Made in China 2025: sarà la Cina a guidare la prossima rivoluzione industriale?
- 29 Aprile 2019

Made in China 2025: sarà la Cina a guidare la prossima rivoluzione industriale?

Scritto da Arianna Papalia

10 minuti di lettura

Nel maggio 2015 è stato annunciato dal Consiglio di Stato Cinese il “Made in China 2025” (中国制造2025, Zhōngguó zhìzào èrlíng’èrwǔ), il piano programmatico di implementazione industriale che porta con sé ambizioni elevatissime e si inserisce in un contesto globale di corsa al potenziamento tecnologico, di cui l’iniziativa strategica tedesca “Industrie 4.0” è il primo e forse più noto esempio. Nel 2013, infatti, le raccomandazioni promosse da un gruppo di esperti del governo federale tedesco, volte ad avviare una nuova fase di sviluppo tecnologico in Germania, furono definitivamente accolte da alcune associazioni di categoria. Nasceva così la “Plattform Industrie 4.0”, una piattaforma che avrebbe coordinato lo sforzo innovativo tedesco, coinvolgendo imprese, associazioni, scienziati e politologi. Il prospettarsi di un futuro altamente digitalizzato ha spinto moltissimi paesi, come il Giappone e più recentemente anche l’Italia, ad investire in ricerca e sviluppo con l’ambizione di dare un proprio contributo a quella che si sta conformando come una nuova rivoluzione industriale. Quale sarà il ruolo della Cina in questa nuova fase storica dello sviluppo tecnologico mondiale? La sua economia reggerà lo sforzo innovativo? Ma soprattutto, la sua struttura statale sarà in grado di coordinare il complesso progetto? Numerose sono le potenzialità che contraddistinguono il paese, tra cui la centralizzazione del potere e dello sforzo produttivo sembra la più rilevante, ma la corsa del Dragone non è sgombra da ostacoli, mentre Stati Uniti, Germania e Giappone corrono già veloci, centinaia di metri avanti alla Cina.


Klaus Schwab, il fondatore del World Economic Forum,  è tra coloro che hanno teorizzato il delinearsi di una quarta rivoluzione industriale nella nostra era.[1]  Intelligenza artificiale, nuove tecnologie, Internet of Things, 5G sembrano essere le parole chiave di questa nuova fase storica che si apre all’orizzonte in cui le nostre vite vedranno un’integrazione ulteriore con le tecnologie informatiche. Esattamente come era successo per la prima, la seconda e la terza rivoluzione industriale, rispettivamente a metà del Settecento, a fine Ottocento e nella seconda metà del Novecento,[2] anche questa rivoluzione potrebbe destrutturare la nostra concezione di lavoro, di produzione e di vita.[3]

L’affiorare di questa nuova realtà si è preannunciata già nel 2013 in Germania, con il lancio di “Plattform Industrie 4.0”, una piattaforma per il coordinamento dell’implementazione tecnologica del Paese avviata grazie alle raccomandazioni di alcuni esperti del governo federale tedesco con l’obiettivo di realizzare una produzione industriale “computer integrated”, ad altissima integrazione tecnologica, e di creare un sistema informatico in grado di interagire perfettamente con l’ambiente fisico circostante.[4]

Nel 2015 anche il Consiglio per gli Affari di Stato cinese ha annunciato il “Made in China 2025”, un piano strategico decennale con l’obiettivo di rendere il Paese di Mezzo leader globale della manifattura ad alto valore aggiunto entro l’orizzonte temporale del 2025.

Il piano industriale viene concepito già nel 2013 per iniziativa del CAE (Accademia Cinese di Ingegneria) in collaborazione con il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione (MIIT).[5] Le due importanti istituzioni patrocinano un gruppo di ricerca costituito da 50 studiosi e 100 esperti al fine di evidenziare le potenzialità cinesi in nel campo del manifatturiero ad alto valore aggiunto. I risultati degli studi vengono sistematizzati nell’audace piano programmatico e dal quel momento in poi sono 10 i settori chiave in cui la Cina sta concentrando i suoi sforzi produttivi:

  1. Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT);[6]
  2. Le macchine a controllo numerico (MCN) e la robotica; [7]
  3. Equipaggiamenti aeronautici ed aereospaziali;
  4. Attrezzature di ingegneria marittima e fabbricazione di navi ad altissima tecnologia;
  5. Equipaggiamento ferroviario avanzato;
  6. Veicoli a risparmio energetico;
  7. Miglioramento delle capacità energetiche degli impianti industriali e del paese;
  8. Nuovi materiali;
  9. Biotecnologie e dispositivi medici ad alte prestazioni;
  10. Macchine e attrezzature agricole.

