“Fare Spazio”: rapporto 2016 sulle migrazioni interne

migrazioni

Recensione a: Michele Colucci e Stefano Gallo (a cura di), Fare spazio. Rapporto 2016 sulle migrazioni interne in Italia, Donzelli, Roma 2016, pp. 170, 28 euro (scheda libro).


Il tema delle migrazioni interne può sembrare una problematica superficiale, soprattutto se confrontata con i massicci flussi migratori originatisi negli ultimi anni, eppure sono un fenomeno che ha dato, e che continua a dare, forma all’Italia di oggi. In un’altra recensione di Pandora sulle migrazioni italiane, l’autrice Francesca Fauri sosteneva infatti che l’Italia è sempre stata terra di migrazioni anche in periodo pre-unitario e per quelle che oggi chiamiamo “migrazioni interne”, vi è stato un tempo in cui erano considerati spostamenti importanti, a testimonianza della grande mobilità all’interno della penisola. Il libro di Colucci e Gallo, da questo punto di vista, seppur indugiando in descrizioni talvolta eccessive, fornisce informazioni importantissime e cruciali per discutere il futuro del Paese.

Il libro, essendo un volume collettaneo, tende ad avere un approccio poco omogeneo, ma ha allo stesso tempo il merito di saper “isolare” molto bene le tematiche di interesse per il lettore. Di seguito verranno proposte gli elementi ritenuti più interessanti, al fine della recensione, che vengono sollevati dai vari autori del volume.

Migrazioni studentesche e rapporto Nord-Sud

Il tema è di immediato interesse per quello che è un dibattito che va oltre la semplice mobilità, toccando temi relativi al mercato del lavoro e al capitale umano. Roberto Impicciatore, autore del capitolo in questione, afferma infatti che analizzando la mobilità studentesca si nota come la scelta di studiare fuori dalla propria regione di residenza possa essere associata a due fondamentali elementi: il prestigio e la qualità dell’ateneo di immatricolazione e le caratteristiche del mercato del lavoro in cui si trova l’ateneo in questione. Vengono sottolineati diversi elementi nello spiegare come mai vi sia un flusso costante di studenti che si trasferiscono dal Meridione verso le regioni del Centro-Nord. Innanzitutto, vi è la percezione del maggior prestigio delle università del Centro-Nord ma vi sono anche le caratteristiche del mercato del lavoro di queste due aree. Nel Mezzogiorno, oltre alla differenza salariale con il Centro-Nord, si pone in maniera molto seria il problema di un’offerta di lavoro che nel tempo è aumentata, unitamente però ad una diminuzione della domanda di lavoratori qualificati. Se a questo si aggiunge l’importanza ricoperta dalle reti di conoscenze informali e familiari nel trovare un lavoro, ne consegue che le professioni al Sud sono permeate da una forte ereditarietà e che i ritorni occupazionali sull’istruzione sono più bassi.

A tutto ciò si aggiunge anche l’analisi sul profilo degli studenti più mobili. Gli studenti che si trasferiscono dal Meridione al Centro-Nord per iscriversi all’Università sono tendenzialmente quelli che si sono diplomati coi voti più alti e poiché chi si trasferisce dal Sud al Nord molto spesso rimane a lavorare nella stessa zona in cui si è laureato, questa mobilità è spesso vista come un problema per il Mezzogiorno, dando origine ad una serie di svantaggi. Innanzitutto vi è una privazione di capitale umano, elemento che impatta negativamente sull’economia e influisce negativamente sulla capacità del Sud di richiamare investimenti. In secondo luogo vi è il problema dei costi sostenuti per formare uno studente che, una volta trasferitosi per studiare fuori regione, decide di non tornare a casa per lavorare. Infine, elemento assai interessante, a differenza delle migrazioni interne degli anni ’50 e ’60, in cui i migranti contribuivano positivamente all’economia del Mezzogiorno, tramite le rimesse che venivano spedite a casa, adesso la permanenza fuori regione degli studenti viene finanziata dalle rispettive famiglie, situazione che assume connotati preoccupanti se si prende in considerazione il fatto che quegli studenti molto probabilmente non torneranno a casa per lavorare.

L’autore suggerisce che più che disincentivare le migrazioni, sarebbe consigliabile incentivare la circolarità delle migrazioni, attraendo studenti del Centro-Nord verso le regioni del Mezzogiorno. Impicciatore cita, all’interno di quelle strategie di attrazione che potrebbero portare ad “immediati effetti benefici per il mercato del lavoro locale”, il potenziamento delle infrastrutture per innovazione e ricerca, l’aumento della spesa per università, alta formazione e ricerca, così come la costruzione di centri di eccellenza in grado di attrarre persone da tutta Italia e dall’estero. Altro suggerimento è quello di incentivare lo scambio fra regioni italiane, tramite, ad esempio, incentivi a trascorrere periodi di studio al Sud per gli studenti del Centro-Nord. Questi interventi dovrebbero rappresentare un buon freno all’emorragia di capitale umano attualmente in atto, tenendo conto che la possibilità di migrare per sfruttare al meglio la propria formazione rappresenta un incentivo all’acquisizione del capitale umano anche per chi decide di non spostarsi, con ulteriori investimenti su scuola e crescita economica come positive conseguenze.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Migrazioni studentesche e rapporto Nord-Sud

Pagina 2: Migrazioni interne e urbanizzazione di Roma

Pagina 3: Lavoro agricolo e migrazioni nell’Italia settentrionale


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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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