Il Gruppo di Visegrad: da satellite a polo attrattivo?
- 26 Giugno 2017

Il Gruppo di Visegrad: da satellite a polo attrattivo?

Scritto da Pietro Dalmazzo

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I rapporti con L’Unione Europea

Gli stereotipi sull’Europa orientale, mai accantonati del tutto, continuarono ad alimentare diversi dubbi sull’entrata nell’Unione dei paesi ex sovietici ma, nei fatti, i V4 furono capaci e di operare in coordinazione con le linee dell’UE e di proseguire il loro percorso democratico. Le attività del gruppo rimasero comunque relativamente sconosciute in Europa, interpretate come irrilevanti ai fini della politica dell’Unione.

Solo a dieci anni dall’ingresso nella Comunità Europea, il gruppo di Visegrad, fece fragorosamente il proprio ingresso sulla scena, in termini di rottura e contrasto con la politica dell’Unione in merito al recente fenomeno migratorio. Per arrivare a parlare della rottura tra V4 ed UE bisogna prima brevemente ricordare come i quattro paesi di Visegrad, in particolare l’Ungheria[8], tra 2012 e 2015 furono i primi destinatari dell’imponente flusso migratorio della rotta balcanica[9], senza mai distinguersi per politiche di accoglienza particolarmente funzionali ed aperte. In tutti i V4 si è registrata una forte ostilità nei confronti dell’immigrazione irregolare proveniente dai Balcani[10]: ostilità manifestatasi con episodi spontanei[11], azioni governative[12] e tendenze sociali[13]. In un clima affatto accogliente, l’ideazione del sistema delle quote nell’estate del 2015[14] per redistribuire, secondo criteri più o meno validi, i richiedenti asilo all’interno dell’Unione Europea viene percepito come un’imposizione da parte di Bruxelles.

Il discorso sui rapporti tra Bruxelles e l’Europa centrale è di ampio respiro e, alla luce delle ultime tornate elettorali in tutti i paesi di Visegrad che hanno visto l’affermarsi di populismi di destra[15], il contrasto con le linee ideologiche della comunità europea appare via via più evidente. Se il sistema delle quote è stato il movente di un contrasto netto e continuo tra V4 ed UE, iniziato nel 2015 ed ancora in fieri[16], le ragioni dell’opposizione alle linee dell’Unione sono diverse ed emergono sempre più di frequente[17]. In un tale contesto conflittuale non vanno tralasciate le frizioni legate ad aspetti economici; i quattro di Visegrad si oppongono fermamente al fatto che, ad esempio, il rifiuto di accogliere le quote prestabilite di richiedenti asilo possa aver ripercussioni sui fondi europei a loro destinati.

In particolare dopo la Brexit, le rivendicazioni dei V4 hanno acquistato una maggiore rilevanza arrivando a configurare una linea di opposizione a quella, almeno teoricamente, portata avanti dalla Comunità. Ribadendo la necessità di una legittimazione democratica dell’operato dell’Unione, i quattro di Visegrad, rivendicano la necessità di modificare l’Europa a partire dalla gestione dei flussi migratori[18], in merito ai quali hanno idee e concezioni precise che divergono dalla linea europea[19], fino ad arrivare ad una nuova concezione del ruolo degli stati all’interno della Comunità, privilegiando l’aspetto nazionale, la difesa dei confini e le autonomie in politica interna.

Se i contrasti tra l’Unione Europea ed il gruppo di Visegrad coinvolgono numerosi ambiti e questioni, sono comunque presente alcuni esigui punti di contatto: uno di questi è senza dubbio la politica economica di austerità, sostenuta dalla Germania e difesa dai V4. In secondo luogo, specialmente dopo la crisi ucraina, i paesi di Visegrad hanno assunto un’importanza strategica fondamentale per L’UE in chiave anti-russa. L’appoggio dei V4 alle strategie europee e della NATO è fondamentale e, bisogna sottolinearlo, i quattro paesi non si sono mai ufficialmente defilati dai loro impegni strategico-militari[20]. L’appoggio, formale, alle strategie europee c’è sempre stato da parte di tutti e quattro i paesi, anche se solo la Polonia ha dato un seguito militare tangibile alle promesse[21]. Gli altri, specialmente l’Ungheria, pur aderendo alle strategie comunitarie e difendendo l’integrità territoriale dell’Ucraina, continuano a vedere Putin come un fondamentale partner commerciale, rompendo, parzialmente l’integrità del V4.

Alla luce di questo breve quadro, i rapporti tra UE e V4 si presentano come eterogenei ed in continuo divenire: le minacce di sanzioni europee sono solo l’ultimo capito di una storia ancora indefinita. Davanti agli innumerevoli punti di contrasto, quello che Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia pretendono dall’Europa è un ripensamento dell’Unione profondamente sbilanciato a loro favore. Richiedono uno riposizionamento unilaterale e strutturale, dove l’Unione dovrebbe elargire consistenti benefici a stati refrattari ad accettare obblighi nei suoi confronti.

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Scritto da
Pietro Dalmazzo

Nato a Sanremo nel 1993. Studia scienze storiche presso l'Università di Bologna, dove si è laureato nel 2015 in storia con una tesi sui rapporti tra Italia e Kosovo negli anni '90. Ha preso parte al progetto Erasmus presso l'Università di Gand nell'anno accademico 2016/2017, precedentemente ha collaborato con East Journal ed è un grande appassionato di viaggi.

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