“Partiti di carta” di Marino De Luca

Partiti di carta

Recensione a: Marino De Luca, Partiti di carta. Leader, iscritti ed elettori nella politica contemporanea, Roma, Carocci editore, pp. 106, 12 euro (scheda libro).


L’uscita del libro Partiti di carta. Leader, iscritti ed elettori nella politica contemporanea avviene nel contesto dello scenario post-elettorale italiano del 4 marzo 2018 e contribuisce a chiarificare la dimensione dei mutamenti della politica italiana, soprattutto in rapporto alla notevole crescita di sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali.

Il testo analizza l’organizzazione-partito a tuttotondo, a partire da una considerazione iniziale chiave: l’aumento della formazione di nuovi partiti e liste. Infatti, dal 1992 ad oggi, in riferimento ai dati delle elezioni politiche (p.10), l’autore evidenzia l’alto numero di nuove formazioni partitiche, che ha raggiunto il suo culmine nel 1994 e nel 2013. Alcune di queste formazioni hanno svolto un ruolo fondamentale all’interno dello scenario politico, altre sono scomparse successivamente alla competizione elettorale. Per descrivere questo fenomeno, l’autore utilizza l’espressione «Partiti di carta». Si tratta di un’eloquente denominazione riferita ai moderni partiti, o post-partiti perché testimoni attivi dell’età post-ideologica, che altro non sono che formazioni certificate su carta, su presunte mappe, e rappresentano realtà inconsistenti costruite intorno alla fluidità contemporanea riempendo luoghi reali o immaginari, svuotati sistematicamente dopo il loro breve passaggio (p.9). Il moderno partito ha operato all’interno della scena politica italiana degli ultimi venticinque anni, facilitando la crisi di fiducia nei confronti della politica, in parte anche attraverso l’antipolitica, in un sistema che ne ha, in qualche modo, rafforzato la funzionalità, sullo sfondo, evidentemente, dei grandi mutamenti nel campo della comunicazione.

L’allontanamento progressivo dei partiti dalla vita dei cittadini e il ridimensionamento delle dinamiche del voto sono legati ad una riduzione del peso ideologico di cui tali partiti si facevano portatori. L’obiettivo fondante del libro sembrerebbe essere quello di riflettere sulla dimensione attuale del partito e comprenderlo attraverso l’analisi del sistema partitico del XIX e XX secolo, rintracciandone le componenti organizzative. Da un lato, dunque, l’autore tratteggia la dimensione organizzativa, per così dire, esterna al partito (capitolo 1) focalizzata sul riconoscimento dello stesso da parte della collettività, in termini di radicamento sociale; dall’altro lato individua una dimensione interna al partito (capitolo 2) vale a dire il modo con cui lo stesso si organizza o si adatta in termini di coesione interna, dove emerge chiaramente il ruolo della leadership, nel quadro di quella che è stata teorizzata da Manin (1995) come «democrazia del pubblico».

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Partiti di carta

Pagina 2: La (d)evoluzione dei partiti

Pagina 3: La leadership im- mediatizzata

Pagina 4: Democrazia e Democrazie


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Nata nel 1990. Laureata magistrale all'Università di Urbino Carlo Bo, al Corso di Laurea Magistrale in Politica, Società, Economia Internazionali col professor Ilvo Diamanti. Si occupa di comunicazione politica, populismi e autonomismi.

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