Uguaglianza di opportunità e meritocrazia: note su due concetti ambigui

Uguaglianza

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è strutturato attorno a due concetti che recentemente hanno “viaggiato” sugli stessi binari. Il primo è la cosiddetta “meritocrazia”, ovvero un governo che amministra la cosa pubblica premiando gli individui unicamente in base alle loro capacità, anziché ad elementi clientelari o “lobbistici”. Il secondo è invece quello dell’uguaglianza di opportunità, che riguarda invece un particolare principio di giustizia distributiva a cui un governo dovrebbe ispirarsi quando deve indirizzare la propria azione politica in materia di redistribuzione. Questi due concetti hanno avuto genesi differenti, soprattutto per quanto riguarda la meritocrazia[1], e solo in seguito hanno iniziato ad avere una relazione “sinergica”. In questo articolo il focus sarà principalmente concentrato su questo secondo concetto, che negli ultimi anni è stato spesso al centro del dibattito politico ed è stato più volte presentato come un importante punto di riferimento dell’azione di governo in materia di politiche sociali.

Uguaglianza di opportunità: cosa e perché

L’idea di uguaglianza di opportunità si basa su un’idea semplice: vi sono disuguaglianze che le politiche sociali non devono colmare. Un ipotetico approccio di giustizia distributiva potrebbe essere infatti quello che, data una comunità di cittadini, mira ad ottenere un’uguaglianza di esiti: ciò significa che la società dovrebbe impegnarsi a distribuire le risorse col fine di eguagliare il grado di successo dei piani individuali dei suoi membri, a prescindere da quali essi siano (uno di loro può investire sulla creazione di una start-up mentre un altro dedicherebbe le sue risorse unicamente per il suo tempo libero senza fare altro).

L’uguaglianza di opportunità afferma che se degli esiti diversi producono disuguaglianza è in parte spiegabile dalle scelte deliberate degli individui. La disuguaglianza prodotta da due esiti va quindi scomposta in più componenti: elementi controllabili dagli individui, elementi non controllabili e, infine, elementi derivati dalle scelte di politica economica e sociale. Il presupposto su cui si fonda l’uguaglianza di opportunità prevede che non debba esservi compensazione per gli elementi controllabili, ovvero per le scelte deliberate degli individui. È una riflessione fatta anche da Ronald Dworkin, il quale distingueva fra brute luck e option luck: la prima è quando veniamo investiti una macchina che non ha rispettato il rosso, la seconda è quando veniamo investiti perché abbiamo attraversato la strada col rosso senza nemmeno guardare. I cittadini dovrebbero essere compensati per le perdite subite per via della brute luck, ma non per quelle riguardanti la option luck.

Per un decisore politico, l’idea è innegabilmente affascinante: non solo viene “accettata” l’idea che esistano delle disuguaglianze, ma viene addirittura affermato che è giusto che queste disuguaglianze esistano, poiché discendono dalla responsabilità con cui gli individui hanno gestito le loro risorse. Ma come dovrebbe trovare applicazione nella pratica un simile principio? Sostanzialmente tramite un approccio sequenziale: prima che la competizione fra individui abbia inizio bisogna assicurarsi, anche tramite politiche redistributive, che non vi siano differenze fra i singoli riconducibili alle circostanze, quindi a tutta quella serie di variabili che non sono sotto il loro controllo[2], ma una volta che la competizione è iniziata non si deve intervenire[3]. È sostanzialmente questo il concetto di “livellare il piano di gioco”, che dovrebbe garantire agli individui di partire dallo stesso punto ma che allo stesso tempo non prevede alcun intervento una volta che la gara è finita, lasciando invariati gli esiti della competizione.

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Indice dell’articolo

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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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