“Illuminismo oscuro” di Arnaud Miranda
- 25 Agosto 2026

“Illuminismo oscuro” di Arnaud Miranda

Recensione a: Arnaud Miranda, Illuminismo oscuro. Le origini del pensiero neoreazionario, Rizzoli, Milano 2026, pp. 192, 18 euro (scheda libro)

Scritto da Andrea Germani

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Tutto ebbe inizio all’Università di Warwick, nel Regno Unito. Qui, nel 1995, aprì il Cybernetic Culture Research Unit (CCRU), centro studi interno al Dipartimento di Filosofia dedicato a ricerche di cultural studies sulle prospettive della società digitale, con un occhio ai più comuni problemi socio-antropologici, analizzati sotto la lente “cyber”. La maggior fonte di ispirazione erano gli autori cyberpunk William Gibson e Bruce Sterling oltre, ovviamente, al padre della new wave science fiction Philip K. Dick, e l’universo distopico rappresentato nei loro romanzi: società post-industriali in cui intelligenze artificiali, droidi e cyborg confliggono per accaparrarsi le poche risorse rimaste sulla terra, abitata da umani che sopravvivono in ambienti estremamente ostili.

Il centro di ricerca durò molto poco. Sadie Plant si dimise presto da direttrice, a lei seguì Nick Land che, chiusa l’esperienza di affiliazione accademica già nel 1998, spostò il centro nei locali abbandonati di un magazzino, rendendolo una sorta di setta. L’avventura si chiude a inizio anni Duemila, ma porta con sé strascichi che arrivano fino a oggi: un decennio dopo la fine dell’esperienza di Warwick, Land pubblicava sul suo blog una serie di articoli a tema politico centrati su una visione del mondo anti-egualitaria, accelerazionista e libertaria, accreditandosi presso la famiglia politica neoreazionaria nata a inizio millennio. I saggi vennero raccolti successivamente in una collettanea che prese a circolare online nei primi anni dell’epoca Trump, soprattutto negli ambienti dell’alt-right. L’evocativo titolo della raccolta ha dato il nome dell’intero movimento che oggi affascina i miliardari della Silicon Valley, quasi più dei filosofi e degli economisti che contribuirono a sviluppare la dottrina: Dark Enlightenment. 

Giuliano da Empoli nella prefazione alla traduzione italiana del manifesto, pubblicata da Gog Edizioni nel 2021, elenca cinque punti che emergono dalla lettura del testo: 1) L’avanzamento tecno-capitalistico porterà a una società orientata alla sola efficienza: «l’approdo inevitabile è l’avvento di un mondo nuovo, nel quale la fusione tra uomini e macchine sarà completa e il sistema sarà governato in forme integralmente razionali» (p. 6); 2) Resistere è inutile, bisogna continuare e accelerare; 3)La democrazia è un ostacolo, la politica espropria le ricchezze dei cittadini di successo per finanziare governi parassitari e tutto il codazzo di assistiti; 4) «Il futuro appartiene al governo-azienda» (p. 7), se lo Stato non ci fosse non si dovrebbe inventarlo, fintanto che è presente andrebbe governato come fosse una multinazionale, con un CEO come presidente; 5) Le classi alte dovrebbero attuare una secessione e portare con sé le proprie ricchezze, lasciando gli “inferiori” a combattere per le briciole.

Per quanto alcuni dei tratti distintivi somiglino a quelli dell’Ancien Régime, la storia del movimento neoreazionario è una storia post-moderna di critica alla società aperta liberal-democratica, uscita vittoriosa dalla Guerra Fredda ma colpita dal contropotere islamista già a inizio secolo, scossa dalla crisi economica pochi anni dopo, e destabilizzata da migrazioni e convivenze difficili negli anni Dieci. La crisi del modello ha alimentato forti dubbi sulla sua sostenibilità, soprattutto fra chi aveva accettato il compromesso liberale in chiave anticomunista ed eurocentrica: questa risposta alla contemporaneità, questa “reazione” per l’appunto, viene analizzata dal ricercatore di Sciences Po Arnaud Miranda nel volume Illuminismo oscuro, tradotto in italiano da Rizzoli.

