“Medio Oriente. Una storia dal 1991 a oggi” di Marcella Emiliani
- 05 Luglio 2021

“Medio Oriente. Una storia dal 1991 a oggi” di Marcella Emiliani

Recensione a: Marcella Emiliani, Medio Oriente. Una storia dal 1991 a oggi, Laterza, Roma-Bari 2012 (III rist. 2018), pp. 340, 25 euro (scheda libro)

Scritto da Elisa Sabbadin

5 minuti di lettura

In un settore come quello della storia e della politica internazionale, in cui molte voci si affastellano e si sovrappongono, si inserisce in maniera garbatamente dirompente l’operato della professoressa Marcella Emiliani. Vincitrice del premio SISSCO – Società italiana per lo studio della storia contemporanea nel 2013, Medio Oriente. Una storia dal 1991 a oggi, insieme al primo volume (Medio Oriente. Una storia dal 1918 al 1991), è la prova di come anche la storiografia italiana si sia aperta alla storia globale. Questa tuttavia non va intesa meramente come storia riguardante il mondo intero, bensì come analisi storica nella quale fenomeni ed eventi vengono inseriti in contesti globali, superando così i confini delle nazioni stesse prese in esame.

Nel manuale, infatti, tutti campi d’indagine contribuiscono in modo concertato a creare non una “singola master narrative” ma una storia fatta di analisi multiple inserite coerentemente in quella che poi diventa una cornice interattiva comprendente considerazioni sociologiche, antropologiche, politiche e storiche.  Ciò che ne emerge è un’analisi su più livelli che ripercorre, in ottica quasi comparatistica, Paese per Paese la storia del Medio Oriente contemporaneo inserendola all’interno di un racconto più ampio che include la ricerca su temi comuni all’intera area. Il sottile filo rosso che tiene unite entrambe le narrazioni è il ruolo identitario “dell’Altro” nel corso della storia. Anch’esso viene analizzato secondo un triplice punto di vista: uno studio verticale per quanto riguarda il rapporto tra governanti e governati, un’analisi orizzontale per il rapporto tra Stati mediorientali e, infine, una sintesi trasversale per il rapporto tra Stati mediorientali e il contesto internazionale. Questa decisione si inserisce all’interno di quella svolta sociologica della storia, ampiamente supportata dalla Emiliani, che ha fatto sì che si potesse prestare maggior attenzione al modo in cui le caratteristiche della società e degli individui influenzano il comportamento tra gli Stati e all’interno di essi. Non che la questione identitaria sia mai totalmente sparita dalle analisi storiografiche, ma essa torna con una certa forza nell’opera della Emiliani.

 

Il capello di Muawiya

Se ci fosse la possibilità di riassumere, seppur superficialmente, con una sola perifrasi la politica interna ed estera degli Stati medio orientali a partire dagli anni Novanta del Novecento, sarebbe sicuramente questa. Un capello è fragile e, come è noto, con la minima pressione si spezza. Ugualmente delicata è la relazione domestica tra governanti e governati e quella estera tra Stati: il rischio di fitna (anarchia) che deriva dal rompersi di questo rapporto è uno spettro che si aggira per tutto il Medio Oriente ed è andato esacerbandosi con la fine della Guerra Fredda, culminando poi con le “Primavere arabe”. Partendo da questo presupposto, la professoressa Emiliani, nel suo secondo volume, ripercorre i tentativi fatti a partire dagli anni Novanta nella regione MENA per rendere concreta la possibilità di inserire l’Islam in una proposta politica alternativa e, soprattutto, duratura. L’autrice analizza tutti i limiti e le incongruenze di uno sviluppo politico ed economico distorto attraverso un volume redatto in 6 capitoli, divisibili per tematica in 3 macro-aree che, insieme, riescono a dare una panoramica ben approfondita ed organizzata della storia del Medio Oriente dal 1991 all’esordio delle Primavere arabe.

 

Le disillusioni di fine millennio  

Con la fine della Guerra fredda si è auspicato che nel Medio Oriente si potesse giungere ad un utopico nuovo ordine internazionale, una “palingenesi” che, attraverso processi di democratizzazione e liberalizzazione economica, avrebbe dovuto spegnere tutti i focolai di conflitto in queste regioni “calde” ma strategiche per l’Occidente. Nella realtà, invece, a partire dal 1990, questa ricerca della pace internazionale non solo si rivelò un nulla di fatto, ma creò la base di partenza per una serie di reazioni a catena basate su disillusioni e nuovi conflitti che sfociarono soltanto negli anni Duemila nelle Primavere arabe. I nuovi processi di democratizzazione, in buona parte guidati dalla non così tanto invisibile mano occidentale, ottennero spesso il solo risultato di dare ancora più forza ai regimi in carica, desiderosi di non rinunciare al proprio monopolio del potere. L’assenza di democrazia, insieme allo scarso sviluppo di sistemi economici in larga parte basati su corruzione e clientelismo, fece sì che la tanto agognata pace venisse sostituita da un perpetuarsi di instabilità generale e da una crescente presenza di movimenti islamisti radicali. 

