“La nostra classe media non esiste più”. Stratificazione sociale in Iran

Iran

Protagonista attiva delle vicende politiche e sociali degli ultimi anni, come è raro che accada in molti altri paesi della regione, la società civile rappresenta per l’Iran un attore tutt’altro che immobile ed omogeneo.

Se le notizie relative alla politica estera, agli altalenanti rapporti con gli Stati Uniti ed il precario accordo nucleare sembrano offrire l’immagine di una popolazione esclusa dai processi politici (l’Iran viene chiamato spesso “il paese degli Ayatollah”, sminuendo di fatto la sua complessa costituzione interna), non bisogna dimenticare il ruolo e il coinvolgimento diretto delle persone comuni e delle diverse realtà sociali.

Per riuscire a comprendere la dinamica ed il funzionamento del Paese, è necessario soffermarsi sulla composizione della società stessa, dei rapporti tra le diverse classi sociali e tra queste e lo Stato. Un modo per farlo, è analizzare quattro avvenimenti degli ultimi quarant’anni della storia del Paese ed i suoi principali protagonisti: la Rivoluzione Islamica del 1979, il movimento dell’Onda Verde del 2009, le manifestazioni di protesta di gennaio 2018 e i recenti scontri al bazar di Tehran dello scorso giugno.

Esaminare questi eventi è significativo in quanto, a eccezione della Rivoluzione del ’79, che è stato un fenomeno trasversale, hanno visto mobilitarsi una particolare fetta della società iraniana, portatrice di istanze, bisogni e caratteristiche peculiari.

 

Iran classe media

 

È necessario iniziare con una doverosa premessa: qualsiasi rigida e categorica suddivisione della società iraniana si rivela inevitabilmente problematica e parziale. È errato, infatti, applicare sterilmente le categorie concettuali formulate per i contesti occidentali ad una società con un percorso così peculiare; Zahirinejad (2014), ad esempio, sottolinea come i criteri del salario e dei consumi siano inefficaci in una società soggetta a drammatici tassi di inflazione.

Nel biennio 2010-2012, ad esempio, si stimava che il reddito tipico della classe media potesse oscillare, all’incirca, tra 487 e 993 $. Nel 2013, però, mentre il prezzo del dollaro è aumentato di quasi tre volte, non è avvenuto lo stesso con i salari. E ancora: secondo l’Iranian Urban and Rural Household Income and Expenditure Survey del 2014, le famiglie iraniane avrebbero speso mediamente il 25.4% in più rispetto all’anno precedente: se si tiene conto del tasso di inflazione, aumentato del 32.1%, tuttavia, emerge in realtà una diminuzione del potere di acquisto reale. Harris suggerisce dunque come criteri alternativi di classificazione l’occupazione e il titolo di studio.

Per semplicità, si può affermare che la maggior parte degli autori riconosce l’esistenza di almeno tre classi: upper class, middle class, divisa comunemente in “nuova” (emersa nel periodo post-rivoluzionario) e “tradizionale”, e lower class, in cui la classe lavoratrice viene inclusa. Si tratta evidentemente di una semplificazione necessaria per dipingere a grandi linee la composizione attuale della società.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’Iran non è solo “il paese degli Ayatollah”

Pagina 2: Gli ultimi quarant’anni della storia dell’Iran

Pagina 3: Struttura e ruolo della classe media iraniana


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Nata in Italia nel 1991 ma di origini iraniane, ha sempre viaggiato e vissuto tra i due paesi. Dottoranda in sociologia all'Università di Milano Bicocca con un progetto sui cambiamenti dei ruoli di genere tra i giovani in Iran. In precedenza ha studiato Studi Internazionali a Bologna e Studi Afro-Asiatici a Pavia. I suoi temi di ricerca principali sono l'Iran e il conflitto israelo-palestinese, le tematiche di genere e la condizione giovanile.

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