Verso la Grande Coalizione? Il dilemma della SPD

SPD

Il voto per il rinnovo del Bundestag tedesco tenutosi il 24 settembre scorso ha portato, anche nel Paese che attualmente è leader in Europa, tutti gli sconvolgimenti che in varia maniera gli Stati europei stanno vivendo oramai da diversi anni. Se il sistema politico dei Paesi a tradizione liberaldemocratica tende in generale a riflettere la situazione della società sottostante, anche la Germania vive una fase di profonda insoddisfazione per lo status quo.

La coalizione governativa uscente, formata dal partito democristiano della Cancelliera Merkel e dai socialdemocratici guidati da qualche mese da Martin Schulz ha perso il 13.2% dei voti[1]. Non si ricorda in nessuna elezione precedente (da dopo la Seconda Guerra Mondiale) un caso di crollo così verticale di una maggioranza uscente. È bene sottolineare, per leggere correttamente questo dato, che vi è stato un innalzamento della partecipazione al voto degli elettori tedeschi di circa 5 punti rispetto al 2013. Il partito del Cancelliere mantiene comunque il ruolo di prima forza del Paese sia nella forma coalizzata con la gemella bavarese della CDU, la CSU, sia come singolo partito avendo raccolto il 26.8% dei consensi.

Lo junior partner della coalizione, la SPD, crolla invece a un livello che rappresenta il peggior risultato dalle elezioni del 1932: il 20% dei voti complessivi, meno di dieci milioni di consensi espressi per le liste del Partito. Guadagnano invece tutti i partiti che non hanno fatto parte della Grande Coalizione, meno di un punto a testa la Sinistra ed i Verdi, quasi 6 punti il Partito liberale, che rientra in Parlamento dopo il disastroso esito delle elezioni del 2013, che l’avevano visto restare sotto la soglia di sbarramento[2]. La vera novità di questa tornata elettorale è il consenso raggiungo da AfD, formazione di stampo nazionalista-conservatore che guadagna oltre 8 punti percentuali e diventa il terzo partito del Paese[3].

La fase post-elettorale è diventata, per la distribuzione dei seggi in Parlamento determinatasi, un puzzle di difficile soluzione. La Merkel ha l’onere di condurre le trattative per la formazione di un governo, essendo impossibile comporne uno senza la presenza del gruppo parlamentare della CDU/CSU. In un primo momento sembrava possibile la formazione di una maggioranza formata dai democristiani, dai liberali e dai verdi, ma nei colloqui esplorativi questi ultimi si sono ritirati perché, come ha dichiarato il loro leader Linder è «meglio non governare che farlo nel modo sbagliato».

A questo punto il Presidente federale, Steinmeier, un socialdemocratico, ha invitato in maniera piuttosto netta anche il suo partito a partecipare a colloqui aperti per sondare la possibilità di dare alla Germania un nuovo governo di Grande Coalizione per la stabilità del Paese. Per la SPD si apre una stagione nuova. Nei primi giorni dopo il voto la leadership del partito, sulla base del pessimo risultato elettorale, aveva scelto la via dell’opposizione, ma a seguito delle pressioni del Capo dello Stato questa decisione è stata parzialmente rivista.

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Indice dell’articolo

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Nato nel 1984 a Roma. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza. Ha studiato sopratutto i sistemi politici istituzionali anglosassoni ed i partiti politici europei ed americani.