Questa associazione era ben connessa con gli apparati civili-militari, favorevoli – come d’altronde l’associazione stessa – ad una ridefinizione dell’identità turca in senso islamico.

Lo stesso Gülen, assieme ad alcuni Nurcular (i seguaci di Said Nursi), fondò nel 1965 a Erzurum la sede locale dell’Associazione Turca per Lotta contro il Comunismo (Türkiye Komünizmle Mücadele Derneği). Cemal Gürsel, anche lui nativo di Erzurum e a capo della giunta militare che rovesciò il governo di Menderes nel 1960, accettò nel 1965 di diventare presidente onorario dell’Associazione Turca per Lotta contro il Comunismo: l’esperienza di questo gruppo di nazionalisti anti-comunisti fu tanto breve quanto significativa per la formazione di un’opinione pubblica (già) fortemente ostile e sospettosa verso qualsiasi attività organizzata dagli attivisti e dagli intellettuali di sinistra.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il ruolo del colpo di stato del 1980

Pagina 2: L’affermazione del Movimento e la comunione di interessi con l’AKP

Pagina 3: La fine dell’alleanza tra Gülen e Erdoğan


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Nato nel 1994. Frequenta il corso di laurea magistrale in Studi Afro-Asiatici presso l'Università di Pavia. La sua area di studi è la Turchia: si interessa di nazionalismo, etnicità, processi politici e studi strategici.

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