Zygmunt Bauman, l’idea della purezza e l’incontro con lo straniero

Bauman

L’incontro-scontro con lo straniero è una costante della storia di tutte le società. Per questo, in un precedente articolo, si è cercato di fare luce sul particolare processo che mette in relazione il fenomeno migratorio e le preoccupazioni di sicurezza degli stati. Tuttavia, rimane da spiegare il motivo per cui il tema dello straniero assume una rilevanza fondamentale per le società odierne. Il fenomeno delle migrazioni e dell’incontro con lo straniero è un tema così sfaccettato che ha bisogno di una lettura multi-disciplinare.

La sociologia, attraverso la profondità di pensiero del recentemente scomparso Zygmunt Bauman, può fornirci degli strumenti alternativi per la comprensione del fenomeno. In un’opera del lontano 2002, intitolata Il Disagio della postmodernità, Bauman ci offre un’ermeneutica[1] del fenomeno migratorio attraverso il feticcio della purezza, facendo luce sui motivi per cui il tema delle migrazioni rimane così rilevante per le opinioni pubbliche contemporanee.

Nel primo capitolo del suo libro, Bauman, riferendosi alle grandi ideologie politiche del Novecento, afferma che nel corso della storia sono poche le grandi idee ardentemente professate che siano riuscite a mantenersi innocenti nel momento della loro realizzazione. Una di queste idee è quella del diritto all’idea della pulizia. L’idea della pulizia, egli afferma, è la visione di uno stato di cose ordinato che va costruito e protetto da ogni genere di pericoli: reali, prevedibili o impossibili da prevedere. La pulizia corrisponde ad una visione dell’ordine, in cui ogni elemento deve stare nel posto che gli appartiene. Tuttavia, esistono cose che non trovano alcuna collocazione ordinata in nessun contesto, e non rientrano nella visione di un mondo ordinato. Bauman dice che:

«A questa categoria di oggetti che niente può salvare né rendere “puliti” appartengono in genere gli esseri mobili per natura, capaci di spostarsi da un posto all’altro e quindi di farsi avanti senza essere stati invitati né tantomeno attesi. Il guaio di questi esseri è che se la ridono dei confini e vanno dove vogliono senza bisogno di inviti o di visti d’ingresso. Si spostano a seconda del proprio capriccio, impongono la loro presenza senza alcun riguardo per le intenzioni degli architetti e dei guardiani dell’ordine».[2]

In questo contesto, lo straniero viene visto come “sporcizia” della società di nativi e come elemento caotico per le prerogative sovrane dello Stato nazionale. In altre parole, lo straniero rappresenterebbe un elemento di instabilità dell’ordine[3]. L’ordine significa regolarità, operare in un ambiente in cui possiamo prevedere le condizioni nelle quali dobbiamo agire e risolvere le nostre questioni vitali. La regolarità serve ad illustrarci che nel nostro vivere certi eventi accadono con una data probabilità. Lo spazio ordinato è un ambiente in cui ci riconosciamo, ci raccapezziamo e comprendiamo. L’arrivo dello straniero fa vacillare la scala sulla quale poggia la sicurezza della vita quotidiana.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il fenomeno migratorio

Pagina 2: Bauman e l’idea della purezza

Pagina 3: Conclusione


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Nato ad Ancona nel 1992. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna. Si occupa di Politica e Sicurezza Internazionale, con un taglio multidisciplinare che spazia dalla filosofia alla sociologia agli Studi Strategici, con particolare riferimento ai problemi dell’uso della forza, della sicurezza e dei diritti umani.

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