Le conseguenze economiche della diseguaglianza
- 02 Giugno 2017

Le conseguenze economiche della diseguaglianza

Scritto da Gianluca Piovani

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Politiche economiche e diseguaglianza

Donald Trump è un buon esempio di quanto descritto. Il neo presidente ha utilizzato molto efficacemente la paura degli immigrati messicani e della stagnazione dell’attività economica per attrarre i voti dei lavoratori e dei disoccupati che si ritenevano penalizzati dalla globalizzazione. Tuttavia un elemento centrale della sua proposta consiste in un piano di tagli alla tassazione delle fasce di reddito più alte e delle imprese. In particolare nel suo programma viene presentata come semplificazione fiscale la riduzione delle aliquote da 7 a 4. La riduzione delle aliquote favorisce relativamente poco chi già paga poche tasse, ovvero i lavoratori più poveri, mentre d’altra parte ha effetti via via più consistenti all’aumentare del reddito. Se fosse applicato quanto previsto nel programma di Trump, l’aliquota marginale per i redditi più elevati crollerebbe dal 39.6% al 25%. Similmente per le imprese: la tassazione dovrebbe diminuire dal 35% al 15%. Tale riduzione non vale solamente per la piccola e media impresa ma anche per le grandi multinazionali come Apple e Google, che già si segnalano per una considerevole capacità di eludere la tassazione sfruttando abilmente le normative fiscali e la concorrenza tra Stati per attrarre le imprese.

Un altro punto rilevante del programma di Trump prevede un aumento della spesa per lavori pubblici. Tuttavia tale risultato è ottenuto non in modo diretto tramite un intervento dello stato nell’economia, ma utilizzando crediti fiscali per le imprese (ovvero un’ulteriore detassazione). Il Presidente, invece, non ha mai fatto mistero di voler abolire il più rapidamente possibile la riforma della sanità di Obama, la quale, per quanto gravata da diversi limiti, estendeva effettivamente la copertura sanitaria a una parte della popolazione che prima non ne beneficiava ed esercitava dunque una funzione di tutela e redistribuzione. Al di là delle apparenze, quindi, rimane l’idea di fondo che lo Stato sia una fonte di costi e di inefficienze mentre il settore privato viene visto come il vero motore che può fornire stimolo all’economia: tagliare le tasse è quindi uno strumento ottimale poiché riduce l’intervento pubblico e contemporaneamente incentiva il settore privato. È però evidente come gli effetti in termini redistributivi di queste politiche vadano nella direzione di un aumento delle diseguaglianze.

Apparentemente il neo eletto Presidente della Repubblica Francese non potrebbe apparire più lontano, nello stile, nei valori e nelle intenzioni, da Donald Trump. Eppure la matrice del programma di Macron non è così diversa: si tratta di politiche di stampo liberista ed avverse alle tipiche istanze della sinistra francese. Il programma di Macron prevede di rivedere le 35 ore lavorative e di eliminare o ridurre le maggiorazioni di stipendio previste per le prestazioni di lavoro oltre le 40 ore. Prevede inoltre -certo- di creare 10,000 nuovi posti di lavoro nella polizia, ma allo stesso tempo di tagliarne 120,000 nelle pubbliche amministrazioni. Ancora una volta lo stato è visto non come uno strumento per redistribuire risorse e temperare le inefficienze di mercato ma come un costo ed un’inutile appendice. Altro punto rilevante del programma di Macron è la riduzione della tassazione per le imprese che dovrebbe passare dal 33% al 25%.

Anche nel caso dell’Italia non sembra che le politiche degli ultimi anni abbiano avuto un carattere redistributivo. Alcune misure economiche molto significative sono state prese senza pianificazione e sulla base delle necessità del momento, per far fronte a scompensi di cassa o alla speculazione in atto contro il paese. In questi casi il metodo più rapido è fare cassa colpendo i soggetti economici più deboli; far pagare chi possiede fortune economiche rilevanti è molto complesso e faticoso perché i grandi patrimoni sono mobili e hanno a disposizione vari strumenti tecnici e legali per eludere la tassazione. Questa sicuramente è una delle ragioni principali che stanno alla base di misure impopolari come la riforma delle pensioni o anche l’abolizione dell’articolo 18. Sono stati effettuati inoltre alcuni tagli di tipo “lineare” alle spese dello stato e al welfare mentre di un reale incremento dell’efficienza e della qualità della spesa (spending review) si sono perse le tracce per strada.

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Scritto da
Gianluca Piovani

Nato nel 1991 a Bologna, ha conseguito la laurea magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica «Il Chiasmo». La sua esperienza lavorativa inizia con ricerca economica in Prometeia e prosegue in Banca di Bologna con la gestione patrimoniale. Attualmente lavora per la multinazionale Crif e si occupa di servizi informatici per banche.

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