“Costituzione Italiana: articolo 10” di Pietro Costa

Costituzione Italiana articolo 10 di Pietro Costa

Recensione a: Pietro Costa, Costituzione italiana: articolo 10, Carocci, Roma 2018, pp. 152, 13 euro (scheda libro).


L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Recita così l’articolo 10 della nostra Costituzione, riportato sulla copertina del saggio di Pietro Costa. Il lucido, validissimo scritto è parte di una serie di agili volumi che illustrano i Principi fondamentali contenuti nei primi dodici articoli del testo costituzionale, con lo scopo non solo di comprendere l’eredità dei costituenti nel contesto ideale e politico dell’epoca, ma anche di misurarne il successivo impatto. Recensioni dei volumi dedicati agli articoli 2, 3, 4 e 5 sono state pubblicate in questa rivista nell’arco degli ultimi mesi. D’altra parte, la presente attualità dell’articolo 10 è confermata dal richiamo esplicito del Presidente della Repubblica al suo contenuto, e agli obblighi costituzionali e internazionali che ne risultano per il nostro Paese, all’atto di firmare il cosiddetto “decreto Salvini”.

I quattro commi dell’articolo 10 riguardano: il rapporto fra ordinamento italiano e diritto internazionale, la condizione giuridica dello straniero, il diritto di asilo, il divieto di estradizione per reati politici. Secondo l’introduzione di Costa, essenziale ma pregnante, risulta difficile riconoscere all’istante un comune nocciolo duro; e in effetti, nei lavori dell’Assemblea Costituente i futuri commi 1 e 2-4 avevano seguito strade diverse prima di essere accorpati. Tuttavia, la chiave interpretativa è identificata nella vicinanza all’art. 11, altrettanto chiaramente volto a porre adeguati vincoli alla sovranità dello Stato sul versante esterno del nascente ordinamento italiano. Ecco quindi le domande a cui l’art. 10 si riproponeva di rispondere: “Quali diritti deve riconoscere lo Stato agli stranieri? Quali pretese può avanzare un individuo nei confronti di una comunità politica cui non appartiene?”

Sono quesiti storicamente ricorrenti, la cui soluzione è tanto complessa quanto provvisoria. I costituenti ne erano consapevoli e suggeriscono risposte che presuppongono gli antecedenti maturati in una lunga e drammatica storia, nascono da un dibattito improntato alle sensibilità e alle idealità caratteristiche del secondo dopoguerra e al contempo riescono a valere come punti di riferimento importanti anche quando verranno a maturazione esperienze ed emergenze nuove.

In questo passaggio, Costa suggerisce la struttura tripartita dello scritto, che muove dallo sviluppo storico-giuridico dei principi pertinenti, ne rintraccia la presenza nei dibattiti dell’Assemblea Costituente, infine guarda alla loro applicazione nell’Italia repubblicana, in interazione con mutamenti come la nascita dell’Unione Europea e l’intensificazione dei flussi migratori.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’articolo 10

Pagina 2: La storia dei rapporti fra Stato e stranieri

Pagina 3: L’articolo 10 nel dibattito costituente

Pagina 4: “Crisi dei migranti” e spinte nativiste


Crediti immagine: PikiWiki Israel, [Public Domain] attraverso wikimedia.com


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Classe 1991, di Bologna. Dottorando di ricerca in Political Science, European Politics and International Relations presso il CIRCaP all'Università di Siena e l'Istituto DIRPOLIS della Scuola Superiore Sant'Anna. Laureato in Studi Internazionali a Bologna e in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì, ha studiato presso il Collegio Superiore di Bologna e trascorso periodi di studio presso l'ENS di Parigi e la UAB di Barcellona. I suoi studi si sono concentrati sul processo di integrazione europea, sulla politica britannica, sull'euroscetticismo e sulla teoria costruttivista.

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