Recensione a: Cesare Alemanni, Dalle pietre alle stelle. Una storia logistica dell’umanità, Einaudi, Torino 2026, pp. 440, 22 euro (scheda libro)
Scritto da Luca Picotti
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Nessuno si è mai accorto dell’importanza della logistica sino a quando le crisi degli ultimi anni non l’hanno messa in crisi. L’organizzazione dell’attività economica umana, l’infrastruttura alla base del flusso di merci verso i nostri supermercati o addirittura sotto casa con Amazon, è sempre stata considerata come qualcosa di dato, acquisito, finanche scontato. Chi mai, nell’epoca della grande globalizzazione, dell’abbondanza, si sarebbe incuriosito della fase in cui il produttore di una merce la carica su un camion, che poi prosegue su strada consumando carburante, sino al terminale di un porto, e da qui effettua un primo scarico della merce, a sua volta collocata in un container, caricato poi da una gru su una nave da 20.000 TEU, sino a raggiungere il porto di arrivo, e via di nuovo con lo scarico, e lo smistamento nei diversi camion, o vagoni merci su rotaia, pronti poi a ramificarsi verso l’entroterra per raggiungere i magazzini del distributore. Tutto questo ha sempre rappresentato il funzionamento silenzioso degli scambi globali. Silenzioso sino a quando, soprattutto a partire dal 2020 con la pandemia e poi le guerre, si sono rotti i meccanismi ordinari, e tra congestioni, rotte modificate, carenza di carburante, attacchi alle infrastrutture, il commercio non ci è sembrato più qualcosa di così scontato. E il concetto di logistica è entrato nel lessico comune.
Per uno sguardo più alto sul tema, è utile leggere l’ultimo lavoro di Cesare Alemanni, saggista e editor, autore di diversi volumi sulle catene del valore, l’industria dell’auto e i microchip. In Dalle pietre alle stelle. Una storia logistica dell’umanità, edito da Einaudi, l’autore ci riporta infatti un’immagine della logistica diversa, originale e intrinsecamente legata alla storia, alla filosofia, alle tecnologie e allo sviluppo delle civiltà umane. L’obiettivo non è tanto affrontare direttamente le crisi della logistica degli ultimi anni, quanto offrire una lettura di carattere più ampio, in grado di fotografare una costante storica: la capacità umana di affrontare gli ostacoli, le frizioni, grazie a innovazioni e nuove tecniche, nell’ottica di una continua organizzazione di spazi e poteri, dove il trasporto – di merci e persone, così come poi di idee ma anche di violenza – funge da architrave dello sviluppo umano.
In questo senso, l’obiettivo è valorizzare ciò che spesso passa inosservato, ossia singoli oggetti, utensili, materiali, non tali da scaldare i cuori ma che sono stati cruciali nella sfida alla frizione: «La storia ci parla soprattutto di grandi personaggi e di grandi eventi. Questo libro parla invece di anonimi mercanti assiri e delle “scatole” che rendono possibile l’intelligenza artificiale, di esploratori artici e di pirati caraibici, di ferrovieri ottocenteschi e di aziende spaziali; ma anche di come uno stretto come Hormuz possa trasformarsi nella valvola dell’economia globale. Raccontare il mondo raccontando come gli umani hanno spostato merci, persone, idee: è questa la sfida vertiginosa del nostro tempo».
Il volume non segue uno specifico percorso storico-temporale. I capitoli sono divisi in termini più che altro concettuali: animali ed energia, strade e città, acqua e terra, contenitori; e poi ancora l’Oceano Indiano e l’ucronia cinese (cosa sarebbe accaduto se avessero circumnavigato l’Africa e proseguito sino all’America?), pirati, canali, debiti e treni, aria e spazio. Ognuno di essi si dirama poi in una serie di immagini storiche, aneddoti, eventi ripercorsi attraverso la lente logistica, sino ad ovvi richiami all’attualità più stretta, riflessa nello specchio delle costanti storiche. Troviamo in questo modo anfore, barili e container, cammelli e sentieri, carrozze, treni, automobili, aeroplani e razzi, navi di legno e portacontainer, scaricatori di porto e gru meccanicizzate, telegrafi e satelliti, Compagnie delle Indie e SpaceX, pirati leggendari e pirati di oggi, la costruzione dei canali di Suez e Panama e quella di strade e ferrovie, vie della Seta del passato e del presente. Si tratta di un mosaico densissimo, frammenti di storia uniti dal filo conduttore del movimento e della logistica. Pensiamo ai primi contratti di assicurazione, nati proprio in seno al diritto del mare per la copertura degli enormi rischi delle spedizioni; o le lettere di cambio, ossia le prime forme di documentazione tramite titoli di credito incorporanti diritti a ricevere, non nell’istante immediato ma dopo, il denaro (non dovendolo così portare sempre con sé); ancora, pensiamo alla forma giuridica di società, con responsabilità limitata a quanto conferito, in relazione alle sopracitate Compagnie delle Indie, operanti tramite concessione sovrana ma con prerogative para-statali. La logistica diventa così il motore di un’analisi storica che unisce politica, diritto, economia, filosofia.