Miranda, con il suo libro, offre una bussola interpretativa del fenomeno della neoreazione (NRx), ripercorrendone il percorso storico e intellettuale, e analizzando l’opera dei principali nomi che guidano il movimento, come Nick Land o Curtis Yarvin. Lo sviluppo storico di NRx è sovrapponibile all’evoluzione della web society, come scrive Miranda: «più una nebulosa intellettuale che una scuola di pensiero strutturata, la neoreazione è persino una galassia digitale che prende forma su internet alla fine degli anni Duemila, attraverso pubblicazioni su blog e forum» (p. 35). Se le sue teorie si diffondono fra gli entusiasti del capitalismo digitale, il dibattito si sviluppa sui blog, l’apparato immaginativo di meme e simboli si consolida su Facebook e Twitter, i video-essay vengono diffusi tramite YouTube, le opinioni su Twitter, e i simpatizzanti operano nel tech.

Uno dei testi sacri della bibliografia di Land e Yarvin risale al 2001: Democracy: The God That Failed di Hans-Hermann Hoppe. Hoppe, economista dell’Università del Nevada e del Mises Institute, si è addottorato con Jürgen Habermas e solo dopo la lettura dell’economista anarco-capitalista Murray Rothbard cambia la sua visione del mondo. Rothbard, allievo di Ludwig von Mises, negli anni Settanta si era fatto notare per aver rimproverato persino Robert Nozick, accusandolo di aver trovato l’escamotage per salvare lo Stato nel suo Anarchy, State, Utopia del 1974. Lo Stato, che sia sociale o Night Watchman State, è sempre un problema, non esiste formula che sia moralmente giustificabile, perché ogni Stato abbisogna della proprietà individuale per finanziare la macchina pubblica.

Mosso da queste idee, Hoppe ricostruisce la storia delle istituzioni politiche occidentali, tentando di dimostrare come la democrazia americana abbia tradito i valori dei padri fondatori del 1776, ponendo in ostaggio dell’amministrazione la proprietà privata, soggetta a burocrazia e tassazione in nome di leggi elevate a verità metafisiche, procedure a liturgie sacre e sedi del potere a cattedrali consacrate. La tassazione, vero nemico degli anarco-capitalisti, è sempre un furto: l’ideale sarebbe un sistema fondato esclusivamente sulla proprietà privata, in cui le controversie siano regolate da agenzie che rappresentano i clienti; questo perché «tutta la terra è di proprietà privata» e al proprietario «è concesso di fare della sua proprietà ciò che vuole purché non danneggi fisicamente la proprietà altrui» (p. 237). Non esistono limitazioni di sicurezza pubblica o sociale, ma solo conflitti fra proprietari che possono venire risolti da privati cittadini.

Nel processo di gestione dei propri asset ogni azione è legittima, anche rifiutare di affittare un immobile a una minoranza, e al pari delle aziende – che devono poter gestire come meglio credono la forza-lavoro, dislocando all’estero o rifiutando l’affirmative action – un individuo che senta di non voler vivere in una democrazia liberale ha tutto il diritto di secedere.

«Così, oltre a chiedere l’abolizione della democrazia, è oggi di fondamentale importanza strategica sostenere ideologicamente tutte le forze sociali decentralizzanti o perfino secessioniste; la tendenza plurisecolare alla centralizzazione che ha caratterizzato il mondo occidentale, prima sotto il governo monarchico e poi sotto gli auspici democratici, deve essere invertita» (Hans-Hermann Hoppe, Democrazia: il dio che ha fallito, Liberilibri 2024, p. 113).

La problematizzazione del sistema pubblico, l’accettazione della discriminazione e l’idea di exit torneranno nella produzione di autori quali Land e Yarvin. Yarvin, a differenza di Land, filosofo, e Hoppe, economista, vive nella Silicon Valley e lavora nel tech: a inizio anni Novanta abbandona il suo PhD in Computer Science a Berkeley per lavorare nell’informatica, fino a fondare una sua startup. Nel 2007, sotto lo pseudonimo Mencius Moldbug, apre il suo blog, Unqualified Reservation: spazio in cui deposita riflessioni politico-culturali e propone quelli che divennero veri e propri manifesti, utili a dare programmaticità al neonato mondo NRx e indirizzare chi volesse tradurre pragmaticamente quei valori. Il Formalist Manifesto del 2007 raccoglie la lezione di Hoppe: Miranda nel volume ne riporta il seguente passaggio tradotto.

