“Medioevo nordico” di Francesco D’Angelo
- 28 Luglio 2026

“Medioevo nordico” di Francesco D’Angelo

Recensione a: Francesco D’Angelo, Medioevo nordico. La Scandinavia dall’età delle migrazioni alla Riforma protestante, Carocci, Roma 2025, pp. 224, 19 euro (scheda libro)

Scritto da Andrea Raffaele Aquino

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L’espansione dei confini spaziali e temporali della disciplina medievistica ha, già da tempo, incrinato l’immagine di un Medioevo monolitico schiacciato sulla latinità e sulla cristianità occidentale, consentendo una rielaborazione complessiva di un oggetto storiografico ormai riconosciuto come policentrico e plurale.

Se la dimensione mediterranea del Medioevo ha ricevuto negli ultimi decenni attenzioni costanti, diventando uno dei principali terreni di sperimentazione comparativa, altre aree continuano a occupare una posizione liminale, inserite nel contenitore del Medioevo, ma non pienamente integrate nelle sue narrazioni dominanti. È il caso, nello specifico, della Scandinavia, spazio geografico e culturale a lungo percepito come periferico rispetto alle grandi dinamiche politiche, religiose ed economiche dell’Europa medievale.

Su questo terreno si collocano le ricerche di Francesco D’Angelo, ricercatore in Storia medievale alla “Sapienza” Università di Roma, già autore de Il primo re crociato. La spedizione di Sigurd in Terrasanta (Laterza 2021), che con il nuovo Medioevo nordico. La Scandinavia dall’età delle migrazioni alla Riforma protestante, uscito per Carocci a ottobre 2025, propone una sintesi ampia, aggiornata e accessibile della storia medievale scandinava, svincolata dall’immagine di appendice “esotica” di un Medioevo continentale e dominata da vichinghi, razzie e mitologia pagana.

“Quale Nord”? E soprattutto “Quale Medioevo”? Sono queste le domande che l’autore pone fin dalle prime pagine del volume, dimostrando consapevolezza metodologica e attenzione alla natura problematica delle categorie impiegate. La questione non è puramente terminologica: definire cosa sia il “Nord” implica infatti stabilire i confini geografici, culturali e persino simbolici di un’area estremamente articolata.

Il coronimo Scandinavia, di origine probabilmente germanica, possiede due accezioni: una, geografica, che include Norvegia, Svezia ed estremità nord-occidentale della Finlandia; l’altra, culturale, più ampia, comprende anche Danimarca, Islanda, Isole Fær Øer e Groenlandia. La scelta di D’Angelo di parlare di Nord mostra la sua volontà di adottare, almeno in questo testo che parla anche al grande pubblico, quest’ultima prospettiva.

In tale area la periodizzazione tradizionale del Medioevo europeo appare poco efficace. La data con cui comunemente comincia canonicamente il Medioevo “latino”, il 476, coincidente con la fine dell’Impero Romano d’Occidente, risulta infatti quasi irrilevante per le società nordiche. In quel periodo la Scandinavia stava vivendo la piena età del ferro, caratterizzata da mobilità, frammentazione politica e continui fenomeni migratori e il primo grande spartiacque viene considerato il celebre attacco all’abbazia di Lindisfarne nel 793, l’inizio dell’età vichinga o età delle invasioni.

Questa razzia, che la storiografia ottocentesca e novecentesca aveva trasformato in un evento inaugurale assoluto, è stata comunque da tempo riconsiderata e inserita all’interno di processi più ampi, legati alla crescente mobilità dei popoli del Nord e alla ricerca di nuovi spazi commerciali, politici ed economici.

D’Angelo insiste sul ridimensionamento dell’immagine stereotipata del vichingo, che, nel senso comune, designa lo scandinavo tout court; il termine invece indicava esclusivamente una parte della popolazione impiegata nelle spedizioni di razzia. Smentendo l’idea comune di un’epoca barbara, l’autore dimostra la straordinaria innovatività degli scandinavi di questo periodo, che alla guerra alternavano intensi contatti commerciali e culturali.

