Rischi e opportunità del salario minimo

Salario minimo Italia

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Il salario minimo e i modelli di capitalismo

Per quale motivo i paesi Scandinavi non adottano il salario minimo? La risposta va cercata nelle caratteristiche istituzionali del modello nordico, specialmente riguardo alla struttura della rappresentanza degli interessi. I paesi nordici mostrano storicamente livelli alti di union density, la proporzione di lavoratori iscritti al sindacato rispetto al totale degli occupati. Allo stesso tempo, questi paesi mostrano una forte concentrazione degli interessi: vi sono poche sigle sindacali e poche associazioni datoriali, che sono quindi molto più forti che in altri contesti e con un potere decisionale nettamente più marcato. In un simile contesto, la contrattazione fra le parti sociali è il momento migliore per negoziare le condizioni lavorative, tant’è vero che in quei paesi il diritto del lavoro non è articolato come in Europa continentale o meridionale. La regolamentazione dei contratti è infatti ferma ad alcune leggi di una quarantina di anni fa, questo proprio perché le condizioni lavorative vengono stabilite per intero all’interno della contrattazione. L’introduzione di un salario minimo potrebbe quindi essere nociva per la contrattazione, perché rischierebbe di “turbare” l’equilibrio creatosi fra le parti sociali. È infatti questa la principale argomentazione con cui i sindacati si oppongono al salario minimo: l’adozione di questo strumento potrebbe spingere i datori di lavoro ad iniziare la contrattazione da livelli salariali molto vicini al salario minimo e inferiori ai minimi stabiliti dai contratti nazionali, che quindi rischierebbero di cadere[1]. Non è però detto che questo sia il caso di tutti i modelli di capitalismo.

salario minimo Visser

Fonte: Visser, 2015.

Il grafico riporta i dati sulla membership dei sindacati in alcuni paesi europei. Si nota subito come i paesi nordici mostrino i livelli più alti di union density, mentre nel caso di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia la situazione appare più eterogenea. Di grande interesse è il caso francese, in cui la bassa membership si è sposata storicamente con una scarsa capacità di coordinamento delle parti sociali. Howell[2] afferma che con l’adozione del salario minimo lo Stato si sarebbe sostituito alla debolezza dei sindacati nella contrattazione, una tesi che sembrerebbe essere corretta. Quando i sindacati non riescono a negoziare condizioni lavorative soddisfacenti all’interno della contrattazione collettiva il salario minimo può rappresentare un’alternativa interessante. Tuttavia, per poter essere più sicuri dell’efficacia del salario minimo bisogna guardare ad un’altra variabile: la quota di lavoratori a basso salario, intesa come la percentuale di lavoratori che guadagnano meno dei due terzi del salario mediano. In statistica, la mediana è il valore che occupa il valore centrale di una serie di dati; è quindi quel valore che divide in due una data popolazione.

salario minimo - lavoro a basso salario

Fonte: OECD (2019), “Earnings: Gross earnings: decile ratios”, OECD Employment and Labour Market Statistics (database), https://doi.org/10.1787/data-00302-en

Come si può notare, fra i paesi che hanno un salario minimo la Francia è quella con il livello più basso di lavoro a basso salario, mentre i paesi anglo-sassoni registrano livelli decisamente più alti[3]. Si può quindi concludere che un salario minimo che sostituisca l’azione sindacale possa essere utile solo quando è il più vicino possibile al livello del salario mediano. In effetti, i dati sul rapporto fra salario minimo e salario mediano sembrano confermare questa ipotesi.

salario minimo e mediano

OECD (2019), “Earnings: Minimum wages relative to median wages”, OECD Employment and Labour Market Statistics (database), https://doi.org/10.1787/data-00313-en

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[1] https://www.youtube.com/watch?v=DAj_Qx_2gtY

[2] Howell, C. (2016), Regulating class in the neoliberal era: the role of the state in the restructuring of work and employment relations, in “Work Employment and Society”, 30 (4), pp 573-589.

[3] La Germania ha adottato il salario minimo nel 2015, ma l’incidenza del lavoro a basso salario continua a rimanere alta.


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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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