Considerazioni sui confini, al di là del bene e del male

confini

Pubblichiamo volentieri questo articolo inviato alla nostra redazione. L’autore insegna all’Università di Singapore.


La situazione nella quale ci troviamo a vivere è molto drammatica, questo è sotto gli occhi di tutti. La crisi dell’impiego, il crollo dei salari, la crescente erosione dei diritti del lavoro, la crescita costante di flussi migratorî portano con sé un’instabilità sociale forse mai esperita prima, e comunque non su questa scala, a sua volta foriera di tensioni e conflitti, i caratteri e le conseguenze dei quali ancora non vediamo pienamente e non possiamo calcolare.

Riguardo alla causa di tutto ciò sembra ormai esserci il consenso: essa è da identificarsi nel processo di globalizzazione, che è stato fin dall’inizio parte integrante del progetto neoliberista. Questa è la radice ultima di tutti gli sconvolgimenti che il nostro tempo si trova a vivere, come mostra Guido Mazzoni in un suo lucido articolo[1] comparso sul sito www.leparoleelecose.it

Quanto segue vuole essere una considerazione a margine di quell’articolo, incentrata su quello che credo essere il concetto cardine dell’analisi di Mazzoni. Lo studioso afferma che le forze politiche uscite vincitrici e dalle elezioni americane e dalla Brexit non possano essere omologate ai vari fascismi del secolo scorso, ma operano su basi concettuali fondamentalmente opposte. A queste forze possono essere in qualche misura assimilati altri movimenti apparsi sulla scena politica europea, quali Syriza, Podemos, il M5S e la destra francese capitanata dalla Le Pen.

Al contrario dei fascismi del passato, queste forze rigettano una visione di Stato che intenda quest’ultimo come organizzatore della vita in tutti i suoi particolari, abbracciandone invece una per la quale lo Stato deve funzionare come garante da un lato del benessere individuale e dall’altro della libertà personale del singolo: quindi, le formule di Trump o di Berlusconi, secondo le quali lo Stato deve interferire il meno possibile. Dunque, una visione tutto sommato liberale.

Tuttavia, questa visione presenta un tratto fondamentale che la rende indigesta al liberismo, così come si è configurato a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. Quel tratto cioè secondo il quale vi devono essere confini che fungano da insormontabili barriere, doganali, fisiche, legali ecc… Questo va contro il processo della Globalizzazione che si vuole, e forse è in effetti, inarrestabile.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Neoliberismo e globalizzazione

Pagina 2: L’antitesi schmittiana terra-mare

Pagina 3: I confini e lo Stato


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Insegna filosofia presso la Singapore University of Technology and Design. Ha conseguito il PhD in Classical Literature presso la University of Pennsylvania, Philadelphia. I suoi principali interessi si concentrano sul Neoplatonismo e sui suoi rapporti con alcuni autori del '900, quali Heidegger e Bergson.

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