Recensione a: Paolo Passaglia, Geopolitica e diritto. Un legame trascurato, Franco Angeli, Milano 2026, pp. 180, 26 euro (scheda libro)
Scritto da Luca Picotti
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L’attuale fase di transizione mondiale impone di rivedere paradigmi e categorie interpretative. Le trasformazioni in atto, nonché la velocità dell’accelerazione storica, richiedono un approccio trasversale che sappia coniugare le diverse discipline. Non vi è più spazio per analisi lineari: politica, economia, diritto e le altre scienze sociali viaggiano insieme nella loro reciproca contaminazione. Se così probabilmente è sempre stato, oggi appare più evidente che mai. Non è un caso che tali tendenze inizino ormai a essere recepite dagli studiosi, analizzate e inserite in cornici teoriche adatte ai tempi. Uno sforzo intellettuale ancora più necessario laddove vi sia di mezzo la scienza giuridica. Si inserisce in questo filone l’ultimo lavoro di Paolo Passaglia, professore ordinario di Diritto comparato presso l’Università di Pisa, intitolato Geopolitica e diritto. Un legame trascurato, edito da Franco Angeli.
Emblematico è, in questo senso, il sottotitolo: il legame tra geopolitica e diritto è stato sempre trascurato e solo in questa fase storica stanno riemergendo, in tutta la loro attualità, i cruciali punti di congiunzione. Le responsabilità di questa reciproca indifferenza si trovano da ambo i lati: la prospettiva geopolitica, vicina al realismo, liquida il diritto come mera sovrastruttura dei rapporti di potere, per ciò solo inidonea ad incidere sul corso storico; la prospettiva giuridica tende a rivendicare un purismo che poco si concilia, all’apparenza, con una disciplina, la geopolitica, controversa sotto molteplici profili. Secondo Passaglia, invece, «diritto e geopolitica sono (recte, possono e debbono essere) inquadrati in un rapporto di reciproco beneficio, poiché il diritto può arricchire l’analisi geopolitica e, al contempo, la geopolitica può contribuire a dare al giurista chiavi di lettura che gli consentano di meglio comprendere l’oggetto dei suoi studi» (p. 9).
Il volume intende fissare i termini dell’indagine, con un approccio perlopiù teoretico, atto a ricostruire i concetti e porli in collegamento tra loro. Segue un percorso coerente di esplorazione: l’individuazione della geopolitica, come disciplina ma soprattutto come metodo, con particolare attenzione ai lavori della scuola francese; l’approccio geografico e il diatopo; il ruolo della cartografia; i principali soggetti geopolitici; le rappresentazioni; le condotte e gli obiettivi. Ogni tassello del mosaico viene dapprima analizzato, e poi posto in relazione con il diritto, sì da evidenziarne gli effetti, le ricadute, i reciproci punti di contatto. Un elemento centrale, filo conduttore di tutta l’indagine, è quello di territorio, ossia la spazialità così come individuata e rappresentata. Dopotutto, come chi scrive non si stanca mai di ripetere, il mondo è – e rimane – organizzato in Stati, confini e relative giurisdizioni, quantomeno dalla data simbolica del 1648 (Pace di Vestfalia), passaggio non a caso ripreso dall’autore.
Da qui, «una considerazione essenziale da tenere ferma è che la geopolitica postula una rivalità, la quale a sua volta non esiste senza almeno due soggetti; tale duplicità che è sovente una pluralità, si collega alla pluralità di insiemi spaziali e dà origine a una pluralità di rappresentazioni, di condotte e di obiettivi» (p. 30). Il concetto di pluralità, sebbene astrattamente declinabile anche a livello interno, ossia all’interno di uno stesso ordinamento statale (minoranze, aspirazioni secessionistiche, gruppi organizzati illegali), trova il suo più ampio respiro nella segmentazione del mondo in più Stati, ossia centri di potere, e giuridicamente in ordinamenti: «questa pluralità di ordinamenti, effettiva o potenziale (ma comunque tendenziale), rende problematico l’approcciarsi alla geopolitica concentrandosi su un singolo ordinamento giuridico, dovendosi piuttosto privilegiare il ricorso a quegli approcci che si fondino sulla molteplicità degli ordinamenti di cui tener conto» (p. 30). Da qui, la necessità anzitutto di una prospettiva comparatistica.
Dopodiché, l’importanza della territorialità, come luogo principale della norma, è valorizzata non solo con riferimento alla divisione del mondo in molteplici ordinamenti, ma anche rispetto alle grandi trasformazioni digitali e l’emergere, ad esempio, delle nuove frontiere del cyber-spazio. L’autore evidenzia come sia un’illusione pensare che questi fenomeni trascendano la territorialità. Non solo vi è, in primo luogo, una infrastruttura tecnica squisitamente concreto-materiale e territorialmente localizzata a supporto della dimensione digitale. Ma in ogni caso noi troviamo la normazione che va a intercettare anche il mondo online, riconducendolo poi alla fisicità del luogo (ad esempio: dove si trova l’autore di un illecito o la vittima; il Paese in cui opera una determinata piattaforma ecc.). Ancora, gli stessi conflitti riconducibili al cosiddetto cyber-spazio, sebbene apparentemente sviluppati in un mondo virtuale, hanno come scopo finale quello di produrre effetti nel mondo fisico – rispetto a persone individuabili geograficamente, imprese localizzate in determinati territori, singole infrastrutture, Paesi specifici. Sicché, ci dice Passaglia, dalla territorialità non si sfugge mai del tutto. Semplicemente, occorre reinterpretarne i connotati rispetto alla maggiore complessità del mondo odierno.