Guidati dalle opportunità di guadagno, essi si mossero verso Oriente (Austrvegr), approdando nell’impero Bizantino – dove costituirono la celebre guardia variaga – e addirittura nel califfato di Baghdad, e verso Occidente (Vestrvegr), l’Inghilterra, la Normandia, che proprio ai “normanni”, gli uomini del Nord, deve il suo nome, ma anche le coste iberiche e il Mediterraneo, fino all’Italia meridionale. La natura connettiva di queste esperienze emerge con estrema chiarezza, nella declinazione di una Scandinavia come spazio inserito nelle reti economiche e culturali continentali e marittime e di un Medioevo, se non globale, quantomeno mediterraneo.

Di interesse anche la riflessione concernente la formazione delle monarchie nordiche e il processo di cristianizzazione dell’area, né lineare, né rapido, esito di negoziazione tra pratiche tradizionali e nuove forme religiose con residualità pagane piuttosto resistenti e socialmente interessanti. In questo contesto si colloca la partecipazione scandinava alle crociate, tema già affrontato da D’Angelo in precedenza. Tra le figure ricordate emerge il celebre Sigurdr Jorsalafari, “il Gerosolimitano”, sovrano norvegese che raggiunse la Terrasanta nel 1110. Sarebbe poco realistico scambiare queste esperienze episodiche con un progetto mediterraneo delle monarchie nordiche, ma esse risultano indicative dell’integrazione della Scandinavia nelle dinamiche religiose e politiche dell’Europa cristiana.

I progetti di Grande Scandinavia, formalizzati con l’Unione di Kalmar (1397-1523) che accorpava i regni di Danimarca, Norvegia e Svezia sotto un unico monarca, e la diffusione della Riforma Protestante (1517) segnano il punto conclusivo dell’esperienza medievale nordica e, conseguentemente, della trattazione di D’Angelo.

Accanto alla narrazione diacronica, il volume dedica ampio spazio agli aspetti culturali e sociali della cultura nordica, esaminando l’evoluzione della struttura sociale, la condizione femminile, il rapporto tra residualità pagane e novità del cristianesimo, la poesia, la mitologia e la letteratura nordica nella diacronia. La dimensione letteraria viene integrata all’interno della ricostruzione storica, evitando il rischio di separazioni rigide tra filologia e storia che ha spesso caratterizzato gli studi sul Nord.

Un ulteriore elemento di interesse riguarda il rapporto tra divulgazione e ricerca scientifica. D’Angelo mostra infatti attenzione anche verso le rielaborazioni contemporanee del mondo scandinavo, dai prodotti televisivi – come la fortunata serie Vikings – fino alla cultura videoludica. Pur facendo esclusivamente brevi riferimenti al tema, l’autore evidenzia alcune distorsioni ideologiche e narrative che caratterizzano le rappresentazioni moderne, anche se quest’ultime risultano funzionali per avvicinare i non addetti ai lavori al Medioevo. L’alternanza di ritmo tra ricostruzione diacronica e approfondimenti tematici, che spezza alcuni passaggi necessariamente densi di dati ed eventi, rende il testo particolarmente gradevole tanto per gli specialisti quanto per studenti e curiosi che si approcciano al problema per la prima volta.

In conclusione, il principale pregio di questo libro è quello di scardinare la Scandinavia da quell’isolamento lungamente riservatogli dalla storiografia medievistica e di considerarla, se non il centro, quantomeno una delle aree comunque costitutive di un fenomeno complesso, eterogeneo e stratificato, un crocevia di culture, religioni, tradizioni, popoli differenti che merita uno studio approfondito.

Ragionare sul Medioevo nordico non configura un mero esercizio di stile, ma un vero e proprio ribaltamento di prospettiva, che vale la pena approfondire. Naturalmente, non mancano temi che meriterebbero maggior spazio, ma la necessità di sintesi imposta dall’agilità di un volume destinato anche a un pubblico di curiosi permette poco margine per sviluppare ulteriori linee di analisi, sulle quali l’autore ha già fornito abbondanti risultati nella sua produzione scientifica.

Il libro Francesco D’Angelo rimane così un efficace ponte in grado di stimolare la curiosità e fornire alcune risposte al pubblico generalista e agli studenti, allo stesso tempo aggiornando gli specialisti sulle tendenze più recenti, mediante un apparato di note essenziale ma puntuale.

Scritto da
Andrea Raffaele Aquino

Dottorando in Storia, Antropologia, Religioni, curriculum medievistico, alla “Sapienza” Università di Roma. Si è diplomato presso la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Roma. È inoltre membro della Consulta Giovanile del Pontificio Consiglio della Cultura.

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