«Dunque, ecco il manifesto formalista: gli Stati Uniti sono semplicemente un’azienda. Non è un contratto mistico tramandato di generazione in generazione. Non è il depositario delle speranze e delle paure, la voce della coscienza o la lama vendicativa della giustizia. È semplicemente una buona vecchia azienda, proprietaria di un consistente patrimonio […]» (p. 67).

Lo Stato, se proprio deve esistere, deve stare al mondo come azienda che decide a chi erogare servizi curandosi solo del profitto – come vuole la massima di Milton Friedman sulla responsabilità sociale delle imprese – e i suoi azionisti, così i dipendenti, possono valutare di uscire per servire un’altra azienda. Uno Stato siffatto sfugge ai problemi della società americana, primo fra tutti la persistenza di una “Cattedrale”, struttura ideologica che controlla il governo così descritta da Yarvin:

«La Cattedrale si compone di due parti: le università accreditate e la stampa tradizionale. Le università elaborano le politiche pubbliche. La stampa guida l’opinione pubblica. In altri termini, le università prendono decisioni a favore delle quali la stampa genere consenso» (p. 69).

«La Cattedrale agisce come il cervello di una struttura di potere più ampia: il Poligono o l’Apparato – l’alta funzione pubblica permanente. L’Apparato corrisponde all’amministrazione civile propriamente detta (tutti i funzionari non militari i cui posti di lavoro sono al riparo della politica partitica, vale a dire dalla “democrazia”), e a tutti quelli che, pur essendo al di fuori del cosiddetto governo, cercano di influenzare o applicare le politiche pubbliche, tipo le ONG» (p. 70).

In questo passo è visibile l’eredità di Hoppe, così come l’evoluzione del suo pensiero. In realtà, il blog di Yarvin diventò famoso per altre questioni, principalmente per aver introdotto nel linguaggio comune alcuni termini tuttora di grande successo; famosa è la risemantizzazione del concetto di Red Pill, tratto dal film del 1999 Matrix, nell’articolo The case against Democracy: ten Red Pills. La definizione ancora oggi è radicata nei circuiti della manosphere, sottocultura di internet piuttosto vicina al mondo NRx. Questo perché sessualità e maschilità sono spesso oggetto delle discussioni dei guru neoreazionari, che vogliono avvicinare quel sottobosco di giovani uomini che faticano a inserirsi nei contesti di socializzazione, particolarmente con le ragazze.

Per quanto il pensiero libertario, storicamente, coniughi liberismo e individualismo con una grande libertà di costumi sessuali, in contrasto all’idea conservatrice del pudore, il mondo neoreazionario rifiuta la rivoluzione sessuale e si fonda su un’idea di mascolinità ancestrale e a tratti tribale.

La sfera intima e, più rozzamente, il sesso inteso come “accoppiamento”, rappresentano il lato politico di un problema più grande: la (eu)genetica. Tre autori della seconda generazione NRx analizzati da Miranda – Spandrell, Bronze Age Pervert, Zero HP Lovecraft – si soffermano sul dato biologico in tre direzioni differenti: se Spandrell «è preoccupato per la distruzione del nostro potenziale genetico dall’ideologia della Cattedrale», Bronze Age Pervert «ci esorta alla rigenerazione attraverso un elitarismo nietzschiano», mentre Zero HP Lovecraft «dà un tocco fantascientifico al transumanesimo» (p. 98). La critica è a quello che Spandrell chiama “bioleninismo”: il livellamento fra umani imposto dall’egualitarismo che intende correggere le differenze biologiche fra generi, razze e individui in nome delle pari possibilità a disparità di condizioni.

