La presentazione del Rapporto ASviS 2019
- 03 Dicembre 2019

La presentazione del Rapporto ASviS 2019

Scritto da Enrico Cerrini

6 minuti di lettura

Venerdì 4 ottobre è stato presentato il Rapporto 2019 redatto da ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile), che rappresenta una panoramica sullo stato di attuazione dell’Agenda 2030, documento sottoscritto nel settembre del 2015 dai rappresentanti di 193 paesi, riuniti presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si sono impegnati a perseguire, entro il 2030, 17 ambiziosi obiettivi (i cosiddetti Sustainable Development Goals o SDG) per il miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone in tutto il mondo. La presentazione del rapporto ha riscontrato una grande partecipazione di pubblico e testimoniato un perdurante interesse per queste tematiche. Sono intervenuti il Presidente della Camera Roberto Fico, il Commissario europeo agli affari economici Paolo Gentiloni e il Ministro dell’economia e finanze Roberto Gualtieri. L’evento è stato introdotto dal Presidente di ASviS Pierluigi Stefanini, mentre il Portavoce dell’associazione Enrico Giovannini ha tratteggiato i contenuti del rapporto 2019. 

La presentazione del IV Rapporto ASviS

Durante l’ultimo anno il dibattito in materia di sviluppo sostenibile si è svolto con notevole intensità e partecipazione sia da parte del mondo politico che dell’opinione pubblica. A questo proposito grande soddisfazione è stata espressa in apertura dal Presidente di ASviS Pierluigi Stefanini. Il ruolo dei movimenti giovanili come Fridays for future è stato richiamato per la loro possibile azione di stimolo nei confronti dei governi. Al tempo stesso è stato sottolineato come la lettura che nega la realtà dei mutamenti climatici non debba spaventare, ma essere combattuta aumentando la consapevolezza delle persone grazie a un dialogo con la società civile in grado di operare a tutti i livelli.

Ulteriori argomenti contro i negatori del cambiamento climatico sono stati avanzati dal Presidente della Camera Roberto Fico. Secondo i dati presentati l’attuale modello di sviluppo non appare sostenibile né dal punto di vista ambientale né da quello sociale. L’impronta ecologica attuale è annualmente equivalente al “consumo” di 1,7 pianeti, le possibili ripercussioni dei cambiamenti climatici sulla produzione alimentare sono molto serie, mentre la povertà rappresenta tuttora un problema ben lungi dall’essere risolto. Va però al tempo stesso rilevato come i primi segnali di consapevolezza stiano emergendo a tutti i livelli: i meeting internazionali iniziano a trattare i temi dello sviluppo sostenibile, gli studenti scioperano per il clima e da parte degli operatori economici vi è una crescente attenzione al tema della sostenibilità.

Nel corso del dibattito è stato sottolineato come, nel discorso tenuto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in occasione del voto di fiducia, si potesse riscontrare una significativa consapevolezza politica del tema. Von der Leyen ha infatti recepito alcune delle proposte lanciate da ASviS, dando anche corso ad atti concreti, introducendo ad esempio un Commissario per l’uguaglianza e fornendo ai due Vicepresidenti esecutivi la delega ai cambiamenti climatici e al salto tecnologico verso l’Europa digitale. Nelle lettere di incarico ai Commissari la Presidente della Commissione ha inoltre specificato le responsabilità di ciascuno di essi in relazione all’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile. In particolare, nella lettera di incarico a Paolo Gentiloni è contenuta l’indicazione della necessità di rileggere il semestre europeo[1] nell’orizzonte dell’Agenda 2030.

Nel progetto della Presidente von der Leyen è presente la prospettiva del green new deal, piano che prevede l’ambizioso obiettivo di rendere l’Europa il primo continente a neutralità climatica, attraverso il sistematico impiego delle energie rinnovabili in sostituzione dei combustibili fossili. È prevedibile tuttavia che il piano incontrerà significative resistenze in fase di applicazione, essendo i governi i soggetti deputati alla sua realizzazione. Alcuni problemi sono già emersi: i ministri dello Sviluppo economico hanno posticipato l’applicazione della tassonomia delle attività economiche eco-compatibili[2]. Per quanto riguarda il governo italiano insediatosi a settembre 2019, le dichiarazioni ufficiali sembrano mostrare la sensibilità di questo esecutivo nei confronti delle sfide globali in materia di sviluppo sostenibile.

