Da Habermas a Thompson: per un ripensamento della sfera pubblica moderna
- 13 Aprile 2020

Da Habermas a Thompson: per un ripensamento della sfera pubblica moderna

Scritto da Andrea Baldazzini

9 minuti di lettura

Reading Time: 9 minutes

Secondo il sociologo tedesco Niklas Luhmann, l’elemento basilare che compone le società contemporanee e che ne determina tanto le strutture quanto le relazioni sociali, è la comunicazione[1]. Comunicazione che non indica esclusivamente lo scambio di informazioni, quanto piuttosto una più articolata relazionalità fatta di significati e forme d’agire che portano alla costruzione di orizzonti di senso comune. Da questi nascono poi i principali canali attraverso cui leggere e interpretare i processi che caratterizzano il contesto sociale, nonché le basi sulle quali si strutturano i relativi valori e norme.

Il raggiungimento di una posizione di così forte centralità della comunicazione nelle società odierne è diventato possibile alla luce di due fattori principali: le continue innovazioni in ambito tecnologico dei mezzi di comunicazione e la nascita di spazi sia fisici che virtuali, deputati alla messa a confronto delle istanze proprie dei soggetti privati, quali cittadini o organizzazioni, con le istituzioni rappresentative della collettività. La dimensione deputata dunque all’incontro di tali istanze, espressione degli interessi e volontà dei diversi attori sociali che popolano una società, può costituire una prima indicazione di cosa si intenda con ciò che comunemente viene definito come sfera pubblica.

La messa a tema di una simile questione risulta poi ancora più rilevante nella nostra contemporaneità per via della crescita dell’insicurezza e della paura a cui assistiamo, nonché per la crisi dei tradizionali modelli di confronto democratico e di agire collettivo, che ha condotto ad una frammentazione della sfera pubblica rendendo ormai difficile discernerne ruolo e confini. L’urgenza di rimettere la questione della sfera pubblica al centro di un dibattito ampio e trasversale deriva perciò da un’esigenza concreta, che incontra anche il desiderio delle generazioni più giovani di ripensare le risposte ai propri bisogni e aspirazioni. Questi trovano nella realizzazione di un esercizio condiviso di comprensione del reale e di co-produzione di possibili prassi sperimentali il grado zero del loro impegno, il quale necessita però di canali adeguati per il suo riconoscimento e valorizzazione.

Volendo meglio approfondire il rapporto che lega la comunicazione alla formazione dell’opinione pubblica e le conseguenze derivate dall’introduzione di nuove tecnologie comunicative, risultano di particolare interesse i riferimenti teorici dell’opera di Jürgen Habermas: Storia e critica dell’opinione pubblica e quelli di John B. Thompson Mezzi di comunicazione e modernità. Considerati congiuntamente, questi lavori permettono infatti di mettere a fuoco gli aspetti maggiormente rilevanti in merito all’evoluzione della sfera pubblica moderna e di porre le basi per un’ulteriore proposta che voglia scommettere su di una sua riaffermazione proprio come risposta a quella complessità caratterizzante le società di oggi.

 

Origini e forme della sfera pubblica borghese

Prendendo le mosse dalla riflessione habermasiana, è necessario in primo luogo chiarire meglio cosa si intenda con sfera pubblica e quali significati assume a partire dalla sua costituzione nel corso del XVIII secolo. L’autore sottolinea infatti come la «sfera pubblica borghese» debba essere concepita in primis in qualità di «sfera dei privati riuniti come pubblico», che rivendicano contro l’autorità pubblica incarnata dal governo la possibilità di stabilire con quest’ultima «le regole generali del commercio e […] del lavoro sociale», tramite un confronto politico basato sulla «pubblica argomentazione razionale»[2].

Secondo questa concezione la sfera pubblica appare come una dimensione terza rispetto alla realtà puramente privata dell’individuo e alle strutture istituzionali incarnate dall’autorità politico-amministrativa. È qui che nasce un particolare spazio nel quale cominciano a confluire le esternalità delle decisioni politiche, del potere economico, delle volontà e aspirazioni private, uno spazio caratterizzato pertanto della commistione di interessi e strutture differenti, tra loro anche in competizione o in conflitto. La sfera pubblica sorge infatti dal bisogno della collettività, nella sua più ampia accezione, di creare un ‘dove’ per il confronto e, come afferma Hannah Arendt nella sua opera Vita activa, per agire insieme con l’obiettivo di negoziare le regole della vita comune[3].

