“1948. Gli italiani nell’anno della svolta” di M. Avagliano e M. Palmieri

“1948. Gli italiani nell’anno della svolta” di M. Avagliano e M. Palmieri

Recensione a: Mario Avagliano e Marco Palmieri, 1948. Gli italiani nell’anno della svolta, Il Mulino, Bologna 2018, pp. 452, 25 euro (scheda libro).


Le campagne elettorali sono sempre momenti centrali nella vita politica di uno stato democratico: le varie opzioni di governo del Paese si confrontano davanti alla popolazione, con il loro corollario di programmi in campo politico, economico, sociale e internazionale. La competizione si sposta dalle aule del Parlamento ai comizi nelle piazze, e vengono al pettine molti nodi che definiranno gli equilibri di una legislatura e, in alcuni casi, anche ben oltre.

Il libro di Avagliano e Palmieri ricostruisce dettagliatamente il percorso e le caratteristiche del cosiddetto «anno della svolta», il 1948, caratterizzato principalmente da quel voto del 18 aprile che contribuì in maniera sostanziale a delineare gli equilibri politici, gli attori principali e il posizionamento nella realtà internazionale di tutto il secondo dopoguerra italiano.

Riguardo a quel periodo fondamentale la storiografia è ormai abbastanza consolidata nei suoi elementi principali: la parte del leone la gioca indubbiamente il convitato di pietra di queste elezioni, la neonata «guerra fredda» che costruisce i due blocchi contrapposti ed obbliga ad una scelta di campo, sotto l’orbita statunitense o sovietica. Strettamente connessa a questo macro-tema, risalta anche una dimensione più specifica e concreta, cioè il problema dell’accettazione o meno gli aiuti del piano Marshall – in un’ottica di ricostruzione capitalistica «a guida, immagine e somiglianza dell’economia statunitense» (p. 151). A questo bisogna anche aggiungere il trauma del colpo di Stato comunista in Cecoslovacchia, che rende più concreti i timori, già espressi dalla propaganda anticomunista, che una vittoria delle sinistre porti ad una sovietizzazione del Paese e un suo asservimento all’Urss.

Al di sotto ed accanto a questo elemento troviamo caratteristiche più specificatamente legate al contesto nazionale: la netta contrapposizione politica ed ideologica tra i due grandi partiti di massa italiani, la Democrazia cristiana di Alcide De Gasperi ed il Partito comunista di Palmiro Togliatti – unito insieme al Partito socialista nel Fronte democratico popolare, dopo l’esperienza dei governi di unità nazionale e il compromesso costituzionale; l’attiva iniziativa, dalle grandi disponibilità organizzative e materiali, della Chiesa cattolica a supporto della Dc; l’influenza dello scontro politico sul neonato sindacato unitario, che porterà alla scissione delle componenti cattoliche e socialdemocratiche di CISL e UIL; l’irrisolta questione di Trieste, centro di un contenzioso diplomatico tra l’Italia e la Jugoslavia di Tito, così come il problema dei prigionieri militari ancora in mano dell’URSS.

Il volume ripercorre tutti questi elementi, sistematizzandoli entro un’unica narrazione compatta. Suo merito essenziale non riguarda pertanto l’acquisizione di nuovi schemi interpretativi (su cui torneremo) quanto più sul focus che si sposta da una visione ex post – in cui il senso comune è generalmente abituato a confrontarsi con l’inevitabilità di un fatto storico – ad una cronaca che segue passo per passo gli sviluppi: come ogni evento infa48tti, il risultato elettorale non poteva assolutamente dirsi scontato: esso fu il frutto di tutta la serie sopra richiamata di circostanze esterne ed interne al panorama nazionale in cui l’elemento che più salta agli occhi di un lettore di oggi sembra essere un sentimento di fibrillazione e attesa partecipata diffuso in maniera trasversale in tutta la penisola, richiamato grazie al numeroso e variegato repertorio di fonti utilizzate:

«L’intensità – dicono gli autori nella breve introduzione – con cui gli italiani seguirono le vicende politiche del 1948 si spiega anche alla luce della radicale mobilitazione politica degli anni precedenti, dapprima sotto il regime fascista […] e successivamente nella lotta per la liberazione e la guerra civile. In questa fase, tra l’altro, la militanza e la mobilitazione politica avevano coinvolto irreversibilmente anche ambiti fino ad allora pressoché esclusi, come i giovanissimi e le donne, innescando un processo di emancipazione politica che troverà poi riscontro nell’introduzione del suffragio universale» (p. 9).

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il risultato non scontato di un voto periodizzante

Pagina 2: Il 1948 e la Repubblica dei partiti

Pagina 3: Democrazia bloccata


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Nato a Modena nel 1993. Ha frequentato il corso ordinario in Storia Contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove attualmente svolge un dottorato. Si interessa principalmente della storia del movimento cattolico e di storia sindacale del secondo Novecento.

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