La Corea tra crisi missilistiche e tensioni strategiche. Intervista ad Antonio Fiori

Fiori

Oggi abbiamo il piacere di parlare con Antonio Fiori, esperto di storia, istituzioni e relazioni internazionali del continente asiatico, professore presso l’università di Bologna, nonché delegato del rettore per i rapporti con l’Asia e l’Oceania. Per lungo tempo Fiori ha vissuto in Corea del Sud, dove è stato ed è docente presso la Hankuk University of Foreign Studies e la Korea University di Seoul.

Il suo è certamente uno degli sguardi più informati e consapevoli per quanto riguarda la penisola Coreana ed i rapporti tra le due Coree. Il suo ultimo libro, Il nido del falco, edito da Mondadori e uscito nel 2016 esplora le caratteristiche e la razionalità del regime nordcoreano, sfatando molti miti sulla presunta follia della sua leadership e facendo chiarezza sulle paure, la razionalità, le strategie e i desideri di quello che per molti rimane un paese misterioso e sconosciuto.

L’intervista di oggi riguarda l’attualità della penisola coreana a tutto tondo: dalle tensioni degli ultimi mesi tra Pyongyang e Washington, al futuro dei rapporti intercoreani di fronte alla fresca elezione di Moon Jae-in alla presidenza della Corea del Sud. I nostri sentiti ringraziamenti vanno al professor Fiori per la disponibilità con cui ha accolto la nostra richiesta.


Cominciamo subito col fare chiarezza nel caos mediatico che ha circondato le tensioni tra Corea del Nord, Stati Uniti e altri attori regionali (Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia) negli ultimi mesi. Non è certo la prima volta nella sua storia che Pyongyang conduce test balistici o che sfida la comunità internazionale e gli Stati Uniti in particolare sventolando i progressi dei suoi programmi nucleare e missilistico. Esistono secondo Lei elementi di novità nelle tensioni degli ultimi mesi? O stiamo assistendo all’ultima puntata di una serie che va avanti da ormai più di 60 anni?

Fiori: Dal punto di vista della razionalità strategica le cose non sono cambiate. L’obiettivo principale dei test balistici, delle parate e dell’avanzamento del programma nucleare rimane quello di mettere in mostra quella che è l’unica carta che assicura la sopravvivenza del regime Nordcoreano. Si tratta di dimostrazioni muscolari e assertive che hanno il solo scopo di ricordare alla comunità internazionale (nello specifico agli USA e ai loro alleati regionali) la capacità del regime di esercitare una deterrenza efficace verso qualsiasi minaccia esterna. Inoltre Pyongyang è tradizionalmente abituata a dare il benvenuto al nuovo inquilino della Casa Blu (sede del presidente della Corea del Sud) con una prova di forza come quella di pochi giorni fa, per ricordare ai vicini del Sud che nonostante l’elezione del nuovo presidente potrebbe aprire la strada a eventuali colloqui bilaterali o multilaterali, Pyongyang è presente e non può essere esclusa dalla conta.

Per quanto riguarda gli elementi di novità della “crisi” degli ultimi mesi, penso se ne possano identificare fondamentalmente due: il primo riguarda i notevolissimi passi in avanti che la gestione del programma balistico sembra aver compiuto. Il secondo, più paradigmatico, è che ormai non si possa più parlare di novità riferendosi ai test nucleari e balistici del regime, questo perché sotto la reggenza Kim Jong-un, tali prove di forza sono diventate la prassi. Nel periodo precedente, il lancio di missili era considerato un segnale di innalzamento delle tensioni, che tuttavia aveva carattere sporadico. Ad oggi, dopo soli sei anni, Kim Jong-un ha lanciato più missili di quanti ne abbia lanciati il padre, Kim Jong-il, nell’intera durata della sua reggenza. Questa frequenza dei test li ha ormai privati del carattere di eccezionalità che un tempo possedevano.

Quando parla di passi in avanti nella gestione del programma missilistico si riferisce alle notizie sul lancio di quello che è stato descritto come un missile balistico a medio/lungo raggio?

Fiori: Riguardo questa storia credo sia importante non cedere ad inutili allarmismi, visto che di fatto non si sa ancora nulla di certo. Per il momento la KCNA (agenzia di stampa ufficiale del regime di Pyongyang) non ha rilasciato foto o dati di alcun tipo, dunque non esistono prove concrete. Tutto ciò che sappiamo è che sono state fatte alcune stime secondo le quali, per altitudine e tempo trascorso in volo, ci troviamo di fronte ad un vettore nuovo rispetto ai lanci precedenti, con caratteristiche tali da far pensare ad un missile balistico a medio o lungo raggio. Tuttavia sappiamo anche che il missile non ha percorso tutta la traiettoria necessaria ad un vettore in grado di raggiungere la base americana di Guam, né tantomeno (come qualcuno ha ipotizzato) colpire il suolo statunitense. Va inoltre ricordato che Pyongyang ci ha, nel corso degli anni, anche abituati a clamorosi fallimenti, e che testare una tecnologia non equivale ad averne il controllo. L’aspetto veramente importante di questo test, che nessuno ha finora sottolineato, è piuttosto il fatto che al lancio sia stata impressa una traiettoria tale da non poter impensierire i vicini regionali, il che significherebbe che il programma balistico nordcoreano è avanzato a tal punto da permettere di controllare con efficienza un vettore a medio-lungo raggio. Questo sarebbe senz’altro uno sviluppo preoccupante.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Antonio Fiori su crisi missilistica e caos mediatico

Pagina 2: Antonio Fiori sulle tensioni strategiche nella penisola Coreana

Pagina 3: Antonio Fiori su elezioni a Seul e rapporti Nord-Sud

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Lorenzo Cattani: Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Ricercatore tirocinante presso l'Osservatorio della Legalità gestito da Comune di Forlì e Università di Bologna. Tiziano Usan: Classe '92. Laureato magistrale in studi strategici presso l'Università di Bologna. Si interessa principalmente di strategia e geopolitica, con un focus sul continente Asiatico e sulla Cina in particolare.

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