Questo bisogno, avvertito in maniera sempre più diffusa all’interno dei diversi strati della società dell’epoca, deriva però da alcune profonde trasformazioni intercorse a cavallo del XVIII e XIX secolo, sulle quali è bene soffermarsi brevemente. È lo stesso Habermas a sottolineare come, in quella fase, il sistema di produzione e i mercati, che presentavano caratteri ancora fortemente feudali, vengano sostituiti da regimi produttivi caratterizzati da uno scambio allargato di prodotti, da una maggiore stabilità nei flussi dei commerci e dall’instaurarsi prima di un capitalismo mercantile e poi di quello più compiutamente industriale. Contemporaneamente si assiste anche ad un mutamento sia delle forme istituzionali del potere politico, sia delle forme di legittimazione dell’autorità, a seguito del progressivo declino dei modelli oligarghico-aristocratici, e al conseguente avvio del travagliato processo di formazione degli stati moderni. Inoltre, è da considerare la parallela costituzione di quella che sempre Habermas ha definito società civile, ovvero, il divenire pubblicamente rilevante della sfera privata dei singoli mediante lo sviluppo del «sociale», quale nuova articolazione tra pubblico e privato. Come afferma ancora la Arendt: «La società è la forma del vivere associato, […] in cui le attività che servono esclusivamente al mantenimento della vita non solo si manifestano nella dimensione pubblica, ma debbono necessariamente determinare la fisionomia dello spazio pubblico»[4]. Infine si assiste al diffondersi della stampa, delle riviste e dei quotidiani, che progressivamente diventeranno i primi mezzi di comunicazione capaci di raggiungere numeri molto grandi di persone e di influenzare in maniera decisiva le opinioni dei lettori-cittadini, orientandone scelte e valori. Non è un caso che Habermas dedichi diverse pagine all’analisi di quest’ultimo tema, sostenendo come «la discussione critica stimolata dalla stampa periodica abbia contribuito a trasformare la stessa forma istituzionale degli stati moderni, in quanto il Parlamento veniva instancabilmente chiamato a rispondere delle proprie iniziative di fronte al foro della sfera pubblica, portandolo progressivamente ad aprirsi all’indagine, e a rinunciare al privilegio di porre il segreto sui propri dibattiti interni. Esso imparò, inoltre, a interagire con la stampa e cominciò a giocare un ruolo più costruttivo nella formazione e articolazione dell’opinione pubblica»[5].

Un ulteriore aspetto sul quale è opportuno porre l’attenzione riguarda invece la creazione di nuovi spazi per il confronto e lo scambio di idee quali caffè e salotti borghesi, nonché il rinnovamento di quelli tradizionali quali piazze e mercati, dove le discussioni cominciano a prendere vita proprio a partire dalle notizie riportate nei quotidiani e periodici dell’epoca, che propongono alla discussione pubblica temi attorno a cui costruire opinioni diffuse e condivise. Questo aspetto rimanda alla nascita di un primordiale sistema di informazione, risultante dalla commistione dei nuovi mezzi di comunicazione con la ridefinizione degli assetti istituzionali e il cambio nel modo di concepire la dimensione pubblica da parte degli individui.

Per riassumere in maniera estremamente sintetica la struttura della sfera pubblica borghese, quando sorse nel XVIII secolo, è possibile poi riportare la seguente schematizzazione elaborata dal sociologo tedesco:Habermas

Gli aspetti elencati costituiscono dunque gli elementi basilari che rappresentano tanto le premesse, quanto i confini all’interno dei quali è nata e si è sviluppata la sfera pubblica. Essa ha reso l’interesse verso la dimensione privata della società civile una questione non più appannaggio esclusivo del governo, quanto piuttosto una questione di interesse pubblico[6], di interesse cioè per ciascuna persona, indipendentemente dal proprio ruolo sociale e in virtù esclusivamente della sua sola appartenenza ad una medesima collettività con la quale inizia a condividere orizzonti di significato e prassi.

 

Il principio della visibilità nella sfera pubblica contemporanea

Rivolgendo l’attenzione a quanto emerso a partire dal secondo Novecento, è facile notare come le trasformazioni che hanno contraddistinto l’evolversi della sfera pubblica negli ultimi decenni riguardino i cambiamenti intercorsi all’incirca negli stessi ambiti già affrontati, con l’aggiunta però di un ulteriore elemento del tutto assente prima, ma determinante nel plasmare le configurazioni relazionali e di senso nella società odierna, ovvero: la tecnologia.

