La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile

La Libia al bivio fra elezioni e guerra civile

L’occasione della svolta per la Libia sembra avere una data precisa, il 10 dicembre 2018, giorno nel quale si dovrebbero tenere le elezioni unitarie per dare al paese un solo Parlamento e un solo governo, almeno secondo quanto si deduce dalle dichiarazioni rilasciate dopo il vertice di Parigi del 29 maggio scorso.

Ma se sembra esserci una data per le elezioni, a mancare è però quasi tutto il resto. Forse è proprio per questo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante abbia dato il suo sostegno alla proposta di nuove elezioni entro l’anno, non ha ripreso la data.

L’incontro di Parigi, patrocinato dal presidente francese Macron, sembra comunque aver dato nuova enfasi al dialogo fra le varie forze libiche, riuscendo a portare allo stesso tavolo non solo i due principali competitori riconosciuti a livello internazionale, Fayez al-Sarraj, presidente del Governo di accordo nazionale, e Khalifa Haftar, generale dell’Esercito nazionale libico e uomo forte del governo di Tobruk, ma anche altre due fondamentali pedine sullo scacchiere libico: Khaled al-Mishri, esponente dei Fratelli Musulmani e presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, e Aguila Salah, presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk.

La dichiarazione finale prodotta a Parigi inoltre non ha solo fissato una data potenziale per le elezioni, ma ha anche sancito l’impegno ad unificare le principali istituzioni ora divise (Parlamento, Banca Centrale ed Esercito) e ad accordarsi su una “base costituzionale” su cui impostare le elezioni. Ciò nonostante nessuno dei contendenti ha ancora ufficialmente posto la firma sul documento, preferendo prima confrontarsi ognuno con le proprie istituzioni di riferimento.

A suscitare le perplessità maggiori è infatti la possibilità di un accordo sulla base costituzionale e la legge elettorale. Le principali opzioni sembrano ad oggi appoggiarsi alla costituzione esistente e accordarsi su di una legge elettorale compatibile oppure adottare per referendum il nuovo progetto costituzionale, una scelta che trova ad oggi il sostegno delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana, nonché dei Fratelli Musulmani di al-Mishri, ma vede una decisa opposizione della commissione elettorale tripolina presieduta da Emad al-Sayeh.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’incontro di Parigi

Pagina 2: Piccoli passi nel dialogo libico

Pagina 3: Gli attori principali in campo in Libia

Pagina 4: Il mosaico del conflitto in Libia


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Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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