La Guida Suprema e la politica estera in Iran
- 20 Maggio 2020

La Guida Suprema e la politica estera in Iran

Scritto da Francesco Cirillo

7 minuti di lettura

L’agenda internazionale di Teheran è influenzata non solo dai rapporti che il Presidente della Repubblica tiene con gli apparati delle Forze armate del paese e con i settori dell’intelligence, ma anche dalle opinioni espresse dalla Guida Suprema della Repubblica Islamica, de facto capo di Stato dell’Iran. Questo contributo tenta di analizzare le interdipendenze che esistono tra l’Ufficio della Guida Suprema e i maggiori organi di Teheran che dirigono la politica internazionale iraniana e la tutela dei suoi interessi nazionali.

La forma di governo che l’Iran degli Ayatollah si è data dopo la rivoluzione del 1979 è de facto una struttura dualistica, in cui convivono organi elettivi, legittimati attraverso consenso popolare, e non elettivi, chiara espressione della gerarchia sciita.

L’apparato governativo che regge il potere a Teheran (in persiano Nezam indica il sistema di potere) si divide in due pilastri, che la stessa Costituzione del 1979 esprime chiaramente: una forma di governo repubblicana, con un fortissimo predominio del clero sciita iraniano supportato dalla dottrina teorizzata dallo stesso Ayatollah, e prima Guida Suprema della Repubblica Islamica, Ruhollah Khomeini: Velayat-e Faqih.

Nell’istituzione della Repubblica Islamica, Khomeini modellò l’apparato repubblicano prendendo a modello quello della quinta repubblica francese inserendo, parallelamente, organi dominati dall’élite religiosa sciita. Questa forma duale fu teorizzata dallo stesso Khomeini nel periodo del suo esilio nella città irachena di Najaf, luogo sacro allo Sciismo per via della tomba di Ali, primo Imam sciita: la dottrina Velayat-e Faqih ribalta in toto la storica visione sciita dell’avvento dell’Imam nascosto che ritorna sulla terra per instaurare un regno di giustizia su tutto il globo. Il disegno khomeinista sconfessa tutte le precedenti visioni sciite, dei teologi quietisti, che esprimevano una separazione del potere spirituale da quello temporale. Al contrario, Il Velayat-e Faqih auspica l’istituzione di un governo islamico diretto dal “maggior esperto della legge islamica” definito il Faqih; questa teoria supporta l’analisi storica, fatta da Khomeini e dai suoi collaboratori, del travagliato percorso politico che l’Iran ha attraversato nel XX secolo. Khomeini, oltretutto, prende ispirazione dalla Costituzione iraniana del 1906 riguardante la divisione dei poteri e la limitazione dei poteri esecutivi del sovrano.

La Costituzione del 1979 marca totalmente il dualismo della repubblica Islamica che deve legittimare i due sistemi: il sistema a legittimazione popolare preso dalla tradizione giuridica-costituzionale del Novecento, e una rappresentanza religiosa istituita dalla rivoluzione del 1979. Proprio per questo la Guida Suprema mantiene un forte potere decisionale, in grado di influenzare la politica estera del paese.

 

Le caratteristiche e i riferimenti costituzionali

Il Principio del Velayat-e Faqih consegna alla figura della Guida Suprema enormi poteri legati alle azioni che i governi iraniani devono intraprendere nello scenario internazionale. La stessa Costituzione Iraniana (artt. 107-112) delinea le caratteristiche della Guida e i poteri che può esercitare.

La Guida deve avere dei prerequisiti specifichi che sono elencati nell’articolo 5 della Costituzione. Secondo ex l’art 5, la Guida deve essere un teologo e giurista della legge islamica; Giusto e Pio; Conoscitore del proprio periodo; deve possedere coraggio, iniziativa ed abilità in campo amministrativo; infine deve essere riconosciuto come Guida Suprema (Rahbar-e Enghelab) dalla maggioranza della Popolazione. Nel caso non venisse trovato nessun candidato che rispecchi questi requisiti, secondo quanto è scritto nell’articolo 107 della Carta Costituzionale, l’Assemblea degli Esperti deve nominare 3/5 Autorità teologiche con il compito di formare un Consiglio Direttivo.

La Guida Suprema o i membri del Consiglio Direttivo possono essere destituiti solamente dalla Assemblea degli Esperti, organo eletto dalla popolazione con una legislatura della durata di 8 anni, composto da 88 membri religiosi. L’Assemblea ha il delicato compito di eleggere o destituire la Guida Suprema se questa non rispetta la Costituzione o non possiede i requisiti richiesti dall’Articolo 109 della Costituzione. De facto l’Assemblea degli Esperti, essendo rinnovata per legittimazione popolare, ha mandato dal popolo per nominare la Guida Suprema che, indirettamente, è espressione del voto popolare dato alla Assemblea degli esperti. Si costituisce così un equilibrio che crea un bilanciamento tra i due pilastri della Repubblica (Forma di stato Repubblicana e Islam).