I nuovi mezzi di comunicazione digitali, uniti ad un indebolimento della capacità delle istituzioni pubbliche nel fare fronte alle crisi e alle profonde metamorfosi dei contesti sociali, hanno portato alla configurazione di una sfera pubblica sclerotizzata, che ha perso le sue originarie funzioni di mediazione e confronto. Nell’opera Mezzi di comunicazione e modernità, Thompson ricostruisce precisamente come si è evoluto il rapporto tra le modalità attraverso cui l’individuo vive la propria quotidianità e lo sviluppo dei media che creano nuove forme di azione e di interazione, portando la persona a ridefinire in maniera radicale i processi attraverso cui crea i propri legami sociali. La moltiplicazione dei mezzi di comunicazione, la costruzione di una molteplicità di pubblici e di altrettanti spazi o canali di espressione, nonché la democratizzazione di questi stessi mezzi che garantisce il diritto e fornisce la possibilità a chiunque di manifestare la propria opinione, hanno finito inevitabilmente per sancire una cesura profonda con la concezione di pubblico, di sfera pubblica e di opinione pubblica per come sono state intese tra il XVIII e la metà XX secolo[7].

L’innovazione tecnologica dei mezzi di comunicazione ha perciò significato in primo luogo una cesura nelle forme della relazionalità interpersonale. Sono cioè cambiati i canali e le regole della comunicazione, che a loro volta hanno riproposto gli interrogativi sull’identità di sé e del proprio ruolo all’interno della società. La sfera pubblica che viene a definirsi nell’ultimo periodo è dunque segnata da nuove possibilità di interazione e per comprenderne a pieno le sfumature, più che di crisi della sfera pubblica, si dovrebbe parlare di quello che Richard Sennett ha definito il «declino dell’uomo pubblico»[8]. Gli equilibri e gli assunti che rendevano possibile il sistema di rappresentanza, legittimità e reciproco scambio tra la sfera degli interessi del pubblico nella veste di potere istituito, e la sfera degli interessi del pubblico nella veste di espressione degli interessi privati della sfera civile, sono saltati.

Un uomo che fatica a trovare una propria identità, la cui vita è caratterizzata da legami precari e da un futuro incerto, spesso incontra nella dimensione pubblica una fonte di maggiore destabilizzazione piuttosto che di rassicurazione e supporto. Come afferma Habermas, non deve perciò stupire che oggi la sfera pubblica assuma in gran parte «funzioni reclamistiche, economiche e politiche. Quanto più essa si presta a essere adoperata come mezzo di influenza politica ed economica, tanto più si fa impolitica nel complesso e viene apparentemente privatizzata»[9]. Da un lato dunque essa diventa lo spazio per lo sfogo delle frustrazioni individuali, dall’altra il bacino dove certe espressioni della politica scelgono di andare in cerca di consenso facendo leva proprio sull’insicurezza e le delusioni dei singoli.

A tal proposito, particolarmente significativo viene ad essere quello che si potrebbe definire ‘il principio della visibilità’, visibilità sulla quale tanto Habermas quanto Thompson tornano in diverse occasioni. Essa diventa infatti il criterio principale per declinare la propria strategia comunicativa, svolgendo il ruolo di accentrare attorno a sé e di catalizzare le opinioni senza che queste siano frutto di alcun percorso di confronto, dialogo o approfondimento. Se negli anni Sessanta McLuhan poteva affermare con una certa sicurezza come fosse il medium a determinare il messaggio (si ricordi la famosa affermazione: «the medium is the message»), oggi si potrebbe invece affermare che è la visibilità del soggetto, e di conseguenza la sua comunicazione, a determinarne il messaggio. Il cittadino si è così trasformato, per dirla con un lessico proprio dei social network, in follower ovvero in colui che letteralmente mette al centro del proprio agire nella dimensione pubblica quello di ‘seguire’ chi, sempre con lo stesso lessico, viene indicato come influencer, ossia colui che grazie alla propria visibilità riesce a catalizzare enormi flussi di comunicazioni e a governarne i significati.

Con ciò vengono ovviamente meno le due principali funzioni della sfera pubblica moderna: da un lato il mediare tra le istanze private dei singoli e gli interessi pubblici delle istituzioni, dall’altro il costruire percorsi di riflessione collettiva che permettano di creare orizzonti di senso condivisi e definire risposte ai problemi della collettività. Da dove ripartire dunque per pensare ad un rinnovato ruolo della sfera pubblica in grado reggere la complessità odierna?

