“Gerussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea” di Salvatore Santangelo
- 02 Agosto 2017

“Gerussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea” di Salvatore Santangelo

 Recensione a: Salvatore Santangelo, Gerussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea, Castelvecchi Editore, Roma 2016, pp. 192, 18.50 euro (scheda libro)

Scritto da Pietro Figuera

3 minuti di lettura

“Quando i russi pensano all’Europa, è indubbio che pensino innanzitutto alla Germania”. Un assioma di Gian Enrico Rusconi che Salvatore Santangelo, autore di Gerussia, l’orizzonte infranto della geopolitica europea (Castelvecchi Editore), riprende nella sua opera per dar voce all’eccezionalità dei rapporti russo-tedeschi.

Santangelo ripercorre le burrascose vicende che hanno legato Germania e Russia e instaurato tra di esse un rapporto peculiare e senza eguali nel panorama europeo. Dall’unificazione tedesca del 1870 (per la quale la mancata opposizione di San Pietroburgo fu determinante) al ruolo di Berlino nell’ascesa al potere dei bolscevichi, dal riavvicinamento tattico di Rapallo (1922) a quello di più ampio respiro favorito dall’Ostpolitik di Brandt, fino alle nuove intese che, benché con stili diversi, hanno caratterizzato l’approccio di Schröder e della Merkel verso la Federazione Russa di Putin.

In mezzo, la tragedia incommensurabile dell’Operazione Barbarossa, che nei suoi esiti ha portato alla morte del regime nazista e alla resurrezione di quello sovietico. Cicatrici che non passano ma che, paradossalmente, e in un caso forse unico al mondo, quasi aiutano a rinsaldare i rapporti tra le due nazioni, o se non altro a renderli più profondi e meno scontati.

Tante inoltre le occasioni mancate, che l’autore ha il merito di riportare alla luce a dispetto dell’oblio storiografico in cui sono finite. Parleremmo oggi di un’Europa diversa se il progetto di Hanotaux, ministro degli esteri francese alla fine del XIX secolo, fosse andato in porto: un’alleanza franco-russo-tedesca avrebbe forse scongiurato l’ecatombe novecentesca, e magari rallentato – o quanto meno ritardato – l’inesorabile declino europeo.

Ma Gerussia, ovvero l’asse russo-tedesco nella terminologia coniata dal Centro Studi di Geopolitica della Duma, oggi non vive certo di rimpianti, bensì di opportunità. Nessuno, a Mosca o a Berlino, ne sottovaluta la portata.

 

Gerussia, passato e futuro della stabilità europea

Gli scambi commerciali (50 miliardi di dollari annui, con un trend in costante crescita), gli accordi per il gas (con il raddoppio di Nord Stream sul tavolo), le politiche di investimento (secondo Keynes, il ruolo storico di Berlino sarebbe stato quello di modernizzare il Paese degli Zar – una funzione che sembrerebbe non essere cessata): tutti fattori che spingono in direzione di una maggiore integrazione tra le due economie.

Gli ostacoli però non mancano. Più che della generica attenzione della Merkel verso il rispetto dei diritti umani, Gerussia negli ultimi anni ha risentito della questione ucraina (nella quale i tedeschi, egemoni – benché riluttanti – dell’UE, non possono far finta di niente) e per il nuovo corso intrapreso dalla NATO, un organismo sempre più condizionato dalle paure dei suoi nuovi membri orientali.

Inutile dirlo, molto dipenderà dalle policies di Trump, ancora non chiaramente impostate nei confronti del Cremlino. Al di là delle intenzioni dei leader, però, è dalla postura degli apparati che si possono trarre delle previsioni sul futuro. E se in America questi sono fortemente antirussi, in Germania (anche grazie ai fitti legami industriali) invece vanno in continuo pressing per un consolidamento delle relazioni. Nelle parole dello stesso Putin, “tra la Russia e gli Stati Uniti c’è un oceano”, mentre “tra la Germania e la Russia c’è una grande storia”.

Il quesito fondamentale di Gerussia resta comunque aperto: basterà la convergenza degli interessi strategici a mantenere salda l’alleanza?

Lo spettro di una guerra, così come quello di uno sfaldamento dell’Europa, non è poi così lontano. Da Washington a Varsavia circolano piani bellici inquietanti, nei quali la Russia è vista come una minaccia alla stabilità europea e non come un partner nella lotta alle nuove sfide globali, come il terrorismo e il cambiamento climatico.

La Germania ha sia i mezzi che gli interessi per spegnere la miccia di tali piani. Non appare dunque esagerato affermare che la futura stabilità dell’Europa dipenderà, in una misura non piccola, dalla salute di Gerussia.

Del resto, come affermato dall’ex ministro degli esteri (ed attuale presidente della repubblica) tedesco, Steinmeier, “Una sicurezza duratura per noi può darsi solo con la Russia, non contro di essa. Una sicurezza duratura per la Russia può darsi soltanto con l’Europa, non contro di essa”.

Parole che non dovrebbero risuonare soltanto a Berlino.

Scritto da
Pietro Figuera

Nato nel 1989, si è diplomato al Liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale. Dopo gli studi triennali condotti presso l’Università degli Studi di Catania, ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Attualmente collabora con diverse testate tra cui Limes ed è socio del Limes Club Bologna. Specializzato in Russia e Mediterraneo, è autore del libro "La Russia nel Mediterraneo. Ambizioni, limiti, opportunità" e coautore dell’ebook "La Russia di Sochi 2014: Giochi olimpici, Caucaso e geopolitica".

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