 

Islam e democrazia: Maghreb e Machrek 

Considerato periferico al conflitto israelo-palestinese e ancora sotto influenza europea, il Maghreb è da sempre poco considerato rispetto alle altre regioni del Medio Oriente. Dopo essere stato per anni percepito come un’area meno “calda” e tutto sommato tranquilla, ha fortemente smentito questa concezione con la fine della Guerra fredda. Infatti, l’emergere dell’islamismo nel Maghreb ha fatto scoprire come anche i partiti islamisti potessero diventare partiti di massa, partecipare alle elezioni e costruire democraticamente uno Stato islamico. L’islamismo del Maghreb rispetto a quello del Machrek ha radici storiche ben definite che risalgono al colonialismo europeo. Infatti, l’Islam è stato considerato come una barriera all’inculturazione straniera e uno strumento di decolonizzazione per riappropriarsi di quell’identità perduta dopo decenni di colonialismo. Nel Maghreb, quindi, l’Islam ha una continuità storica nello State e Nation-building post-coloniale come testimonia l’emergere di forti spinte islamiste radicali in quest’area. Nel Machrek le formazioni islamiche hanno origini lontane e, a partire dagli anni Novanta, hanno dovuto dimostrare abilità di adattamento e pragmatismo per sopravvivere alle vicissitudini del fallito processo di pace arabo-israeliano-palestinese. In un contesto opaco e dominato da numerosi tentativi di strumentalizzazione da parte di varie potenze, le formazioni islamiste sono giunte alla decisione di partecipare al gioco democratico nei limitati spazi concessi dalle condizioni politiche.

 

11.09.2001: dalla lotta al terrorismo alle Primavere arabe 

La terza e ultima macro-area prende avvio dall’attacco terroristico dell’11 settembre e giunge sino al presente. La Emiliani qui sottolinea più volte come l’onda emotiva di un avvenimento che non aveva mai avuto precedenti abbia influenzato le scelte politiche dell’Occidente. Il nuovo nemico, infatti, non solo era completamente sconosciuto ma portava con sé l’idea che fosse invincibile e per questo meritasse una “congrua risposta”. La minaccia, che poteva essere ed era reale, è stata però sovra-dimensionata sia a livello statale che internazionale, soprattutto dagli Stati Uniti ai quali si è poi aggiunta l’Europa. È quindi utile la scelta di aggiungere un intero capitolo riguardante il bilancio della “lotta globale al terrorismo”, i faticosi percorsi verso la democrazia in Afghanistan e in Iraq, la questione dei Territori Palestinesi, “l’onda verde” in Iran e le motivazioni e punti deboli delle Primavere arabe.

 

Conclusioni 

Medio Oriente. Una storia dal 1991 a oggi, insieme al primo volume, è in grado di offrire anche al lettore non esperto un’immagine esaustiva, approfondita e precisa della storia della regione mediorientale e del Maghreb. Va sottolineato come la professoressa Emiliani abbia dato un taglio politico e sociologico a un manuale storico, rendendolo un’opera completa, multidisciplinare e sicuramente consigliata anche, e soprattutto, a chi si avvicina allo studio del Medio Oriente per la prima volta. Inoltre, sono eccellenti gli spunti bibliografici posti alla fine di ogni capitolo: riescono a stimolare nuove letture e danno la possibilità di approfondire temi che, per ovvie necessità editoriali, non hanno potuto essere trattati ancor più nel dettaglio rispetto a quanto non sia stato già fatto dall’autrice.

A differenza del primo volume, che non aveva una “tesi” ben definita e il cui fine era puramente didattico, questo libro aggiunge come obiettivo quello di far capire l’importanza del ruolo dell’altro nelle relazioni internazionali. Un fine non puramente divulgativo, quindi, portato avanti nella maniera più neutrale possibile, senza utilizzare una visione occidentale, privilegiando invece quella “neutrale” della storia. Quello di cui si sente la mancanza è, però, un approfondimento adeguato sul Levante (fatta esclusione per Palestina, Israele e Libano) ma soprattutto di un accenno alle Monarchie del Golfo. Lo studio dell’islam politico è stato principalmente limitato a quegli Stati, più o meno democratici, in cui i partiti islamisti possono partecipare alle elezioni parlamentari o in cui tali organizzazioni costituiscono un potente movimento sociale. Purtroppo, come in letteratura, anche questo manuale prosegue lungo questo percorso non dando la doverosa importanza all’Islam politico nei rentier state del Golfo. In ultima analisi, pur raccontando gli eventi in ordine cronologico, si può ritenere che questo volume nasconda al suo interno una struttura circolare: le domande di partenza, infatti, non trovano una risposta univoca all’interno del manuale e, anzi, vengono riproposte alla fine del libro. Marcella Emiliani riesce, così, a fare da apripista ad altre analisi e domande alle quali solamente “la prassi politica potrà fornire una risposta”.

Scritto da
Elisa Sabbadin

Dopo una laurea magistrale alla School of Oriental and African Studies a Londra, dal 2020 è PhD candidate in Economics and Management presso l'Università degli Studi di Padova, dove si occupa di innovazione e finanza.

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