“Destra” a cura di Corrado Fumagalli e Spartaco Puttini

Destra

Recensione a: Corrado Fumagalli e Spartaco Puttini, Destra, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano 2018, pp. 160, 12 euro (scheda libro).


Il venticinque settembre milleduecentosessentaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là.

L’incipit de I fiori blu di Raymond Queneau può forse evocare le difficoltà che crucciano chi si sforzi di dare senso univoco al panorama dell’Europa contemporanea sulla base delle categorie consolidate di “destra” e “sinistra”. Sebbene rimangano comuni punti di riferimento, impiegati da molti cittadini italiani ed europei per pensare la politica, queste etichette ormai discusse – in tutti i sensi – stentano a ricomprendere la totalità dei contrasti politici. A livello individuale, le istanze prettamente ideologiche che esse esprimono, la rispondenza a sistemi di valori e di pensiero volti ad interpretare la realtà, sembrano spesso passare in secondo piano rispetto all’identificazione con questo o quel leader, a questioni specifiche (come l’immigrazione), alla rivendicazione di identità regionali o nazionali, a speranze europeiste, e così via.

Il rimescolamento ideologico trova ovviamente un parallelo al livello delle élite politiche, delle piattaforme programmatiche dei partiti e delle effettive decisioni. Per un governo nato dall’unione inedita di tutte le forze di centrosinistra e di sinistra, quello portoghese, ve ne è uno che, in Grecia, aggrega la sinistra radicale di Syriza e la destra radicale dello junior partner ANEL sulla base dell’ostilità ai programmi di aggiustamento strutturale e, secondo alcuni, di una comune vena populista [1]. Allo stesso campo socialdemocratico appartengono tanto il portoghese Mário Centeno, attuale presidente dell’Eurogruppo, quanto l’olandese Jeroen Dijsselbloem, suo predecessore e rigido fautore dell’austerity. Anche il non meno controverso presidente ceco Miloš Zeman è stato in precedenza leader del partito socialdemocratico del suo Paese; e appare ormai remota l’ipotesi che i sistemi di partito dell’Europa orientale si stabilizzino secondo i “classici” canoni di destra e sinistra prevalenti ad Ovest fino a ieri. Nella stessa Italia, un partito che mette in difficoltà gli sforzi di classificazione dei politologi e ha fatto del “né di destra né di sinistra” una sua bandiera da anni ha appena conquistato un terzo dei consensi, attraendo un elettorato dalle preferenze assai eterogenee [2].

A parte le indebite semplificazioni di chi dipinge destra e sinistra come ormai soppiantate da un confronto fra “establishment” e “anti-establishment” – o fra “populismo” e suoi oppositori, o ancora fra “apertura” e “chiusura” – al giorno d’oggi le consuete faglie politiche determinate in larga parte dal cleavage fra capitale e lavoro sono realmente più instabili che mai. Gli studiosi di opinione pubblica, pur continuando a ritenere l’asse destra-sinistra una “scorciatoia cognitiva” utile al cittadino a scopo di semplificazione, hanno del resto cessato di presupporre che esso riesca a sussumere tutte le questioni salienti. Ad una dimensione socioeconomica incentrata sulla redistribuzione, così, ne hanno gradualmente affiancata una socioculturale, che divide cosmopolitismo e libertarismo dal conservatorismo sociale [3], e un terzo continuum fondato sugli orientamenti verso l’integrazione europea.

Edita dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, la raccolta di saggi intitolata Destra viene alla luce in rapporto con questo magmatico insieme di trasformazioni di ampia portata, con l’obiettivo dichiarato di «entrare nel mondo della destra italiana, per aprire una riflessione sulle forme e i modi della politica di oggi». Nel ricordare il durevole interesse della Fondazione per l’evoluzione delle culture politiche della destra in Italia, la stringata introduzione sollecita una ripresa del dibattito – attingendo alla ricchezza di diversi approcci disciplinari – giacché ci si trova in una «fase assai tesa dove esponenti politici le cui idee, fino a poco tempo fa, venivano letteralmente etichettate come “deplorabili”, reclamano il potere di governo o affascinano molti strati (e non solo i più vulnerabili) della nostra società».

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Classe 1991, di Bologna. Dottorando di ricerca in Political Science, European Politics and International Relations presso il CIRCaP all'Università di Siena e l'Istituto DIRPOLIS della Scuola Superiore Sant'Anna. Laureato in Studi Internazionali a Bologna e in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì, ha studiato presso il Collegio Superiore di Bologna e trascorso periodi di studio presso l'ENS di Parigi e la UAB di Barcellona. I suoi studi si sono concentrati sul processo di integrazione europea, sulla politica britannica, sull'euroscetticismo e sulla teoria costruttivista.

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