“Popolocrazia” di Ilvo Diamanti e Marc Lazar

Popolocrazia di Ilvo Diamanti e Marc Lazar

Recensione a: Ilvo Diamanti e Marc Lazar, Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie, Laterza, Roma-Bari 2018, pp. 176, 15 euro (scheda libro).


Nella lunga serie di pubblicazioni aventi ad oggetto il vasto e a tratti indefinibile argomento “populismo” si è recentemente inserito l’ultimo lavoro di due politologi di lungo corso, Ilvo Diamanti e Marc Lazar, che per l’editore Laterza hanno firmato Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie.

Lungi dal voler rappresentare una summa di stampo accademico delle pubblicazioni più significative sul tema, Popolocrazia, pur avvalendosi di autorevoli spunti, si pone come un originale tentativo di sistematizzare e semplificare per un pubblico vasto la generale questione “populismo” attraverso due fondamentali direttrici: la prima, che significativamente troviamo in apertura (introduzione e capitoli 1, 2 e 3) e chiusura (capitolo 7 e conclusione), è il tentativo non tanto di definire quanto più di circoscrivere e identificare i tratti essenziali del fenomeno (o, meglio, dell’epifenomeno) populista; la seconda è la trattazione delle realtà francese e italiana, ben conosciute dagli Autori, che rappresentano, pur con le loro peculiarità, due significativi ed emblematici rappresentazioni della questione populista.

Pur riconoscendo che “populismo” (un po’ come tutti gli –ismi) sia un termine-contenitore valido per indicare e abbracciare concetti ed esperienze variegati – una “scarpetta […] adatta a piedi di tutti i tipi” (p. 15, riprendendo un intervento di Isaiah Berlin) – ne viene di fatto accettata la validità, anche sulla scorta di quanto recentemente fatto dal politologo inglese Jan-Werner Muller (si veda Cos’è il populismo, Università Bocconi editore 2017, pp. 137).

Partendo, pertanto, dalla considerazione di Berlin secondo cui “una parola molto utilizzata doveva per forza descrivere una realtà” (p. 16), gli Autori scelgono di circoscrivere il fenomeno populista nella sua complessità, con l’intento di “proporre una definizione operativa […]: da una parte, lo sviluppo di movimenti politici che pretendono di incarnare il popolo sovrano e denunciano le élite al potere; dall’altra, la mutazione sostanziale del modo di concepire e fare politica determinata dall’esistenza di questi movimenti, ma anche di altri fattori”.

Si legge nella Introduzione, infatti, che “il populismo, o meglio i populismi […] non sono un problema in quanto tali, ma la manifestazione di un problema democratico. In particolare, con l’espansione del fenomeno considerevole dell’antipolitica, che comporta due grandi aspetti, uno di rigetto verso qualsiasi genere di politica, l’altro di aspirazione a una democrazia diversa”. Rappresentano, pertanto, al contempo tanto una espressione quanto un vettore di metamorfosi fondamentali delle nostre democrazie e della forma di Stato per come l’abbiamo conosciuta sinora, in modo particolare nel Vecchio continente.

Riprendendo il pensiero del politologo Bernard Manin, Diamanti e Lazar illustrano sapientemente come la democrazia del pubblico, emersa tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo in seguito al declino delle culture politiche novecentesche e concretizzatasi nel triplice processo di “personalizzazione, presidenzializzazione e mediatizzazione” (p. 7), stia lasciando il passo alla “popolocrazia”.

Il termine non è un mero espediente linguistico. Già utilizzato pochi mesi or sono dallo stesso Diamanti (si veda “Dalla democrazia alla popolocrazia”, su la Repubblica del 20 marzo 2017), sta a significare, nelle intenzioni degli Autori, il processo di trasformazione della menzionata democrazia del pubblico per effetto della accelerazione della globalizzazione dei mercati su larga scala e per la progressiva perdita di potere di intervento degli Stati-nazione rispetto al capitalismo finanziario e all’ascesa del potere tecnocratico dovuta al processo di integrazione europea.

L’emergere, in poche parole, di quelle che il filosofo Giacomo Marramao definisce con una illuminante espressione potestas indirectae (si veda, in modo particolare, l’opera significativamente intitolata “Dopo il Leviatano”, Bollati e Boringhieri, ult. ed. 2013) sta portando a una radicale trasformazione dello Stato moderno, modificandone (forse intaccandone?) le stesse fondamenta. Il populismo e la trasformazione della democrazia in popolocrazia sarebbero, pertanto, l’epifenomeno di un fenomeno ben più profondo e complesso, la crisi dello Stato democratico liberale.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il populismo o meglio i populismi

Pagina 2: Alle radici della popolocrazia

Pagina 3: La metamorfosi della democrazia in popolocrazia


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Nato a Roma nel 1988, dopo la laurea in giurisprudenza ha esercitato per tre anni la professione di avvocato. Oggi è funzionario pubblico. Mantiene vivi la passione e l'interesse per la politica, il diritto amministrativo, l'attualità e la teoria dello Stato che cerca sempre di analizzare, ove possibile, alla luce della sua formazione giuridica. Collabora con Youtrend, per cui ha contribuito alla stesura del volume "Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni".

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