L’Europa e le sanzioni USA contro l’Iran

Iran

Un nuovo strumento di pagamento potrebbe aiutare le imprese europee a evitare le sanzioni americane che colpiscono chi fa affari con l’Iran. È ancora poco, ma è un inizio.

Il 31 gennaio 2019 i ministri degli esteri di Francia, Germania e Regno Unito hanno presentato durante una conferenza congiunta la fondazione di INSTEX SAS, una società per azioni partecipata dai tre Stati finalizzata a costituire un veicolo di pagamento alternativo per il commercio tra Europa e Iran. L’obiettivo è neutralizzare così parte degli effetti negativi per l’Europa delle sanzioni statunitensi all’Iran.

Il meccanismo punta a escludere la necessità di scambi monetari con la Repubblica Islamica poggiandosi invece su meccanismi di compensazione. Per comprenderne a pieno il funzionamento un esempio fittizio può essere d’aiuto: l’ipotetica azienda Pharmax SA, con sede a Parigi e specializzata nel settore farmaceutico, nell’esercizio in corso ha esportato medicinali verso l’Iran per un valore di circa 1 milione di euro. Vanta quindi un credito per quella cifra nei confronti di una società persiana. Nel frattempo, la Spices Ltd, ipotetica società inglese di prodotti per cucina, si indebita con un’impresa di Teheran dopo aver acquistato una partita di zafferano da 1 milione di euro. La Spices Ltd ha quindi due opzioni ora: potrebbe inviare il denaro a una banca di Teheran tramite una banca europea – cosa difficile, considerando che molte banche del Vecchio Continente sono restie ad avere rapporti con controparti persiane per paura di sanzioni – oppure potrebbe pagare il suo debito a INSTEX SAS, la nuova società franco-tedesca-inglese, la quale girerà il denaro non all’Iran ma alla Pharmax SA, che vantava un credito di pari valore verso un’altra azienda persiana.

Ciò che transita oltre confine in entrambe le direzioni quindi non è denaro, ma sono solo le merci vendute. In questo senso possiamo parlare di una sorta di “baratto”. Per i pagamenti, invece, si attua una compensazione di crediti e debiti all’interno dell’eurozona. Per la piena implementazione del sistema servono perciò due condizioni: innanzitutto che l’Iran costituisca al suo interno una società speculare a INSTEX per la compensazione dei debiti e crediti delle sue imprese; in secondo luogo è necessario che il valore dell’import sia paragonabile a quello dell’export tra i due attori, cosa effettivamente accaduta negli ultimi due anni e mezzo, come mostra il grafico seguente.

Iran

Arancio: export verso Iran UE27 (No UK); azzurro: import da Iran. Dati espressi in milioni di euro, mese su mese. Fonte: Eurostat. Elaborazione grafica dell’autore.

Per comprendere la necessità di questa scelta occorre risalire all’8 maggio scorso quando il presidente Donald Trump annunciò l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare Iraniano (il “JCPOA” Joint Comprehensive Plan of Action) e la reintroduzione delle sanzioni preesistenti all’accordo. Una scelta decisamente contraria all’interesse europeo. L’Iran infatti, in virtù delle sue caratteristiche sociali, economiche e infrastrutturali, costituisce un mercato assolutamente appetibile per le imprese del vecchio continente che difatti nei due anni precedenti avevano stretto contratti per diversi milioni di euro con controparti persiane[1]. Con la reintroduzione delle sanzioni molti di questi sono stati annullati: la motivazione principale è la paura di ritorsioni statunitensi quali multe o ostacoli nell’accesso al mercato americano.

Tra le imprese più riluttanti ad avere rapporti con l’Iran, in quanto più esposte al rischio di ritorsioni da parte di Washington, ci sono le società bancarie. La conseguenza principale è una grande difficoltà per le aziende europee a compiere trasferimenti di denaro verso aziende persiane e viceversa[2]. Vale la pena ricordare che tra le sanzioni alla Repubblica Islamica vi è l’esclusione delle sue maggiori banche dal network SWIFT, l’organismo che gestisce i trasferimenti internazionali di denaro tra conti correnti. INSTEX SAS dovrebbe costituire un’alternativa ad esso nei fatti bypassando il ruolo degli istituti bancari.

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Indice dell’articolo

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[1] https://financialtribune.com/articles/economy-business-and-markets/82061/iran-europe-trade-up-52-in-2017-report

[2]https://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/iran-sanzioni-imprese-italia


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Nato a Lecco nel 1996, studente di arabo e persiano, ha passato gli ultimi 3 anni tra Iran, Egitto, Libano, Kurdistan (iraniano) e il Veneto. Ha seguito corsi presso l'Università Ferdowsi di Mashhad, Iran. È studente del terzo anno presso l'Università Ca Foscari di Venezia.

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