“Costituzione italiana: articolo 5” di Sandro Staiano

Articolo 5

Recensione a: Sandro Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, Carocci, Roma 2017, pp. 176, 13 euro (scheda libro).


«La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento».

Articolo 5 della Costituzione della Repubblica Italiana

Il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione ci mostra un testo ancora popolare, spesso citato nei dibattiti e celebrato nei mass-media. Eppure, l’esaltazione della Legge Fondamentale supera spesso la sua effettiva comprensione, in particolare per quanto riguarda la straordinaria ricchezza di motivi e di implicazioni presenti nei primi dodici articoli. Per questa ragione, e soprattutto per evitare una mera commemorazione retorica, la casa editrice Carocci ha lanciato un’iniziativa editoriale unica nel suo genere: una serie di dodici volumetti, uno per ognuno dei Principi fondamentali, che indaga in maniera originale non solo la genesi teorica “remota” del principio e le tensioni del dibattito costituente, ma anche la sua effettiva implementazione e attualità.

Sandro Staiano, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Napoli Federico II e già sindaco di Pompei, ci guida attraverso la complessa vicenda dell’articolo 5, che definisce le forme in cui la Repubblica riconosce le autonomie locali e attua il decentramento amministrativo. Certamente, anche per questo principio valgono gli aggettivi che i curatori usano per descrivere la prima sezione della Legge Fondamentale, ovvero: «punto di riferimento stabile, immodificabile e allo stesso tempo […] ispiratore di un forte rinnovamento dell’ordinamento repubblicano»[1]. In linea con gli obiettivi della collana, quindi, anche il principio dell’autonomia viene presentato come dinamico e in costante divenire. Scrive Staiano: «L’autonomia è un principio; ma è anche un processo, che tocca ricostruire»[2]. Eppure, il sentiero che porta all’attuazione dell’articolo 5 è tortuoso, spesso poco decifrabile e privo di una certa linearità che altrove, invece, si è potuta manifestare. Usando una metafora molto riuscita, Staiano descrive il principio dell’autonomia non come un fiume che scorre placido dalla sorgente alla foce, bensì: «come un largo canale lagunare, che si muove alternativamente nei due sensi con l’andamento delle maree»[3].

Perché, il decentramento amministrativo e l’autonomia decisionale del livello locale, due degli elementi che fondano la nostra attuale Repubblica democratica, non possono essere rappresentati come il risultato di un processo uniforme, naturalmente disposto lungo una linea retta? L’originale risposta che ci fornisce Staiano è che l’applicazione strutturata del principio di autonomia è stata spesso deformata dalla mancata sinergia tra «i motori della democratizzazione: i partiti di massa […] e l’autonomia politica degli enti territoriali»[4].

In altre parole, quando questi due elementi hanno impresso al sistema repubblicano spinte contrastanti, piuttosto che lavorare in sincronia, il principio dell’autonomia – agli occhi dei Padri Costituenti «l’espressione di un modo di essere della Repubblica, quasi la faccia interna della sovranità dello Stato»[5] – ha mostrato il suo lato oscuro, irrigidendosi in una contrapposizione sterile tra il sistema dei partiti e l’apparato statale. Di questo erano ben consci anche i Costituenti, i quali avevano manifestato più volte una certa mancanza di fiducia sui modi in cui si voleva che la democratizzazione dell’Italia avvenisse. Infatti, dopo l’approvazione, l’attivazione concreta del principio dell’autonomia venne temporaneamente paralizzata. Tale «glaciazione»[6], nelle parole dell’autore, richiederà un disgelo particolarmente lungo. Le prime elezioni regionali si sarebbero tenute solo nel 1970, la prima legge sui Comuni e le Provincie sarebbe arrivata solo nel 1990 ed il nuovo testo unico solo nel 2000.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Articolo 5: l’autonomia come un “canale lagunare”

Pagina 2: La genesi dell’articolo 5

Pagina 3: L’attualità dell’ articolo 5 a cavallo fra trasformazione dei partiti e riforme


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(1992) Friulano di origine ma bolognese d'adozione. ha studiato storia all'Università di Bologna e si è laureato in Relazioni Internazionali. S'interessa di confini, minoranze etnico-linguistiche e identità territoriali. Attualmente in tirocinio a Bruxelles presso l'Ufficio di Collegamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Bruxelles.

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