Puntando su questi comparti industriali la Cina rilancia alcuni degli obiettivi già presenti nel tredicesimo piano quinquennale (2016-2020), che aveva definito la necessità di un avanzamento tecnologico ed il ripensamento del modello di sviluppo cinese, annunciando l’ingresso del paese in una nuova fase dello sviluppo economico definito “New Normal”.[8] Con il rallentamento della crescita cinese, infatti, e la difficoltà a far assorbire, all’interno così come all’estero, l’ingente capacità produttiva del Dragone, il paese ha avvertito l’esigenza di avviare una conversione della produzione da un regime a carattere “quantitativo” ad uno più “qualitativo”.

È in questa ottica che il tredicesimo piano quinquennale o il Made in China 2025 provano a dare un impulso programmatico al comparto industriale cinese nel tentativo di spingere più in alto sulla catena del valore globale la manifattura cinese e avvicinarsi così agli standard dei grandi paesi industrializzati.

Il Made in China 2025 sceglie, quindi, dei comparti chiave su cui focalizzarsi per assicurare al paese un vantaggio competitivo nella corsa all’avanzamento tecnologico. I 10 settori sopra menzionati rappresentano insieme il 40% della produzione manufatturiera cinese ad alto valore aggiunto: investire nel loro potenziamento significherebbe dare una spinta enorme all’industria high value cinese.

I target di sviluppo sono poi dettati dal “Made in China Major Technical Roadmap”, un Libro Verde che scandisce con precisione gli obiettivi di crescita e lo share di mercato da raggiungere nei settori strategici indicati. Come affermato nel report della Camera di Commercio degli Stati Uniti, l’industria cinese “seguirà la mano visibile del Libro Verde, piuttosto che operare secondo la mano invisibile del mercato”.[9]

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: La manifattura cinese

Pagina 2: RoadMap Made in China 2025

Pagina 3: Limiti e potenzialità del Dragone


[1] Klaus Schwab, The Forth Industrial Revolution (World Economic Forum, 2016).

[2] Stefano Battilossi, Le rivoluzioni industriali, Carocci, Roma, 2002; Jeremy Rifkin, La terza rivoluzione industriale: come il “potere laterale” sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo, traduzione di Paolo Canton, collana Oscar Mondadori, Arnoldo Mondadori Editore, 2011.

[3] A tal riguardo, in un’intervista concessa a Rai News da Brad Smith, il presidente di Microsoft affermava: “Stiamo arrivando al punto in cui alcuni settori i computer possono ragionare bene come le persone […] Se considerate la capacità del computer di gestire dati rapidissimamente, […] i computer hanno superato le capacità dell’essere umano […] Il futuro  del lavoro è […] rivolgersi all’intelligenza artificiale per quello che può e sa fare, questo significa cambiamenti nel lavoro. [… ] Sarà un cambiamento enorme, cambiamenti che creano nuove opportunità però.” “Brad Smith, presidente Microsoft: intelligenza artificiale, sfida per il lavoro del futuro”, Rai News, 14 febbraio 2019.

[4]Industrie 4.0, Federal Minister of Economic Affair and Energy.

[5]U.S. Chamber of Commerce, Made in China 2025: Global Ambitions Built on Local Protections”, U.S. Chamber of Commerce.

[6]“ICT (Information and Communication Technologies): Tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni”.

[7]“Le macchine CNC (computer numerical control in inglese), o MCN (macchine a controllo numerico), sono oggi molto diffuse e impiegate in quasi ogni campo della meccanica. Esse rappresentano l’evoluzione delle macchine CN, perché permettono il controllo numerico diretto da un computer esterno (CNC). I vantaggi delle macchine CNC su quelle manuali sono i tempi di lavoro molto ridotti e la precisa ripetibilità della lavorazione, che permette di abbassare molto i costi unitari e ottenere una qualità superiore e uniforme.”

[8] Michel Aglietta & Guo Bai, “China’s 13th Five-Year Plan. In Pursuit of a ‘Moderately Prosperous Society’”, CEPII, 2016.

[9] Ivi, 12.


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Scritto da
Arianna Papalia

Laureata in Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma e in Scienze internazionali - inidirizzo China and Global studies - presso l'Università degli Studi di Torino e la Beijing Foreign Studies University. Attualmente vive, studia e lavora a Pechino. Ha collaborato con una casa editrice e con numerose riviste online.

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