Un elemento rilevante nell’intreccio tra diritto e geopolitica, rispetto agli spazi, è il ruolo del diritto nella delimitazione territoriale, ossia nel tracciare i confini, sino a quelli marittimi, come ad esempio le acque territoriali ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite di Montego Bay del 1982. Ovviamente, non sempre la fattispecie giuridica corrisponde a quella di fatto. La geopolitica, che si concentra sui rapporti di potere, tenderà senz’altro a valorizzare la seconda, assumendo che la definizione giuridica è successiva e rileva solo dal momento che la situazione di fatto non muta. Va da sé che la cornice giuridica rimane una traccia per cogliere la portata di eventuali azioni concrete sul piano di fatto, anche al fine di denunciarne l’illegittimità – concetto che non esisterebbe nemmeno senza la base giuridica originaria. I conflitti giuridici, tra diversi ordinamenti e rispetto alle regole consuetudinarie e convenzionali internazionali, aiutano a comprendere i vari teatri di scontro. Pensiamo alle annessioni russe di territori ucraini, suffragate successivamente da referendum palesemente irregolari sul fronte del diritto internazionale (perché un referendum in una zona occupata militarmente non è attendibile, per non parlare delle sospette percentuali bulgare in favore della Russia). Il gioco, sebbene fondato su rapporti di potere di fatto, si svolge anche a livello giuridico, livello richiamato da entrambe le parti per denunciare o legittimare o giustificare i propri comportamenti: «sul piano degli insiemi spaziali, si ha, da un lato, quello corrispondente al territorio dell’Ucraina tale quale risulta dal diritto internazionale e, dall’altro, l’insieme spaziale del territorio russo, che si sovrappone parzialmente al primo, e che si fonda anch’esso su un dato giuridico, che è però solo quello nazionale» (p. 64).
Il volume prosegue con diversi altri casi e spunti preziosi, in un continuo intreccio tra dato teorico e risvolti concreti. Si rimanda alla lettura per ogni ulteriore approfondimento. Quanto si vuole evidenziare in questa sede è il filo conduttore, l’assunto centrale alla base di questo rinnovato dialogo, della ricostruzione di un legame importante e da valorizzare – anche solo perché è la fase storica a imporlo. Se è chiaro che la dimensione sostanziale e di fatto (i rapporti di potere) precedono il diritto, e questo spesso va a certificare mutamenti giù avvenuti, la stessa azione di certificazione ha una sua rilevanza. L’analisi va oltre il mero diritto internazionale, senz’altro impotente laddove più servirebbe, come la geopolitica ci dice da tempo, ma concerne i rapporti tra ordinamenti; gli equilibri interni ai singoli ordinamenti; i conflitti tra diritti nazionali e diritto internazionale; la possibilità di parlare di comportamenti illegali degli Stati e assumere le relative determinazioni, anche solo di denuncia simbolica. Lo scrive bene Passaglia in questo passaggio: «Non è vero che il diritto ha una influenza forte sulla geopolitica, ma non vale l’inverso; piuttosto, adottando una prospettiva diacronica ci si accorge che l’influenza è reciproca, e parte dal dato geopolitico che sostiene la decisione giuridica, la quale assume poi una sua autonomia, condizionando l’ulteriore analisi geopolitica, talvolta per il riflesso della dinamica che ha condotto alla produzione di diritto, ma talaltra (e, anzi, solitamente) anche a prescindere da questa dinamica e dai fondamenti che sono propri delle norme giuridiche che siano venute in essere. Come dire che, una volta che una certa conseguenza giuridica si è prodotta, è la conseguenza stessa che si assume come un dato, senza bisogno di risalire alle sue matrici» (p. 106).
Emerge da questa chiave di lettura la complessità del reale nella misura in cui impone di considerare ogni dato. E quello giuridico è, a tutti gli effetti, un dato. Prima dipendente dalla situazione di fatto, poi con una sua autonomia. Anche laddove violato rimane come dato: proprio perché il concetto stesso di irregolarità dipende dalla sua esistenza. Da qui, l’importanza di categorie come legittimità e accountability dei diversi attori. Non è qualcosa di determinante, non impedisce guerre e atrocità. Ma rimane un dato tra i tanti valutabili dai soggetti geopolitici, quantomeno come costo eventuale di una propria azione. La forza frenante vale ovviamente molto di più a livello interno (come equilibri di Stato di diritto da non violare) che esterno. Il discorso però rimane. L’autore lo sottolinea bene nelle conclusioni, evidenziando la capacità limitante del momento giuridico rispetto all’esercizio dell’azione geopolitica; limite che può atteggiarsi a fondamento se si segue il postulato weberiano per cui «ogni potere cerca […] di suscitare e di coltivare la fede nella propria legittimità». Cornice di riferimento, riconoscimento e accettazione, limite e metro di valutazione. Geopolitica e diritto di Paolo Passaglia cerca di riunire i tasselli di un legame trascurato, invitando a cogliere la complessità del reciproco intreccio tra diritto e geopolitica.