L’impresa cooperativa. Intervista a Vera Zamagni

Vera Zamagni

Perché parlare della cooperazione? Il tema, che spesso nel discorso pubblico e nell’immaginario collettivo è associato ad una dimensione prevalentemente storica – ottocentesca e novecentesca – resta invece una questione di profonda attualità, proprio in relazione ad alcuni dei principali problemi aperti del presente. Una riflessione sul concetto di cooperazione, inserita nel contesto globale segnato dalla grande crisi economico-finanziaria del 2008 e percorso da profonde tendenze di lungo periodo, può infatti risultare fruttuosa e produttiva nel ripensare categorie e problemi del presente, anche ben oltre la sfera economica.

Sono questi i temi al centro di un numero speciale che Pandora ha dedicato al tema della cooperazione, che sarà presentato sabato 1 dicembre alle ore 15:30 a Bologna a Palazzo Re Enzo, nell’ambito della Biennale della Cooperazione, in sala Re Enzo.  Il numero vede la partecipazione, come autori o come intervistati, di Luca De Biase, Enrico Giovannini, Mauro Magatti, Branko Milanovic, Chiara Saraceno, Mario Viviani, Paolo Venturi, Alessandra Smerilli, Trebor Scholz, Massimo Amato e di diverse figure di cooperatori. Proponiamo ai lettori del nostro sito questa intervista a Vera Zamagni, studiosa che al tema ha dedicato decenni di ricerche, che introduce l’argomento, affrontando alcuni degli aspetti principali dell’impresa cooperativa, le sue diverse forme, i mutamenti, le criticità e le sfide che oggi si trova di fronte.

Vera Zamagni, Professoressa di Storia economica all’Università di Bologna e al SAIS Europe della Johns Hopkins University, ha insegnato in numerose università. È stata fondatrice oltre che co-editor della European Review of Economic History, la rivista leader di storia economica europea pubblicata da Cambridge University Press e ha collaborato con Il Sole‑24 Ore e altre riviste e giornali. Le numerose pubblicazioni riguardano soprattutto il processo di sviluppo economico italiano dall’unificazione a oggi, con particolare riferimento agli squilibri regionali, alla distribuzione del reddito, agli standard di vita, alla business history, all’intervento dello Stato, all’integrazione europea e allo sviluppo del movimento cooperativo. Sui temi trattati nell’intervista ricordiamo: S. e V. Zamagni, La cooperazione, Il Mulino, Bologna 2008.

L’intervista è a cura di Raffaele Danna e Giacomo Bottos.


Come definirebbe una cooperativa? Come convivono in essa la dimensione economica e il perseguimento di finalità che vanno al di là dell’utilità economica strettamente intesa?

Vera Zamagni: Un’impresa cooperativa è costituita e governata dagli stessi utenti dell’impresa e dunque ha una finalità di promozione degli obiettivi riconosciuti come meritori dagli stessi utenti.

In quali aspetti principali l’impresa cooperativa si distingue dalla capitalistica? Quale tipo di razionalità si manifesta nell’azione che sta alla base dell’economia cooperativa?

Vera Zamagni: L’impresa capitalistica nasce dal desiderio di impiego di capitali da parte di chi ne ha e di impiego di specifiche tecnologie da parte di inventori ed esperti di mestiere, allo scopo di trarre vantaggio personale da queste loro prerogative. La razionalità dell’impresa capitalistica è dunque la massimizzazione del profitto per i detentori di capitale (sia esso fisico o umano), mentre la razionalità dell’impresa cooperativa è basata sul soddisfacimento di bisogni collettivi. E’ evidente che l’impresa capitalistica per massimizzare i proventi dei suoi proprietari deve anche soddisfare qualche bisogno umano, ma lo farà sempre cercando di minimizzare i costi connessi al contributo produttivo di tutti gli stakeholder diversi dai detentori di capitale, mentre l’impresa cooperativa, mettendo al primo posto i bisogni delle persone, tenderà a trattare tutti gli stakeholder, e in particolare i soci, più equamente.

Come nasce l’impresa cooperativa? Si può dire che, nella lunga storia della cooperazione, i suoi principi siano sempre rimasti gli stessi?

Vera Zamagni: L’idea cooperativa è molto antica, ma l’impresa cooperativa come noi la conosciamo oggi risale alla metà dell’Ottocento in Europa e nelle sue propaggini mondiali. Essa si afferma a partire dalle Società di mutuo soccorso e dai movimenti (politici e sindacali) di autopromozione dei lavoratori. I principi base sono rimasti sempre gli stessi: mutualismo, (condivisione di fini e mezzi), democraticità, (ossia autogoverno, una testa un voto), autonomia, (indipendenza dalla politica), azione comune (cooperazione tra cooperative) e esternalità positive sulle comunità di riferimento.

Quali sono gli effetti maggiormente positivi e desiderabili che la cooperazione produce? E quali ne sono le criticità? Quali tipi di pratiche e di saperi vengono promossi dall’organizzazione cooperativa?

Vera Zamagni: L’impresa cooperativa coltiva la fiducia, introduce nel mercato un approccio di cura del prossimo come persona, ha attenzione al territorio, abbassa i livelli di diseguaglianza, in una parola, umanizza le relazioni economiche, elevandole da quel “homo homini lupus” che sottende l’utilitarismo individualista, pilone portante del capitalismo. Le sue criticità sono sostanzialmente due: non disporre di sufficienti capitali (chi fa cooperative non è di solito ricco) e non trovare abbastanza manager preparati a gestire un’impresa che non è capitalistica. Occorrerebbero più investimenti in cultura e management cooperativo.

Quali differenze intercorrono fra le diverse forme di cooperazione (consumo, produzione e lavoro, credito, servizi, agricoltura)?

Vera Zamagni: Le differenze in realtà intercorrono tra le cooperative di lavoro, quelle di utenza e quelle di conferimento. Nelle prime sono gli stessi soggetti che formano le cooperative a gestirle direttamente, con l’aiuto di qualche tecnico quando si lavora in settori industriali altamente specializzati. Le cooperative di utenza, invece, sono manageriali: una cooperativa di consumo, o di credito, o di distribuzione dell’elettricità, o di assicurazione non vede i soci in posizioni di gestione dell’impresa e dunque in queste cooperative si sente in maniera più acuta la difficoltà di trovare manager capaci di interpretare i bisogni e le aspettative dei soci. Infine, nelle cooperative di conferimento, di cui i principali esempi si hanno nel settore agricolo, il produttore è un singolo o un gruppo che gestisce autonomamente la sua attività lavorativa e poi conferisce il prodotto ad una cooperativa, per la sua vendita al pubblico o la sua lavorazione in qualche fabbrica alimentare o di bevande. In questo caso, è importante che nessuno dei conferitori sia troppo grande rispetto agli altri per avere una effettiva democraticità.

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Indice dell’articolo

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Classe '91. Laureato in Scienze Filosofiche al Collegio Superiore di Bologna. Al momento è PhD candidate in Storia presso l'Università di Cambridge, Pembroke College. Appassionato di meccanica, ciclismo e montagna, si interessa di storia economico-politca, Rinascimento e tecnologia.

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