La “special liaison” Roma-Teheran: fra crisi e sviluppo

Teheran

Uno dei temi più rilevanti nei rapporti con l’Iran è oggi la questione del “Nuclear Deal”, che ha messo in difficoltà l’Italia nei suoi consolidati legami commerciali con Teheran. Ad oggi i costi per l’Italia delle rinnovate sanzioni sono stimati in almeno 30 miliardi di euro, una cifra considerevole per un paese che ha da sempre basato la sua crescita sulle esportazioni. Per l’Italia è importante mantenere relazioni politiche e commerciali attive e produttive in particolare con l’Iran, paese con il quale si sono costruite da tempo relazioni, spesso informali, anche grazie alla capacità degli imprenditori italiani di stabilire rapporti basati su affidabilità e rispetto reciproci, che hanno completato e a volte surrogato l’azione ufficiale del Governo.

La “Special Liaison” tra l’Iran e l’Italia inizia con Enrico Mattei e l’ENI nel secondo dopoguerra. Il 1951, è un momento importante per l’Iran: è l’anno dell’elezione di Mossadeq a primo ministro, vittoria molto significativa essendo Mossadeq il leader del Jabhe e Melli (Fronte Nazionale), composto da Liberali, Laburisti, Nazionalisti, Repubblicani e supportato dall’Ayatollah Kashani. Mossadeq fu sempre contro il governo dello Shah considerato troppo “al servizio” dei paesi occidentali, Gran Bretagna e Stati Uniti in particolare. Mossadeq nazionalizzò rapidamente la società petrolifera anglo-iraniana (la AIOC, fondata nel 1908), trasformandola nella Compagnia Petrolifera Nazionale Iraniana (NIOC). Come risposta Londra impose l’embargo commerciale che bloccò la possibilità per le compagnie straniere di commerciare e lavorare con Teheran. Tale embargo non fu però rispettato da una piccola società italiana la SUPOR, fondata dall’esule russo Nikolai Subotian. È importante ricordare questo elemento che evidenzia quanto per le compagnie italiane fosse fondamentale poter commerciare con l’Iran.

Negli anni successivi Mediobanca, con l’operato di Enrico Cuccia e Leo Valiani, rafforzò notevolmente le relazioni fra Roma e Teheran, tanto che alla metà degli anni Cinquanta l’Iran era diventato il principale partner regionale dell’Italia.

A seguito della nazionalizzazione operata da Mossadeq, le più importanti compagnie petrolifere mondiali crearono un consorzio per l’estrazione e l’esportazione del petrolio dall’Iran secondo una ripartizione di maggiore equità tra paese estrattore e paese produttore, il cosiddetto “50-50 rule”, ossia la ripartizione degli utili al cinquanta per cento tra paese produttore e compagnia estrattrice. All’ENI non fu consentito di partecipare al Consorzio e qui Enrico Mattei giocò quel ruolo fondamentale, che ancora oggi caratterizza le relazioni italo-iraniane. Infatti, Mattei, che conosceva a fondo il mondo petrolifero e ne aveva una visione molto più chiara del Governo italiano, in quegli anni decise di iniziare negoziazioni separate con l’Iran. Lo studioso Paul H. Frankel definì questa azione “the greatest coup of all”. L’idea era appunto quella di superare i metodi ancora permeati di colonialismo delle grandi compagnie petrolifere dando maggiori opportunità al paese produttore. Mattei elaborò quella che divenne nota come la “formula Mattei” che superava il concetto del “50-50 rule”. La formula Mattei prevedeva che il 50% di pertinenza dell’ENI sarebbe stato diviso tra AGIP (Gruppo ENI) e NIOC, in talo modo al paese produttore ritornava non più il 50% bensì il 75%. Inoltre, questa fu la prima volta in cui il paese produttore fu coinvolto attivamente nel processo di ricerca, estrazione e sfruttamento delle proprie risorse di petrolio. La “formula Mattei” dava non solo maggiori introiti, ma soprattutto dignità e considerazione all’Iran stesso.

Teheran

L’8 settembre 1957, il Petroleum Act venne ratificato dopo la visita ufficiale, su invito diretto dello Shah, del Presidente della Repubblica Italiana Gronchi accompagnato da Mattei. La firma del Petroleum Act rafforzò i rapporti fra i due paesi e portò l’Italia ad essere percepita come un vero partner dell’Iran e l’ENI come la Compagnia di riferimento. Come analizzato da chi scrive in un precedente lavoro, “The Special Liaison between Italy and Iran: economic, cultural and political affinities”, l’iniziativa di Mattei sottolinea come tra i due paesi ci sia un rapporto speciale, una Special Liaison per l’appunto, che rende le loro relazioni diverse non solo sul piano strettamente economico e commerciale, ma anche culturale e sociale, rispetto alle normali relazioni fra due paesi legati solo da interscambi commerciali.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Enrico Mattei e le relazioni con Teheran

Pagina 2: Il tornante della rivoluzione del 1979

Pagina 3: Le sanzioni e il futuro dell’asse Roma-Teheran


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Genova. Successivamente ha ottenuto il Master in Modern Middle East Studies presso l'Università di Leiden. Attualmente frequenta il Master Double Degree in International Affairs presso l'Università di Bologna e la Johns Hopkins University sempre a Bologna.

Comments are closed.