Ed infatti nel suo excursus concettuale, Alemanni si sofferma anche e soprattutto sulla dimensione, come dire, più filosofica del tema. Non si tratta di una logistica intesa solo come organizzazione dell’attività economica umana tramite tecniche, mezzi, infrastrutture e tecnologie, e nemmeno di una mera costante storica unicamente legata all’impulso umano del movimento. Quanto emerge è proprio una tecnica dell’organizzazione degli spazi e dei poteri. È un tentativo, peraltro in parte riuscito, di standardizzare un mondo frammentato, trovare una sola unità di misura e un solo tempo. Pretese di linguaggio universale che convivono con forme di supremazia. È la storia dell’umanità all’interno del fragile pendolo tra apertura e chiusura, commerci e conflitti, universale e particolare. «Questo non significa negare che il movimento, lo scambio, la connessione abbiano spesso rappresentato (e ancora rappresentino) potenti motori di miglioramento delle condizioni materiali di vita. Significa però riconoscere che tali processi sono intrinsecamente ambivalenti. Che la storia dei trasporti non è solo una progressiva liberazione dai vincoli della geografia ma anche una continua rinegoziazione dei rapporti fra spazio e potere, progresso e barbarie. Una storia fatta di invenzioni e ottimizzazioni ma anche di conflitti, imposizioni e resistenze. Di strade costruite e strade imposte. Di mari liberi e mari nostri».
La logistica di ieri è in dialogo costante con quella di oggi. I termini del discorso rimangono gli stessi: ciò che cambia sono gli spazi, gli attori e le tecniche. Il volume si sofferma anche sulle profonde trasformazioni, in particolare dopo la fine della Guerra Fredda, che hanno dato origine alle lunghe catene del valore come oggi abbiamo imparato a conoscerle – non tanto nel loro ordinario funzionamento, quanto nei momenti di rottura, da Suez a Hormuz. Un esempio ormai già classico è quello della supply chain dei microchip, che parte da realtà fabless (“senza fabbrica”) statunitensi, passa per macchinari e componenti olandesi e giapponesi, arriva nelle fonderie di Taiwan, sino ad assemblaggi in Cina. E questa è solo una estrema semplificazione. Il punto che però rileva è l’intera macchina logistica che permette un coordinamento minuzioso tra merci, o più precisamente componenti e semilavorati, che arrivano e ripartono, in un costante sistema di scambio, perlopiù via mare ma anche via aereo per merci a maggiore valore aggiunto o che necessitano di speditezza. Senza ovviamente dimenticare la ragnatela di strade e camion che consentono di raggiungere nel concreto i magazzini.
Le crisi degli ultimi anni hanno impattato su questo ingranaggio, mettendolo a dura prova. Tanto che, come si diceva, di un tanto ce ne siamo pure accorti. L’angolo visuale deve essere però duplice: è vero che le crisi hanno evidenziato le fragilità di una logistica intrinsecamente dipendente dai diversi punti di rottura delle catene del valore estese; allo stesso tempo, però, hanno anche evidenziato la forza di una logistica in grado di resistere alle stesse, continuare a funzionare nonostante le difficoltà. Trattasi di una capacità adattiva straordinaria di imprese e operatori. Una crisi rappresenta uno shock, ma di rado in termini assoluti; una parte viene sempre gestita: si modificano le rotte, si rinegoziano i contratti, si sostituiscono alcune componenti, si dirottano i traffici da nave ad oleodotto, si costruiscono nuove linee e infrastrutture. Lo si è visto con la pandemia, con Suez e pure con Hormuz. La crisi rimane, ma si aprono anche soluzioni alternative. È la forza della logistica, capace di mutuare le proprie logiche e competenze anche nella dimensione patologica.
La tematica è non solo affascinante, ma proprio cruciale di fronte alle sfide di questa fase storica e alle turbolenze che percorrono i colli della globalizzazione. Lo sguardo a ritroso del volume di Alemanni ci consente di cogliere questa importanza, identificare costanti storiche, valorizzare una dimensione spesso nascosta ma che rappresenta l’architrave delle società contemporanee. È un nuovo modo di leggere lo sviluppo delle civiltà umane, ma anche i movimenti dello scacchiere contemporaneo. È un gioco di spazi, poteri, tecniche e frizioni.