La Cattedrale produce la teoria che soggetti mediocri – destinati al servaggio in un regno governato dalla giustizia di Trasimaco – mettono in pratica applicando disposizioni a svantaggio del popolo, i rappresentati, e a vantaggio di una élite progressista, i rappresentanti. La cifra di tutto è l’obbedienza della classe dirigente, il cui unico talento è la lealtà, che governando socialdemocraticamente ottiene privilegi che non avrebbe mai raggiunto in un sistema fondato sulla competizione.

Sesso, corpo e razza sono identificativi del genio e delle possibilità di successo, argomenti affrontati negli ultimi decenni sotto la prospettiva del quoziente intellettivo (IQ), ultimo marcatore rimasto a decretare una insindacabile differenza fra popolazioni e individui che ha resistito all’interpretazione politicamente corretta imposta dalla Cattedrale. Negli anni Novanta proprio questo tema è stato oggetto di un libro fondamentale per gli ambienti NRx: The Bell Curve di Charles Murray e Richard Herrnstein.

Gli individui talentuosi, perlopiù maschi occidentali istruiti, dovrebbero secedere dalle società egualitariste per perseguire i propri obiettivi, anche a costo di fondare il proprio “regno”. Cosa che un imprenditore vicino al mondo NRx, Peter Thiel, sta effettivamente pensando di fare con il progetto Seastanding: civiltà che si sviluppano su chiatte galleggianti in mare, sul modello dell’Isola delle Rose e della Repubblica di Minerva, e sfuggono alle regolamentazioni. Patri Friedman, nipote del premio Nobel Milton, è il fondatore del Seastading Institute che opera per agevolare la formazione di comunità in mare aperto; Thiel ha finanziato l’apertura dell’istituto con 500mila dollari nel 2008.

Nel 2009, sulle colonne di Cato Unbound, forum online del think tank libertario Cato Institute, Friedman, Thiel e altri dibatterono su temi di ordine economico, politico e sociale: il breve paper inviato da Thiel alla redazione, The Education of a Libertarian è presto diventato un must have della biblioteca NRx. La cifra del pezzo è riassumibile in un paio di passaggi.

«I remain committed to the faith of my teenage years: to authentic human freedom as a precondition for the highest good. I stand against confiscatory taxes, totalitarian collectives, and the ideology of the inevitability of the death of every individual. For all these reasons, I still call myself “libertarian”».

«But I must confess that over the last two decades, I have changed radically on the question of how to achieve these goals. Most importantly, I no longer believe that freedom and democracy are compatible».

L’ultima affermazione rappresenta la summa del pensiero neoreazionario esaminato da Miranda nel volume, partito come gioco intellettuale per techies e futurologi dell’accademia, diventato la filosofia politica di riferimento per miliardari che mettono in discussione i punti fermi del liberalismo. Nelle battute finali Miranda mette su carta una delle intuizioni più interessanti del volume, che evidenzia la cifra di un pensiero che, pur vantandosi di una grande raffinatezza intellettuale, sembra inteso esclusivamente a sgretolare i risultati del lunghissimo e faticosissimo lavoro di “costruzione democratica” prodotto da liberal e conservatori, a cui i neoreazionari hanno indirettamente dichiarato guerra con questa svolta oscurantista.

«Il trionfo ideologico del pensiero neoreazionario poggia non solo sulla sua critica della democrazia, ma anche sul rifiuto più generale dell’ambito politico come campo autonomo. I neoreazionari contestano l’autonomia della sfera politica, mettendo sistematicamente quest’ultima sotto la guida di un assoluto che la superi, sia che si tratti di una verità religiosa, tecnologica o forse naturale (p. 153)».


L’immagine è tratta dall’incisione di Francisco Goya “Modo de volar”. Realizzata tra il 1815 e il 1816, fa parte della serie “Los disparates”. © Museo del Prado.

Scritto da
Andrea Germani

Nato a Perugia, concluso il liceo classico si è spostato a Bologna per studiare filosofia, successivamente ha conseguito un dottorato in Diritto e Scienze Umane all’Università dell’Insubria specializzandosi in Filosofia Politica. Attualmente è Knowledge Transfer Manager all’Università di Bologna e collabora con alcune riviste di cultura; il suo podcast “Libri che NON hanno fatto la storia” è disponibile sulle principali piattaforme.

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