 

Verso una sfera pubblica collaborativa

La risposta alla domanda con la quale si è concluso il paragrafo precedente, si ritiene che debba essere cercata nel ripensamento di quel concetto che sta alla base dell’intera riflessione fin qui proposta, ovvero il concetto di ‘pubblico’. Il discorso intorno ad una rinnovata sfera pubblica, opinione pubblica o uomo pubblico, non può che ripartire da questo aggettivo, facendo riferimento con esso alla dimensione fisica e virtuale dove si incontrano le istanze di ciascuna soggettività componente l’ambiente sociale per, riprendendo Arendt, negoziare le regole della vita comune. La semantica di questo termine appare però non più adeguata al contesto in cui si trova calata. È quando la comprensione del reale, dei processi che lo definiscono e delle sempre immanenti linee di fuga che lo caratterizzano, viene abbandonata a mero esercizio di speculazione individuale, che prendono forma opinioni e modalità distorte di agire. La comprensione della complessità del proprio contesto di vita, nonché l’esercizio di immaginazione di differenti futuri possibili e la sperimentazione di prassi trasformatrici, deve restare invece un esercizio collettivo, basato su tre principi chiave: l’ascolto, il confronto e la fiducia. Il concetto di pubblico dovrebbe rappresentare proprio la cornice all’interno della quale tali principi possono trovare le loro migliori declinazioni, e sarebbe un grande errore pensare che ciò sia qualcosa di anacronistico rispetto alla complessità delle società odierne. Al contrario la sfera pubblica rappresenta una tra le migliori risposte che le società europee hanno elaborato per gestire la complessità crescente dei propri ambienti di vita.

Una ‘sfera pubblica collaborativa’ vuole perciò indicare uno spazio dove le aspirazioni e i bisogni dei privati trovano un adeguato riconoscimento di pubblico interesse, cioè di interesse condiviso; dove l’agire politico, inteso in senso stretto, e il ruolo della cultura, intesa in quanto sforzo di comprensione del presente, guida e immaginazione del futuro, raggiungono un punto di convergenza. A partire da esso si può immaginare lo sviluppo di un circolo virtuoso che accolga anche nuove forme di partecipazione, concepita in primis come ‘sentirsi-parte’, finalizzata alla costruzione di una dimensione pubblica che miri alla creazione di un contesto abilitante, cioè di una trasformazione di sistema, e non solo alla formulazione di singole risposte prive di una cornice strategica unitaria. Riscoprire il concetto di pubblico, rimetterlo al centro del processo di ridefinizione delle modalità di legittimazione del potere politico, significa quindi, riprendendo Bauman, impegnarsi nella ricerca di soluzioni di origine sociale a problemi privati ed evitare il cercare soluzioni private a problemi di origine sociale[10]. Ecco il ruolo principale di una sfera pubblica oggi: offrire uno spazio comune nel quale condividere bisogni, ma anche risorse, per costruire risposte condivise a quei problemi che affrontati individualmente non porterebbero che ad una tragica sconfitta di sé e della propria collettività.


[1] Cfr., N. Luhmann e R. De Giorgi, Teoria della società, Franco Angeli, Milano 1992, p.63.

[2] J. Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, Roma-Bari 2008, p.41.

[3] H. Arendt, Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1964.

[4] Ivi., p.47.

[5] J.B. Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità Una teoria sociale dei media, il Mulino, Bologna 1998, p.106.

[6] J. Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, Roma-Bari 2008, p.37.

[7] J.B. Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità. Una teoria sociale dei media, il Mulino, Bologna 1998, p.24.

[8] Cfr., R. Sennett, Il declino dell’uomo pubblico, Bruno Mondadori, Milano 2006.

[9] J. Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, Roma-Bari 2008, p.210.

[10] Z. Bauman, Capitalismo parassitario, Laterza, Roma-Bari 2009, p.16.

Scritto da
Andrea Baldazzini

Ricercatore Senior presso AICCON, centro di ricerca dell’Università di Bologna dedicato alla promozione della cultura della cooperazione e del non profit, dove si occupa di imprenditoria sociale, innovazione e trasformazioni dei sistemi di welfare territoriale. Svolge inoltre attività di formazione e consulenza per organizzazioni di terzo settore e pubbliche amministrazioni. Per «Pandora Rivista» è membro della Redazione.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila!

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, è anche possibile regalare l’abbonamento. Grazie!

Abbonati ora

Seguici