Lo stato dell’arte

La relazione dal portavoce di ASviS ed ex Ministro del lavoro, Enrico Giovannini, ha teso a delineare uno stato dell’arte in materia di sviluppo sostenibile. Il quadro descritto è a luci e ombre: la situazione peggiora da un punto di vista oggettivo, a fronte tuttavia di un maggiore coinvolgimento e sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei governi. Tra i vari elementi riportati, significativo è l’aumento dei conflitti e del numero di persone che soffrono la fame rispetto al 2015[3]. I cambiamenti odierni alimentano spesso, d’altronde, un atteggiamento nostalgico nei confronti di un passato percepito come migliore e, in alcuni casi, alimentano la diffusione delle tesi di negazione della realtà del cambiamento climatico.

Se si guarda all’Europa, questa rappresenta oggi, secondo i dati, il luogo più sostenibile al mondo, per quanto non ancora indirizzata verso un sentiero di sviluppo pienamente sostenibile. Nel quadro di un’analisi di ASviS, i 100 indicatori diffusi da Eurostat sono stati sintetizzati in 16 indicatori aggregati, suddivisi per singoli paesi. Dall’analisi di tali indicatori emergono significative differenze regionali, soprattutto in materia di povertà e biodiversità. Il quadro che viene delineato è quello di uno sviluppo a macchia di leopardo, come avviene anche nel nostro Paese, che si classifica nelle retrovie per numerosi indicatori, ma ottiene ottimi risultati nei campi dell’energia pulita e della produzione sostenibile.

Sebbene gli indicatori mostrino buoni risultati nell’utilizzo di energie rinnovabili, manca in Italia una legislazione in materia di consumo di suolo, che è nel nostro Paese ai livelli più alti in Europa. In alcuni casi, gli indicatori possono fornire risultati fuorvianti, ad esempio per quanto riguarda il goal 17 in materia di cooperazione internazionale che aumenta, trainato dalla spesa per i rifugiati, quando in realtà diminuiscono gli aiuti allo sviluppo. In relazione ai target fissati per 2020 si registrano risultati incoraggianti in materia di accesso a Internet, mentre appare difficile il raggiungimento degli obiettivi relativi alla diminuzione del numero di NEET e o di morti per incidenti stradali.

L’Italia possederebbe, secondo il Presidente della Camera Fico, gli strumenti per attuare l’Agenda 2030, ma non sarebbe in grado sfruttarli. Gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) sono stati, ad esempio, già inseriti nella pianificazione economica[4], è stata istituita la cabina di regia Benessere Italia e a febbraio di ogni anno è prevista la verifica dell’impatto della legge di bilancio sui BES. Sarebbe dunque necessario valorizzare l’attività pregressa al fine di applicare una strategia complessiva, nell’ambito della quale il Parlamento dovrebbe assumere un ruolo di guida.

A tal fine, la Camera organizzerà nel 2020, nell’ambito della COP 26[5] ospitata da Italia e Regno Unito, un’assemblea sul cambiamento climatico che vedrà la presenza dei parlamentari dei paesi partecipanti alla COP.

Nel complesso, i relatori hanno tratteggiato un quadro contraddittorio: sono stati compiuti passi in avanti, ma essi appaiono insufficienti e resta assente una vera strategia organica per l’attuazione dell’Agenda 2030. Si attende d’altra parte, che le dichiarazioni del governo si traducano in impegni concreti.