Inoltre la Guida Suprema riceve enormi poteri dall’articolo 110 della Costituzione. Può nominare il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Iraniane (Artesh) ed allo stesso tempo destituirlo; nomina e destituisce il Comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran); dichiara lo Stato di Guerra; nomina la suprema autorità giudiziaria e alcuni giuristi religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione (composto da 12 membri, sei giuristi islamici nominati dalla Guida e sei civili indicati dal Consiglio supremo di Giustizia e approvati dal Parlamento (Majles); nomina il capo della Polizia e quello delle emittenti radiotelevisive nazionali. Infine, destituisce il Presidente della Repubblica dopo che è stata accertata, con Sentenza della Corte Suprema, la violazione dei doveri costituzionali da parte del capo del governo.

 

La direzione della politica estera dell’Iran

L’impronta religiosa che influenza l’apparato repubblicano iraniano contemporaneamente influisce sull’agenda internazionale del paese. La Guida Suprema ha un ruolo indiretto nella direzione degli affari esteri, ma di collegamento con i tre maggiori organi che coordinano l’azione internazionale iraniana rappresentati dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, dal Presidente della repubblica e dai Pasdaran (influenza indiretta), braccio paramilitare che ha il compito di salvaguardare e proteggere i “principi” della Rivoluzione.

Gli affari esteri e di sicurezza iraniani vengono decisi e coordinati all’interno del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Nato dopo la riforma costituzionale del 1989, l’organo collegiale ha il delicato compito di coordinare e deliberare le politiche legate alla sicurezza nazionale iraniana e alla sua politica estera. Disciplinato all’art 176 della Costituzione, il Consiglio è composto da: il Presidente della Repubblica; dai capi del potere legislativo e giudiziario; dal Comandante in capo delle Forza Armate; dal funzionario che si occupa di questioni legate alla programmazione e del bilancio; da due rappresentanti nominati dalla Guida Suprema; dal ministro degli Esteri, degli interni e dei servizi di informazione e di intelligence; dal ministro che si occupa della materia discussa in quel momento dal Consiglio; infine dalle principali autorità dell’Esercito Iraniano e dei Pasdaran. Il Consiglio, presieduto dal Presidente della repubblica, deve determinare le politiche nazionali di difesa e di sicurezza all’interno delle decisioni generali “deliberate” dalla Guida Suprema e deve organizzare attività sia politiche sia di informazione con il fine di tutelare la sicurezza nazionale iraniana e sfruttare qualsiasi risorsa, materiale e non, per combattere minacce interne ed esterne che mettano a repentaglio la sicurezza nazionale dello Stato iraniano.

Il Consiglio Supremo segue il principio dell’art. 3 comma 16 in cui viene affermato che tra gli obiettivi essenziali della Repubblica Islamica vi è: “l’adozione di una politica estera basata sui criteri islamici, l’impegno fraterno nei confronti di tutti i musulmani e la protezione senza risparmio dei popoli poveri e oppressi del mondo”. Ma il Consiglio è subordinato alla Guida Suprema, nonostante la stessa non abbia poteri diretti per dirigere la politica internazionale. Nonostante ciò, la Guida può influenzare le direttive del consiglio per dirigere le decisioni verso la sua visione dell’Iran nei contesti internazionali e geopolitici.

In conclusione, le deliberazioni del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale assumono efficacia solamente dopo che la stessa Guida Suprema le ratifica. Questa dialettica e subordinazione tra la Guida Suprema e il Consiglio rispecchia completamente la dottrina costituzionale della Velayat-e Faqih, in cui avviene una separazione verticale del potere, mettendo al di sopra del Consiglio la Guida Suprema stessa.

Nell’art. 176 viene stabilito che il Consiglio Supremo può istituire sottocommissioni legate ai settori della difesa e della sicurezza nazionale. Questi organi possono essere presieduti dallo stesso Presidente o da un membro del Consiglio indicato dal Presidente. I limiti di competenze e funzioni vengono stabilite dalla legge e la loro stessa struttura organizzativa dal Consiglio.

