Una sovranità tecnologica europea è possibile? The Bologna Gathering 2026
- 11 Maggio 2026

Una sovranità tecnologica europea è possibile? The Bologna Gathering 2026

Scritto da Daniele Molteni

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Il dibattito sull’innovazione europea è stato per anni accompagnato da una constatazione quasi rituale: l’Europa produce ricerca, talenti e manifattura avanzata, ma fatica a trasformarli in piattaforme tecnologiche solide, estese e globali. Mentre gli Stati Uniti e la Cina consolidavano il proprio dominio nei semiconduttori, nel cloud, nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture digitali, con modelli valoriali differenti e in competizione tra loro, sul continente europeo si consolidava una dipendenza tecnologica sempre più evidente.

Negli ultimi anni questa fragilità ha assunto una dimensione apertamente geopolitica, esigendo di essere affrontata. Se la guerra in Ucraina ha mostrato la vulnerabilità europea sul piano energetico, logistico e infrastrutturale, il ruolo assunto da piattaforme private come Starlink nei teatri di conflitto, insieme alle tensioni commerciali tra Stati Uniti, Cina ed Europa, così come le dispute sempre più frequenti tra Bruxelles e le grandi piattaforme digitali statunitensi, hanno reso evidente quanto il controllo delle reti tecnologiche sia ormai una questione strategica. Inoltre, oggi emergono sempre maggiori preoccupazioni sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, tra finalità civili e militari. Il terreno tecnologico è oggi anche terreno politico e geopolitico: una questione che riguarda il controllo delle infrastrutture, della capacità computazionale, dei dati e delle filiere industriali, ma persino la continuità democratica delle società europee. Il tema della sovranità tecnologica è dunque diventato uno degli assi strategici del nuovo ciclo industriale europeo. Dall’intelligenza artificiale alla cybersecurity, dallo spazio al cloud, l’Unione Europea e i suoi Paesi membri mirano alla costruzione di un ecosistema tecnologico autonomo, fondato su infrastrutture e standard coerenti con gli interessi strategici e i valori politici europei.

È dentro questa prospettiva che si colloca The Bologna Gathering 2026, la quarta edizione dell’evento internazionale dedicato a venture capital, startup e tecnologie emergenti che l’11 e 12 maggio porta a Bologna oltre 500 leader dell’innovazione provenienti da Europa, Stati Uniti e Asia. Tra gli ospiti dell’edizione 2026 figurano investitori e protagonisti dell’ecosistema tecnologico nazionale e internazionale come Saul Klein, co-fondatore di LocalGlobe, Alec Ross della Bologna Business School, Francesca Bria, presidente di ART-ER, Francesco Ubertini, presidente di CINECA, Fabrizio Del Maffeo, CEO di Axelera AI, ed Emanuele Levi di CDP Venture Capital. Un appuntamento accessibile solo su invito – i cui partner fondatori sono ART-ER, Comune e Città metropolitana di Bologna e Regione Emilia-Romagna – che negli anni ha assunto un rilievo sempre maggiore come occasione di networking industriale e di confronto ad alto contenuto innovativo e strategico.

L’edizione 2026 si inserisce all’interno di due dinamiche molto precise: la scelta europea di accelerare la costruzione di una propria sovranità tecnologica, sostenendo lo sviluppo di startup e infrastrutture strategiche continentali; e la crescente percezione dell’Italia come polo tecnologico emergente, capace di attrarre investitori internazionali e capitali globali. In questo quadro Bologna e l’Emilia-Romagna stanno cercando di costruire una propria centralità. La regione dispone infatti di alcuni degli asset tecnologici più rilevanti del Paese: il DAMA Tecnopolo, dove ha sede Leonardo – uno dei dieci supercomputer per l’intelligenza artificiale più potenti al mondo – e IT4LIA AI Factory, progetto nato per sostenere l’adozione dell’IA in Italia e in Europa. Proprio in questa regione si sta infatti consolidando un modello che prova a intrecciare ricerca pubblica, infrastrutture computazionali, capitale privato e politica industriale territoriale, sottolineando il ruolo delle città e delle regioni come attori strategici nella competizione tecnologica globale.