Le proposte di ASviS

ASviS ritiene prioritario riorientare l’intero quadro istituzionale italiano in modo da finalizzare l’attività di Governo e Parlamento ai target dell’Agenda 2030. Le principali proposte includono:

  1. l’inserimento in Costituzione del principio di sviluppo sostenibile;
  2. la promozione di un Intergruppo sul tema in entrambi i rami del parlamento[6]];
  3. la revisione della strategia nazionale, ormai obsoleta e priva di obiettivi quantitativi;
  4. il riorientamento degli investimenti pubblici attraverso la ridenominazione del CIPE in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile;
  5. il coinvolgimento della Conferenza Unificata per coordinare l’azione amministrativa, in modo da valorizzare le competenze di comuni e regioni;
  6. l’incremento del numero di imprese obbligate a redigere la rendicontazione non finanziaria;
  7. la predisposizione di una legge annuale sullo sviluppo sostenibile, che faccia da contraltare di pari importanza alla legge di bilancio, da approvarsi entro giugno in modo da recepire le politiche indicate dal DEF.

Il portavoce di ASviS ha inoltre elencato una serie di proposte puntuali, le quali potranno essere applicate solo se sarà trasformato il quadro politico e sociale e sarà elaborata una visione integrata dei problemi. La Commissione Europea e il governo italiano hanno espresso la propria disponibilità a recepire alcune proposte. Il Commissario agli affari economici Paolo Gentiloni ha rimarcato gli sforzi che dovranno intraprendere i governi sia dal punto di vista economico che da quello sociale.

L’Unione Europea si impegna infatti ad attivare un grande piano da 1.000 miliardi di euro per investimenti ambientali. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dovranno essere integrati nella procedura del semestre europeo, come chiesto dal Partito del Socialismo Europeo. Di conseguenza, i parametri fondamentali per le politiche di bilancio dei 27 paesi saranno costituiti anche dai goal dell’Agenda 2030, in modo da perseguire una crescita che non sia solo quantitativa. Occorrerebbe dunque passare dal paradigma dell’austerità a quello della sostenibilità. Infine, il sistema di tassazione sarà rivisto in modo da avvantaggiare i comportamenti virtuosi di imprese e cittadini, oltre che disincentivare l’uso di combustibili fossili e di quanto risulta dannoso per l’ambiente.

Il Ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha ribadito che un’agenda riformatrice è destinata a fallire se non è condivisa anche dalla cittadinanza. Per raggiungere gli stessi obiettivi sono inoltre necessarie scelte di rottura con il precedente modello di sviluppo: ad esempio, quella di riformulare il patto di stabilità per accrescere gli investimenti a favore della sostenibilità ambientale e sociale, nonché completare una revisione dei vincoli di bilancio in grado di colmare il divario tra il surplus di risparmio e la scarsità di investimenti.

L’Italia attuerà un piano di investimenti che stanzierà 50 miliardi di euro a favore del green new deal e saranno emessi i green bonds[7]. Alcuni interventi riguarderanno la rimodulazione degli incentivi già stanziati per Industria 4.0, i quali dovranno favorire i progetti che coinvolgano l’economia circolare. Inoltre, la legge di bilancio prevedrà un provvedimento sul clima da attuare con vari strumenti: il comitato interministeriale per il contrasto ai cambiamenti climatici farà ingresso nel CIPE in modo da garantire la sostenibilità dei finanziamenti stanziati, la tassazione sarà progressiva e conterrà incentivi per la sostenibilità ambientale, sarà elaborato un piano di infrastrutture sociali che vedrà come perno la creazione di asili nido.

I relatori hanno concordato che gli ambiziosi obiettivi saranno raggiunti solo mediante la cooperazione tra politica e società civile, ovvero se le proposte degli esecutivi saranno recepite dalla popolazione per il tramite di soggetti come ASviS.


[1] Il percorso legislativo che porta all’approvazione della legge di bilancio.

[2] Tra l’altro, nella riunione che ha deliberato la posticipazione, è stato disposto che gli investimenti che includono il carbone e il nucleare non saranno necessariamente esclusi dalla tassonomia delle attività eco-compatibili.

[3] Anno di sottoscrizione dell’Agenda 2030.

[4] Sono presenti nel Documento di Economia e Finanza.

[5] La 26esima Conferenza delle Parti (COP 26) delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico.

[6] Al momento, l’intergruppo per lo sviluppo sostenibile è stato costituito solo alla Camera dei Deputati.

[7] Obbligazioni, che potranno essere acquistate dalla Banca Centrale Europea, destinate a finanziare solo investimenti sostenibili.

Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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