Ipse dixit. The Putin Interviews e il bias di conferma

Putin

The Putin Interviews ha riproposto uno dei duelli più sintomatici dell’era dei media, quello tra il giornalista e il leader politico. Un binomio che, nella sua asimmetricità, non può essere certo declinato in molti modi.

Oliver Stone in realtà giornalista non è, ed ha avuto modo di mostrarlo abbondantemente nelle quattro ore di intervista: scarsamente preparato, pronto non solo ad essere accondiscendente verso il suo interlocutore, ma anche in certi casi a farsi dettare le domande da lui. Non proprio una condotta da premio Pulitzer.

A sua discolpa, tuttavia, può essere detto molto. L’intervistato non era un uomo qualsiasi, ma il leader che per quattro anni consecutivi Forbes ha incoronato come il più potente del mondo. E non certo celebre per il suo spirito democratico né per i suoi buoni rapporti coi giornalisti.

Tuttavia, più che un timore reverenziale, di cui non si è vista particolare traccia, a bloccare l’inchiesta di Stone è stata una valutazione di opportunità. Andare troppo in là con le domande avrebbe significato non ottenere risposte, oppure mandare a monte l’intero progetto. Forse, nei tagli che non ci è stato concesso vedere, rientrava qualche battuta più spinosa. Ma più probabilmente, ogni domanda di Stone è stata accuratamente concordata con Putin e il suo staff.

Zero sorprese quindi? Nì.

Certo, chi si aspettava una riedizione del confronto Frost/Nixon sarà rimasto deluso (ma sarà stato anche ingenuo). Putin non è stato praticamente mai messo alle strette, tranne forse (ma in modo quasi goliardico) nell’insistente domanda su Bernie Sanders, e nei minuti finali dell’intervista, in cui Stone incalza Putin sulla questione dei mandati presidenziali e della logorante longevità del suo potere.

Per il resto il presidente russo ha ricevuto diversi assist, alcuni dei quali apparentemente non richiesti: nella ricostruzione della crisi ucraina, Stone ha seguito quasi pedissequamente il copione di Mosca, tirando in ballo il ruolo delle Ong e addirittura il mitologico Soros. Parole che, se fossero state pronunciate solo dalla controparte russa, non avrebbero acquisito la stessa plausibilità.

Tuttavia, l’atteggiamento compiacente di Stone ha avuto pure i suoi risultati. Come qualcuno ha già fatto notare[1], infatti, il clima disteso dell’intervista, unito alla curiosità a tratti infantile del regista americano, ha favorito un rilassamento dello stesso Putin, che ha quindi avuto la possibilità di sbottonarsi e di far intravedere qualche barlume del suo carattere. Nel bene e nel male. Vengono così fuori un paio di battute poco sensibili sulle donne e sugli omosessuali, ma anche qualche risata probabilmente genuina. Un lusso che a pochi altri intervistatori avrebbe concesso.

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Nato nel 1989, si è diplomato al Liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale. Dopo gli studi triennali condotti presso l’Università degli Studi di Catania, ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Attualmente collabora con diverse testate tra cui Limes ed è socio del Limes Club Bologna. Specializzato in Russia e Mediterraneo, è autore del libro "La Russia nel Mediterraneo. Ambizioni, limiti, opportunità" e coautore dell’ebook "La Russia di Sochi 2014: Giochi olimpici, Caucaso e geopolitica".

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