I fondi presenti all’evento gestiscono complessivamente oltre 50 miliardi di euro, mentre startup e scaleup partecipanti hanno raccolto più di 1,2 miliardi di euro: venture capitalist internazionali, corporate, founder di “unicorni” e aziende attive in oltre quindici settori tecnologici. Il dato più interessante, tuttavia, riguarda il tipo di aziende oggi considerate strategiche. Se fino a pochi anni fa il dibattito europeo sulle startup era dominato soprattutto da piattaforme consumer o modelli software replicati dalla Silicon Valley, oggi l’attenzione si concentra sempre più sulle infrastrutture profonde del potere tecnologico: semiconduttori, intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud sovrani, edge computing, sistemi spaziali. Non a caso tra i protagonisti dell’edizione 2026 figurano realtà come Axelera AI, Cubbit, Exein, Niulinx e SiPearl, tutte aziende che operano in segmenti direttamente collegati all’autonomia tecnologica europea, che vede l’innovazione come elemento di sicurezza strategica.

ART-ER, tra i partner fondatori, interpreta The Bologna Gathering come uno strumento di posizionamento internazionale dell’ecosistema regionale. Marina Silverii, direttrice operativa, parla esplicitamente della necessità di «rafforzare il posizionamento della regione come hub strategico per la sovranità tecnologica europea», collegando attrazione di investimenti, reti internazionali e sviluppo industriale. In contemporanea con l’evento, ART-ER ha promosso insieme alla Regione Emilia-Romagna e alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome la prima edizione di “R2I – Research to Innovate Italy”, iniziativa pensata per riportare territori ed ecosistemi regionali al centro delle politiche europee dell’innovazione. Anche Matteo Lepore inserisce questa occasione dentro una prospettiva che supera la dimensione del singolo evento. Bologna, nelle parole del sindaco, punta a consolidarsi come «piattaforma strategica per lo sviluppo di un ecosistema tecnologico competitivo e aperto al mondo», connettendo innovazione, attrazione di capitali e sviluppo urbano. Ed è dentro questa logica che Stefano Onofri e Alessandro Cillario, co-fondatori di Cubbit e ideatori dell’evento, insistono sulla necessità di costruire campioni tecnologici europei. «In una fase in cui il tech made in Europe sarà sempre più strategico, l’Italia deve avere un ruolo centrale», osservano, sintetizzando uno dei nodi centrali dell’attuale politica industriale europea.

Sullo sfondo rimane però una questione aperta, ovvero se l’Europa riuscirà davvero a trasformare il proprio ritardo tecnologico in una strategia industriale autonoma. La distanza con Stati Uniti e Cina resta ampia, soprattutto nella disponibilità di capitale, nella capacità di scalare rapidamente aziende globali e nel controllo delle infrastrutture digitali. Eppure, eventi come The Bologna Gathering mostrano come stia emergendo anche in Italia la consapevolezza che senza capacità computazionale propria, senza infrastrutture autonome e senza filiere industriali indipendenti, la sovranità europea rischia di restare una formula politica priva di sostanza.

The Bologna Gathering nasce dall’intreccio tra soggetti pubblici e privati: istituzioni territoriali, centri di innovazione, startup, venture capital e grandi imprese. Attorno all’edizione 2026 si muovono realtà come BI-REX, IT4LIA AI Factory, SAP, FNDX, G-Factor, Almacube e Qonto, dentro un modello che riflette una trasformazione più ampia dell’ecosistema europeo. La costruzione della sovranità tecnologica continentale passa infatti sempre più attraverso forme di collaborazione ibride, in cui ricerca pubblica, capitale privato e politica industriale convergono nella creazione di infrastrutture e filiere strategiche.

In questo senso il significato dell’evento bolognese supera la dimensione della conferenza internazionale per diventare il segnale del tentativo di costruire, anche a partire dai territori e sul piano locale, un ecosistema tecnologico europeo capace di competere sul piano economico, strategico e geopolitico.

Scritto da
Daniele Molteni

Editor di «Pandora Rivista», si è laureato in Relazioni internazionali all’Università Statale di Milano e ha collaborato con diverse realtà giornalistiche, tra cui «Africa Rivista», «Lavialibera» e «Modern Insurgent». Si occupa di politica internazionale, questioni sociali e tecnologia. È membro del collettivo giornalistico “Fuorifuoco”.

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