“Fare Spazio”: rapporto 2016 sulle migrazioni interne
- 22 Maggio 2017

“Fare Spazio”: rapporto 2016 sulle migrazioni interne

Scritto da Lorenzo Cattani

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Lavoro agricolo e migrazioni nell’Italia settentrionale

In questo capitolo viene affrontato un tema di grande rilevanza, che tocca tematiche molto importanti come, ad esempio, il fenomeno del caporalato. Il primo dato su cui Francesco Carchedi, autore del capitolo, si concentra è quello dei lavoratori stranieri. Questi lavoratori sono infatti impegnati in diversi tipi di mobilità: lineare, quando si spostano solo fra casa e luogo di lavoro, ma anche rotatoria e multidirezionale, quando si spostano tra più luoghi di lavoro mantenendo però una sola casa oppure quando al cambiare dei luoghi di lavoro cambiano anche le abitazioni. La mobilità è legata quindi a spostamenti necessari per raggiungere quei luoghi dove la domanda di lavoro è più dinamica, sia per quanto riguarda la dislocazione geografica delle diverse aree agro-alimentari, che per i tempi che intercorrono fra la preparazione dei campi, il monitoraggio del processo di manutenzione e la raccolta stagionale dei prodotti.

Naturalmente gli spostamenti sono influenzati anche dalla natura stagionale di questi lavori. Per questi lavoratori il settore agricolo diventa un “settore rifugio” per chi vuole integrare il proprio reddito. In questi casi i lavoratori in questione sono precari, sotto-pagati o disoccupati, condizioni che portano questi lavoratori a non essere contrattualizzati. A livello nazionale, i lavoratori stranieri rappresentano più di un terzo dei lavoratori del settore agroalimentare e la maggior parte di questi individui trova impiego nelle regioni del Nord e del Mezzogiorno. Prendendo il caso della Lombardia, in particolare il distretto di Sermide, l’autore rileva che la mobilità da parte dei lavoratori stranieri è massima, poiché adatta alle disposizioni delle aziende: non è raro infatti osservare individui che lavorano anche per tre aziende contemporaneamente. Citando Carchedi, “Ad esempio: il primo contratto prevede che la mattina dalle 5 fino alle 12 il lavoratore deve andare presso un’azienda in un determinato campo poi […] si sposta in un’altra azienda per lavorarci fino alle 18-19. Dopo le 19 (con una pausa per la cena) si può tornare al primo campo, o andare in un altro ancora, per l’irrigazione, per la pulizia delle attrezzature meccaniche o per predisporre il lavoro che svolgeranno i colleghi il giorno successivo”.

Questi lavoratori possono rimanere fuori di casa anche per dodici ore, avendo percorso anche 100 Km in un giorno. Gli spostamenti possono essere organizzati dall’azienda tramite la figura dei caporali, ma possono anche essere organizzati in modo indipendente. Alla mobilità intenzionale quindi, dice l’autore, se ne affianca un’altra non intenzionale, organizzata a prescindere dalla volontà del lavoratore. Da queste righe si può già capire come ciò porti ad una problematica abitativa: per gli stanziali il problema maggiore riguarda le modalità di pagamento dello stipendio, che non viene sempre fornito su base mensile e non sempre in denaro o tramite bonifico. È quindi chiaro come per questi lavoratori sostenere le spese sia problematico. Una risposta a questi problemi è la coabitazione, soprattutto fra i celibi ma è una soluzione percorsa anche da nuclei familiari seppur in maniera minore. Di solito le aziende mettono a disposizione degli alloggi, il cui affitto di norma è compreso fra i 150 e 200 euro mensili; tali alloggi solitamente dispongono di 10-30 posti letto ma in altri casi vengono usati capannoni che ospitano fra i 50 e i 60 individui.

Questa situazione, secondo l’autore, è venuta a crearsi anche per il difficile incontro fra domanda e offerta di lavoro, soprattutto a seguito dell’indebolimento dei Centri per l’Impiego quali intermediari, in conseguenza delle norme che hanno cercato di deregolamentare il mercato del lavoro. Le difficoltà sperimentate dai datori di lavoro nel reperire manodopera ha creato uno spazio per l’intermediazione illegale, con l’ingaggio di caporali da parte di diversi datori di lavoro. Questo fattore, secondo Carchedi, avrebbe incrementato la mobilità geografica della forza lavoro, in particolar modo di quella straniera, tenendo a mente che tale mobilità non sempre è intenzionale quando è l’azienda a predisporre contrattualmente gli spostamenti del lavoratore. L’autore suggerisce che una nuova regolamentazione del matching fra domanda e offerta di lavoro potrebbe ridurre tali distorsioni generate dall’intermediazione illegale, riportando la mobilità dei lavoratori in un contesto di legalità e volontarietà.


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Scritto da
Lorenzo Cattani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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