 

Rapporto tra la Guida Suprema e i Corpi dei Guardiani della Rivoluzione Islamica

Il Corpo dei Pasdaran (Sepah-e Pasdaran-e Enghelab-e Eslamì) è parte integrante dell’apparato militare iraniano assieme, e alcune volte in contrapposizione, alle Forze Armate Iraniane. Negli ultimi anni ha allargato la sua influenza ben oltre il semplice potere militare, anche grazie al dialogo e alla sinergia che si è venuta a creare con la stessa Guida Suprema. In pochi anni i Pasdaran hanno sviluppato una prospettiva nel campo politico e in quello economico, creando un sistema clientelare efficientemente sviluppato e capace di infiltrarsi nelle istituzioni del paese; attualmente i Pasdaran, con società che controllano direttamente, hanno “messo le mani” su una parte considerevole dell’apparato economico iraniano. Ciò è potuto succedere anche grazie ad una “alleanza” indiretta che esiste con la Guida Suprema Khamenei. Questo si è verificato perché l’establishment iraniano, vicino alla Guida Suprema e ai Pasdaran, necessita di conservare le sue posizioni all’interno degli apparati istituzionali per mantenere il potere. I Pasdaran propagandano l’esistenza di una minaccia esterna, che sia vera o immaginaria, che giustifichi la loro posizione per preservare gli ideali rivoluzionari e mantenere il sistema dualistico di potere dell’Iran. Il rapporto indiretto tra Khamenei e gli organi paramilitari della Repubblica Islamica collega l’istituto della Guida con il cosiddetto “Deep State” Iraniano, rappresentato dalle fondazioni religiose (bonyad) e dai comitati di assistenza (komite). Questi organi parastatali, che sono esenti dal regime fiscale, vennero creati per realizzare gli ideali rivoluzionari della dottrina khomeinista e di giustizia sociale ed economica per supportare le fasce sociali più deboli della popolazione. Questa loro natura li ha resi veri e propri organi semi-statali, come la fondazione che assiste anche i veterani di guerra (bonyad-e mostazafin va janbazan) del conflitto Iran-Iraq 1980-1989. Le stesse forze politiche iraniane sfruttano questo Stato Profondo per influenzare le scelte della Guida Suprema anche in politica estera e per tentare di modificare, in alcuni casi, lo stesso sistema politico di Teheran. Un sistema che mostra sia una stabilità che una instabilità cronica nei confronti dei cambiamenti.

 

La Guida Suprema e i Pasdaran. Il patto per la conservazione del potere nel legame Ali Khamenei-Qassem Soleimani

Nell’architettura istituzionale iraniana esiste un legame segreto ma indissolubile tra la Guida Suprema e i Guardiani della Rivoluzione Islamica, legame che Qassem Soleimani ha rappresentato per anni, fino alla morte avvenuta il 3 gennaio 2020 in un raid statunitense a Baghdad. L’attuale Guida Suprema e l’ex comandante dell’unità speciale Al Quds, al divisione per le operazioni all’estero dei Pasdaran, erano legati da un solido patto di amicizia e di potere.

Soleimani ha rappresentato l’architetto delle aspirazioni egemoniche iraniane nella regione del Medio Oriente. Per l’Iran ha gestito le offensive terrestri delle milizie sciite irachene contro l’Isis nel 2014 e le operazioni militari dell’Iran al fianco delle forze militari di Bashar Al-Assad, giungendo ad illustrare al Cremlino, alla vigilia dell’offensiva russa del 2015, le criticità del conflitto siriano, segnalando quali obiettivi colpire.

Negli ultimi mesi del 2019 Soleimani era impegnato nella gestione delle dure proteste che stavano colpendo l’Iraq, coordinando la repressione portata avanti non solo dalle forze di sicurezza regolari, ma anche dalle milizie filo-iraniane. Per i vertici politico-militari iraniani Soleimani ha rappresentato la punta di diamante della dottrina espansionistica di Teheran nel Medio Oriente. Per la Guida Suprema Ali Khamenei è stato il principale consigliere sulle tematiche di politica estera e un possibile successore alla Presidenza della Repubblica dopo Hassan Rouhani. Il legame Khamenei-Soleimani ha rappresentato in sintesi l’asse tra la Guida Suprema e l’unità paramilitare dei Guardiani, insigniti del ruolo di “protettori” degli ideali khomeinisti della Repubblica Islamica e di “esportatori” del pensiero khomeinista nella regione mediorientale.


“Lo Stato Duale: la struttura istituzionale della Repubblica Islamica di Iran” a cura di Annalisa Perteghella e Tiziana Corda; ISPI.

“Oltre il dualismo conservatori-moderati: una guida alle fazioni politiche della Repubblica Islamica di Iran” a cura di Annalisa Perteghella e Tiziana Corda; ISPI.

Iran’s Revolutionary Guards, Council on Foreign Relations

Gilles Kepel, Uscire dal Caos. Le crisi nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, Raffaello Cortina editore, Milano 2019.

Scritto da
Francesco Cirillo

Frequenta Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università di Roma Tre, segue i settori della geopolitica e strategia militare e dei sistemi geoeconomici. Studioso di storia contemporanea e degli apparati di sicurezza e intelligence, ha come aree di interesse la Russia, l’Asia centrale, l’Asia e il Medio Oriente.

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