La Cina dopo la crisi globale: il “New Normal” di Xi Jinping

Cina

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Il New Normal

Il concetto di “New Normal” (xin changtai), erede di quello di “società armoniosa” di Hu Jintao, è stato introdotto da Xi Jinping in un discorso del 2014 nella provincia di Henan[12] e poi confermato da un secondo discorso al forum dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC). Le linee guida di questo nuovo orientamento sono inserite all’interno della più vasta cornice del c.d. “Sogno Cinese”, cioè il consolidamento interno e internazionale della RPC, e dei “Due Cento”, i due obiettivi in vista delle ricorrenze che la Cina festeggia nel 2021 e nel 2049.

Il successivo piano quinquennale[13] (2016-2020) ha ufficializzato tale orientamento, evidenziandone gli obiettivi principali: un tasso di crescita sensibilmente più basso del passato (6,5 % annuo) che permettesse di implementare le riforme, una crescita quality-oriented (cioè sostenibile e tecnologicamente avanzata) e una riduzione degli investimenti pubblici che hanno generato tra il 2008 e il 2009 una crisi da sovrapproduzione e un aumento del debito. Parallelamente, ridurre il peso delle esportazioni nel PIL, affinché la crescita non dipendesse dalla domanda estera rivelatasi volatile e aumentare i consumi interni per risolvere il decennale problema del saving glut[14], l’eccesso forzato dei risparmi e la poca propensione al consumo. Correlatamente, garantire l’ottenimento per il 45 % della popolazione urbana dell’hukou, il permesso di registrazione che garantisce l’accesso ai servizi pubblici per chi lavora in distretti diversi da quello di nascita.

Legato ad una crescita qualitativa, vi è anche il progetto “Made in China 2025” che promuove “il superamento di un modello industriale basato su prodotti a basso costo, per iniziare a competere con le economie avanzate nella realizzazione di prodotti altamente tecnologici”[15], connesso a sua volta al progetto “Internet Plus”, teso ad aumentare l’utilizzo della rete nella popolazione.

Connesso alla dinamica delle esportazioni è il lancio dell’iniziativa “Belt and Road” (c.d. “Nuove Vie della Seta”). Il piano è costituito da due direttrici, una terrestre ed una marittima, ed è stato “ribattezzato da alcuni il Marshall Plan cinese per la volontà di creare mercati favorevoli all’esportazione di prodotti cinesi”[16] ed evitare la crisi da sovrapproduzione.

L’inserimento, avvenuto dopo il XIX Congresso del Partito (ottobre 2017), del “pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con caratteristiche cinesi per una Nuova Era”[17]nello Statuto del Partito Comunista Cinese testimonia il peso e l’influenza accordati dalla classe politica cinese alla teorizzazione del Segretario del Partito e fa pensare, insieme alla crescente importanza di Liu He, considerato un fedelissimo di Xi[18], che il “New Normal” continuerà ad essere l’obiettivo principale anche per il prossimo piano quinquennale da approvare nel 2019.

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[1] Tutti i dati nell’articolo sono tratti da World Bank, International Monetary Fund e National Bureau of Statistics of China e sono stati confrontati tra loro.

[2] Si veda UNDP, 2016 Human Development Report, 2016.

[3] Si veda Zhu X., Understanding China’s Growth: Past, Present, and Future, Journal of Economic Perspectives, 26, 2012, 103-124.

[4] Si veda Rawski T.G, Chinese Industrial Reform: Accomplishments, Prospects, and Implications, The American Economic Review, 84-2, 1994, 271-275.

[5] Si veda Zhu, 2012.

[6] Si veda Haltmaier J., Challenges for the Future of Chinese Economic Growth, International Finance Discussion Papers, 1072, 2013.

[7] Si veda Jiang J., How Rich Will China Become? A simple calculation based on South Korea and Japan’s experience, Economic Policy Papers, 20/05/2015.

[8] Si veda Bonham C. & Wiemer C., Chinese saving dynamics: the impact of GDP growth and the dependent share, Oxford Economic Papers, 65, 2013, 173-196.

[9] Si veda Bai, L., Kim, H., & Stephan, A, Effects of global financial crisis on Chinese export: A gravity model study, 2012.

[10] Si veda Singh, A, et al, China’s Economy in Transition : From External to Internal Rebalancing, International Monetary Fund, 2013.

[11] Ultimi dati disponibili.

[12] https://www.bloomberg.com/news/articles/2014-05-11/xi-says-china-must-adapt-to-new-normal-of-slower-growth

[13] Disponibile a http://en.ndrc.gov.cn/newsrelease/201612/P020161207645765233498.pdf

[14] Si veda Yang D. T., Aggregate Savings and External Imbalances in China, Journal of Economic Perspectives, 26, 2012, 125-46.

[15] Si veda Centro Studi Per L’impresa Della Fondazione Italia Cina, La Cina nel 2016: Scenari e prospettive per le Imprese, Fondazione Italia Cina, 2016, p.98.

[16] Ibidem, p. 74.

[17] Si veda Communist Party of China, Constitution of the CPC, http://www.china.org.cn/20171105-001.pdf

[18] Si veda https://www.geopolitica.info/who-is-who-liu-he/


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Classe 1994, si è laureato in triennale con una tesi sulla politica economica della Repubblica Popolare Cinese e sta proseguendo gli studi magistrali in Relazioni Internazionali a Roma. I suoi ambiti di interesse sono la Teoria delle Relazioni Internazionali e gli Studi Strategici. Le sue analisi si concentrano sulla crisi dell'ordine unipolare con particolare attenzione alla politica estera e di difesa della Repubblica Popolare Cinese. È Junior Fellow presso Geopolitica.info, centro studi di geopolitica e relazioni internazionali.

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